“Dal 1991 sostengo una visione precisa: Calabria e Sicilia non sono la periferia dell’Europa. Il Ponte, Gioia Tauro, l’alta velocità, i porti, le autostrade e le nuove infrastrutture possono trasformare il Mezzogiorno nella piattaforma strategica dell’Europa nel Mediterraneo. L’ultimo passaggio compiuto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel percorso verso la progettazione esecutiva del Ponte sullo Stretto è certamente importante. La pagina di stampa che dà conto della decisione mette significativamente accanto alla vicenda del Ponte anche i nuovi finanziamenti destinati al porto di Gioia Tauro: due questioni che, nella mia visione, appartengono alla medesima strategia di sviluppo”.
“Ma non è l’approvazione di oggi a convincermi della necessità dell’opera. Sostengo questa prospettiva da oltre trent’anni. Lo facevo già dal 1991, quando, da Segretario generale della UIL di Reggio Calabria, ruolo che ho ricoperto fino al 2000, insieme ad altri mi battevo per una Calabria capace di utilizzare la propria collocazione geografica non come limite, ma come straordinaria opportunità di sviluppo. È la stessa visione che mi portò a promuovere e sottoscrivere il Patto d’Area di Gioia Tauro, accompagnando quella stagione di investimenti che, con l’insediamento della MCT e l’arrivo del gruppo Contship, contribuì a trasformare Gioia Tauro in uno dei grandi hub di transhipment del Mediterraneo”.
“Ricordo solo a qualche smemorato, che anche allora una Organizzazione, e precisamente la Cgil nazionale, non firmò il patto di gioia Tauro. Oggi però il porto di gioia Tauro è una realizzazione evidente e riconosciuta in tutto il mondo per i traffici importanti che produce in termini di TEU movimentati ogni anno. Allora qualcuno riteneva probabilmente troppo ambizioso immaginare Gioia Tauro come grande piattaforma internazionale. Oggi sappiamo cosa quel porto rappresenta. Ed è proprio quell’esperienza che mi porta a sostenere senza tentennamenti il Ponte sullo Stretto”.
“Il limite del “benaltrismo”
Ogni volta che si parla del Ponte o di altre infrastrutture vitali, ricompare una vecchia abitudine italiana che definisco “benaltrismo”. “Ben altro servirebbe al Sud”. Prima le ferrovie. Prima le strade. Prima gli ospedali. Prima i porti. Prima gli aeroporti. Prima l’acqua. Prima questa o quella infrastruttura. Molte di queste richieste sono giuste. È sbagliata la conclusione. Perché un territorio non si sviluppa scegliendo continuamente un’infrastruttura al posto di un’altra. Si sviluppa quando le infrastrutture vengono inserite dentro un sistema. Ed è esattamente questo il punto: il Ponte non sottrae senso alle altre opere. Il Ponte aumenta la necessità, la convenienza e l’urgenza di realizzarle”.
“Una connessione stabile tra Sicilia e continente non può funzionare senza una rete ferroviaria moderna. Non può funzionare senza alta velocità e alta capacità. Non può funzionare con strozzature autostradali. Non può prescindere dal potenziamento dei collegamenti con porti e aeroporti. Non può esprimere il proprio potenziale senza logistica, interporti, aree retroportuali e collegamenti efficienti con Gioia Tauro, Messina, Catania, Palermo e gli altri grandi nodi meridionali. Ecco perché considero sbagliato contrapporre il Ponte alle altre infrastrutture. Il Ponte può diventare precisamente il grande acceleratore che costringerà il Paese a realizzare ciò che per decenni ha rinviato”.
“Non costruire un ponte. Costruire un ecosistema
C’è poi un secondo effetto che viene sottovalutato. Attorno a una infrastruttura di questa dimensione non nasceranno soltanto strade e ferrovie. Dovrà svilupparsi quello che definirei un vero habitat economico, produttivo, logistico e ricettivo. Occorreranno strutture alberghiere e ricettive, servizi turistici, ristorazione, commercio, poli congressuali, infrastrutture digitali, servizi alle imprese, nuove piattaforme logistiche, formazione professionale, università e ricerca. Occorreranno investimenti pubblici. Ma soprattutto potranno essere attratti investimenti privati nazionali e internazionali, perché cambia radicalmente la convenienza economica a localizzarsi in un territorio quando quel territorio cessa di essere terminale e diventa nodo di attraversamento. Ed è qui che il ragionamento sul Ponte diventa molto più grande del Ponte”.
