L’asse tra Roma e Bruxelles si rafforza in maniera inequivocabile attorno alla realizzazione di una delle infrastrutture più attese d’Italia. L’Unione Europea spalanca le porte al progetto del Ponte sullo Stretto, confermando un clima di stretta collaborazione istituzionale che rappresenta un traguardo politico cruciale per il Governo Meloni. Nelle ultime ore, dalle istituzioni comunitarie è arrivata una presa di posizione ufficiale che spazza via le polemiche strumentali, legittimando in pieno il percorso intrapreso dall’esecutivo italiano per la riattivazione del vecchio appalto. Un portavoce della Commissione europea ha infatti certificato la bontà dell’interlocuzione in corso, chiarendo la natura del supporto europeo e dichiarando testualmente: “La Commissione è in contatto con le autorità italiane per chiarire alcuni aspetti del progetto del ponte di Messina, notificato alla Commissione nel giugno 2025 per valutare come le disposizioni del diritto dell’Ue, in particolare quelle relative agli appalti pubblici, alle valutazioni di impatto ambientale e alla tutela degli habitat naturali e delle specie, vengano applicate in questo caso specifico. Come per tutti i progetti notificati alla Commissione, gli scambi in corso mirano a garantire chiarezza e comprensione reciproca”.
Appalti e direttive Ue: smontate le bufale sul nuovo bando
Oltre a certificare la solida sintonia istituzionale, l’intervento della Commissione assume un peso politico ed economico determinante perché smonta in modo definitivo le falsità e le bufale circolate nei diffusamente negli ultimi mesi in merito al blocco del bando e dell’intero iter burocratico. Diversi detrattori dell’opera avevano ipotizzato la decadenza dei vecchi accordi a causa del superamento della soglia fisiologica dei costi, ma le normative europee parlano chiaro, delineando un percorso di flessibilità che evita all’Italia di dover indire da zero una nuova procedura di gara. A dettare la linea è la direttiva sugli appalti pubblici.
Il portavoce europeo ha fatto luce in via definitiva sull’argomento, spiegando nel dettaglio il meccanismo normativo che blinda il lavoro di Roma: “La Commissione sta seguendo le procedure standard applicabili a tutti i grandi progetti nell’Ue e rimane in Stretto contatto con le autorità italiane. Apprezziamo il dialogo costruttivo con loro e continueremo a lavorare in spirito di cooperazione. Ai sensi dell’articolo 72 della direttiva sugli appalti pubblici, i contratti possono essere modificati durante la loro validità senza una nuova procedura di gara, a condizione che siano soddisfatte le condizioni ivi previste; le modifiche che non rientrano in tali condizioni richiedono una nuova procedura di appalto. In particolare, sono possibili modifiche sostanziali qualora la necessità di modifica sia dovuta a circostanze imprevedibili, non alterino la natura complessiva del contratto e l’eventuale aumento di prezzo risultante non superi il 50% del valore originario (a tal fine, il valore di riferimento è il prezzo aggiornato quando il contratto include una clausola di indicizzazione e quando vengono apportate diverse modifiche successive, e tale limitazione si applica al valore di ciascuna modifica)”.
La conferma definitiva: l’Italia rispetta il diritto dell’Ue
La conclusione di questo rigoroso confronto tecnico tra Roma e Bruxelles è una netta vittoria per la linea programmatica e strategica dell’Italia, che ha dimostrato di sapersi muovere con la massima competenza all’interno delle complesse maglie legali del diritto dell’Ue. Le autorità italiane hanno infatti lavorato proficuamente per allineare scrupolosamente l’iter alle stringenti metodologie comunitarie. La certificazione di questo successo metodologico chiude il cerchio di una vicenda che ora può procedere spedita verso la fase cantieristica del Ponte sullo Stretto, mettendo a tacere in via ufficiale ogni illazione. Le dichiarazioni finali giunte da Bruxelles promuovono a pieni voti l’operato del governo e non lasciano alcuno spazio a dubbi: “Nei suoi scambi con le autorità italiane, la Commissione ha fornito alcuni orientamenti sulla metodologia che l’amministrazione aggiudicatrice competente dovrebbe applicare per verificare la conformità a tali condizioni prima di autorizzare le modifiche previste. Le autorità italiane hanno indicato di aver tenuto debitamente conto di tali orientamenti metodologici e hanno confermato che, sulla base dell’interpretazione proposta dalla Commissione, le modifiche previste soddisfano i requisiti pertinenti previsti dal diritto dell’Ue”.


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