Reggio Calabria, Catalano propone la “Zes Sociale”: ascensore sociale per chi parte da zero

Capitale privato, beneficio fiscale pubblico e nuove imprese: la proposta punta a dare le stesse possibilità anche a chi ha capacità e progetto, ma non dispone di risorse proprie o familiari

Gli incentivi pubblici vengono generalmente percepiti come strumenti destinati ad aiutare chi vuole diventare imprenditore. Ma c’è una contraddizione che spesso rimane nascosta. Per accedere concretamente a molti strumenti agevolativi, il neo-imprenditore deve comunque possedere una parte significativa del capitale iniziale, anticipare somme, sostenere l’IVA oppure essere in grado di ottenere credito dal sistema bancario. In altre parole, l’incentivo che dovrebbe aiutare chi parte rischia di trasformarsi in un acceleratore soprattutto per chi ha già risorse proprie, una famiglia capace di sostenerlo o garanzie sufficienti per ottenere finanziamenti. È da questa riflessione che nasce la proposta della “ZES Sociale – Ascensore Sociale”, elaborata da Luigi Catalano.

L’obiettivo è semplice: dare una reale possibilità di fare impresa anche a chi possiede progetto, capacità, volontà e competenze, ma non possiede capitale. Secondo Luigi Catalano, il punto centrale è l’equità sociale. “Se per utilizzare un incentivo bisogna prima avere i soldi, allora non stiamo mettendo tutti nelle stesse condizioni di partenza.” La ZES Sociale vuole quindi affiancare il sistema esistente, senza sostituirlo. Chi possiede già la quota necessaria continua a utilizzare normalmente gli incentivi attuali. Chi invece non possiede capitale deve poter avere una seconda strada.

70% Pubblico e 30% Privato

Prendiamo un investimento da 100 mila euro. Se il contributo pubblico copre il 70%, il neo-imprenditore deve comunque reperire i restanti 30 mila euro, oltre agli eventuali costi non coperti. Per una famiglia con disponibilità economiche o per chi possiede patrimonio personale, il problema può essere superabile. Per chi parte da zero, invece, quella quota può impedire l’avvio dell’impresa. È proprio questo limite che la proposta di Luigi Catalano vuole superare. La ZES Sociale prevede allora che quella parte possa essere finanziata da un altro soggetto
privato: un’impresa, un imprenditore, un professionista, un investitore, un familiare o un semplice cittadino. Al finanziatore privato verrebbe riconosciuto un credito d’imposta pari al 120% della somma investita.

Se investe 30 mila euro, il credito fiscale sarebbe pari a 36 mila euro. Il finanziatore ottiene così un vantaggio concreto per aver messo il proprio capitale a disposizione di un’altra persona. Il neo-imprenditore, invece, ottiene ciò che gli serve realmente: la possibilità di partire. Il capitale viene restituito secondo tempi e modalità concordati tra le parti.

Il privato finanzia il 100%

La ZES Sociale prevede anche una seconda possibilità. Il neo imprenditore può scegliere di non utilizzare il contributo pubblico a fondo perduto e trovare un soggetto disposto a finanziare l’intero investimento. In questo caso il privato sostiene il 100% del progetto. Per Luigi Catalano, chi assume un impegno di questo tipo deve ricevere un incentivo fiscale più importante. La proposta prevede quindi un credito d’imposta fino al 180% del capitale investito. Su un investimento di 100 mila euro, il credito fiscale teorico sarebbe pari a 180 mila euro.

Il neo-imprenditore restituisce al finanziatore una quota del capitale concordata preventivamente tra le parti, in modo sostenibile rispetto alla crescita dell’attività. Il principio è molto semplice: più capitale privato viene messo a disposizione della nuova impresa, maggiore è il beneficio riconosciuto a chi decide di investire.

Tre o cinque anni per utilizzare il credito

La proposta prevede inoltre che il credito fiscale sia concretamente utilizzabile in tempi certi: fino a tre anni per gli investimenti più piccoli;
fino a cinque anni per quelli più importanti, con possibilità di valutare periodi ulteriori in relazione alla capienza fiscale del soggetto finanziatore. Questo rende l’investimento più prevedibile e interessante anche per imprese già esistenti.

Il punto è l’equità sociale

È questo il cuore della proposta. Oggi due giovani possono avere lo stesso progetto, la stessa capacità e la stessa voglia di lavorare. Uno, però, può avere una famiglia in grado di mettere 30 o 40 mila euro. L’altro no. Il primo parte. Il secondo rimane fuori. Non perché il suo progetto sia peggiore. Non perché sia meno capace. Ma semplicemente perché nasce in una condizione economica diversa. Per Luigi Catalano, una politica che vuole favorire realmente l’imprenditorialità deve riuscire a ridurre questa distanza.

La ZES Sociale nasce proprio per questo: trasformare il capitale privato in uno strumento di equità sociale. Chi ha capitale può investire in chi ha capacità. Lo Stato rende conveniente quell’investimento. Il giovane trasforma quell’opportunità in impresa.

Il privato aiuta un altro privato

La forza della proposta è anche nella sua semplicità. Non tutto deve dipendere esclusivamente dal capitale pubblico. Un’impresa può finanziare un giovane. Un imprenditore può sostenere una nuova attività. Un professionista può investire in un progetto. Un privato può decidere di credere nelle capacità di un’altra persona. Il privato aiuta un altro privato e lo Stato sostiene entrambi attraverso il beneficio fiscale. È il cuore della ZES Sociale immaginata da Luigi Catalano. Il finanziatore non fa beneficenza. Investe. Il giovane non riceve un regalo. Riceve una possibilità.

Più imprese, meno dipendenza dal capitale pubblico diretto

La proposta punta anche a mobilitare risorse che già esistono nel sistema economico. Se alcuni progetti vengono finanziati interamente da capitale privato, lo Stato non deve necessariamente sostenere direttamente ogni singola nuova impresa con la stessa quantità di capitale pubblico. Le risorse disponibili possono quindi essere utilizzate per ampliare il numero complessivo dei progetti sostenuti.

La logica della ZES Sociale è proprio questa: utilizzare la fiscalità per mettere in movimento capitale privato e aumentare il numero di imprese che possono nascere.

Non chiediamo solo: “quanti soldi hai?”

Un giovane che parte da zero può non avere immobili, può non avere patrimonio, può non avere bilanci, può non avere una famiglia economicamente forte. Ma può avere un progetto valido. Può avere competenze, può conoscere il proprio settore, può avere capacità, motivazione e voglia di lavorare. Per questo, nella visione di Luigi Catalano, la domanda non può essere soltanto: “quali garanzie possiedi?” Bisogna iniziare a chiedere anche: “Cosa sei capace di costruire?”.

La Zes sociale in poche righe

Chi ha già capitale continua a utilizzare normalmente gli incentivi esistenti. Chi utilizza il 70% pubblico e trova un privato per il restante 30% consente al finanziatore di ottenere un credito d’imposta del 120%. Chi viene finanziato interamente da capitale privato consente al finanziatore di ottenere un credito d’imposta fino al 180%. Per Luigi Catalano, l’obiettivo non è creare assistenza. È creare equità nell’accesso all’impresa. Perché un vero ascensore sociale non serve a far salire più velocemente chi è già dentro.

Serve soprattutto a far entrare chi oggi resta fuori. La sintesi della ZES Sociale è quindi: chi ha capitale investe in chi ha capacità. Lo Stato incentiva. Il giovane crea impresa. Il territorio cresce. E soprattutto: se per partire servono già soldi propri o soldi di famiglia, non abbiamo ancora costruito un vero ascensore sociale.