“Calabria e Sicilia possono diventare un hub europeo
Non stiamo semplicemente collegando Reggio Calabria e Messina. Stiamo potenzialmente collegando la Sicilia all’Europa continentale senza soluzione di continuità. E questo cambia la geografia economica del Mezzogiorno. Calabria e Sicilia possono diventare insieme una grande piattaforma logistica e produttiva proiettata verso il Mediterraneo. Gioia Tauro acquista ancora maggiore valore se alle sue spalle dispone di connessioni ferroviarie e stradali moderne verso il resto d’Europa e di una connessione stabile verso la Sicilia. I porti siciliani acquistano maggiore competitività se possono essere integrati direttamente nelle reti terrestri continentali. E l’intero sistema portuale del Mezzogiorno può assumere una funzione differente dentro le grandi rotte che collegano Europa, Mediterraneo, Nord Africa e Medio Oriente”.
“Il punto strategico è proprio questo: non dobbiamo più considerare il Mezzogiorno come la parte terminale dell’Europa. Guardando la carta geografica dall’Europa del Nord, Calabria e Sicilia sembrano l’estrema periferia meridionale dell’Unione. Ma se guardiamo quella stessa carta dal Mediterraneo, la prospettiva si capovolge. Calabria e Sicilia diventano una delle porte naturali dell’Europa. Ed è questa la rivoluzione culturale che dobbiamo avere il coraggio di compiere”.
“Anche il turismo cambierà dimensione
Il Ponte sarà esso stesso un attrattore internazionale. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all’opera ingegneristica. La connessione stabile può cambiare radicalmente l’accessibilità turistica della Sicilia e della Calabria e consentire di costruire circuiti integrati capaci di unire territori che oggi il turista percepisce come destinazioni separate. Pensiamo alla possibilità di collegare in un unico grande itinerario turistico il patrimonio archeologico, culturale, naturalistico, balneare ed enogastronomico delle due regioni. Pensiamo ai nuovi flussi che potranno essere generati dalla maggiore accessibilità”.
“Pensiamo alle opportunità per alberghi, B&B, ristorazione, commercio, artigianato, servizi culturali, portualità turistica e turismo congressuale. Il Ponte può diventare quindi anche un gigantesco moltiplicatore territoriale. Ma questo richiederà programmazione. Non possiamo aspettare che l’opera sia terminata per domandarci cosa costruirle intorno”.
“Bisogna cominciare adesso a progettare il “dopo Ponte”
È questa, a mio giudizio, la vera responsabilità che oggi ricade su Governo, Regioni, Comuni, sistema delle imprese, università e parti sociali. Occorre predisporre una strategia complessiva dell’Area dello Stretto e del Mezzogiorno mediterraneo. Alta velocità ferroviaria. Alta capacità per le merci. Completamento e modernizzazione della rete autostradale. Connessioni portuali e retroportuali. Gioia Tauro. Porti siciliani. Aeroporti. Logistica. Energia. Reti digitali. Ricettività turistica. Formazione e nuove professionalità. Rigenerazione urbana. Attrazione degli investimenti. Sono tutte parti dello stesso progetto. Ed è precisamente per questo che respingo il “benaltrismo”. Non voglio il Ponte invece delle ferrovie. Voglio il Ponte insieme alle ferrovie. Non voglio il Ponte invece delle autostrade, dei porti o degli aeroporti. Voglio un’infrastruttura capace di rendere necessario e conveniente costruire un sistema moderno di mobilità, logistica e sviluppo”.
“Una battaglia che porto avanti da oltre trent’anni
Per questo considero la posizione che sostengo oggi perfettamente coerente con quella che sostenevo nel 1991. Cambiano le tecnologie, cambiano i governi, cambiano gli scenari internazionali. Non cambia un principio. Il lavoro non si crea per decreto. Si crea costruendo le condizioni dello sviluppo. Quando contribuimmo alla stagione del Patto d’Area di Gioia Tauro, la scommessa era creare intorno a una grande infrastruttura opportunità produttive, occupazione e una nuova centralità territoriale. Oggi la sfida è ancora più grande. Ponte, Gioia Tauro, alta velocità, porti, aeroporti, autostrade e logistica devono diventare parti di un’unica strategia. E questa volta la dimensione non è soltanto calabrese o siciliana. È nazionale ed europea. Perché nel nuovo scenario geopolitico il Mediterraneo sta tornando centrale e l’Europa avrà sempre maggiore necessità di una grande piattaforma meridionale capace di proiettarla verso Africa, Medio Oriente e grandi rotte internazionali”.
“Quella piattaforma può essere il Mezzogiorno d’Italia. Calabria e Sicilia possono esserne il cuore. Gioia Tauro uno dei suoi grandi nodi logistici. Il Ponte la cerniera che rende finalmente continuo questo sistema. Per questo sostengo quest’opera da oltre trent’anni e continuerò a sostenerla. Non per innamoramento di un ponte. Ma perché continuo a credere nello sviluppo, nel lavoro e nella possibilità che il Mezzogiorno smetta definitivamente di considerarsi periferia e cominci a comportarsi per ciò che geograficamente può essere: il grande hub europeo nel cuore del Mediterraneo”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?