Ponte sullo Stretto, il cortocircuito dei No Ponte: si arrabbiano con Siracusano per presunti “insulti”, ma la realtà dice tutt’altro

Ieri l'Onorevole Siracusano è intervenuta definendo i manifestanti No Ponte "contro la propria terra". Una frase che non è piaciuta a qualche No Ponte, il quale ha deciso di replicare. Ma i contenuti, in realtà, sono i soliti...

A distanza di due giorni, l’ennesimo corteo contro il Ponte sullo Stretto a Messina continua a far discutere. Ieri l’Onorevole Siracusano è intervenuta definendo i manifestanti No Ponte “contro la propria terra”. Una frase che non è piaciuta a Maurizio Rella, Presidente dell’APS Messina Bene Comune e Referente di Controcorrente Messina Faro 3, il quale ha deciso di replicare. I contenuti, in realtà, sono i soliti: pensare che prima del Ponte debbano essere risolti altri problemi ritenuti più importanti. Problemi che in questi decenni, da quando si parla di Ponte sullo Stretto con insistenza, non sono mai stati risolti. Problemi che, probabilmente, in caso di mancata realizzazione dell’opera, continueranno a non essere risolti.

E’ difficile far comprendere ai No Ponte che la realizzazione dell’opera aprirebbe un “mondo” mai visto, che andrebbe a ripercuotersi su tutto il resto: sullo sviluppo dell’intermodalità, degli altri trasporti, delle ferrovie, delle strade, del turismo e di tutto l’indotto economico conseguente. Per loro non va fatto e basta. E lo spiegano presentandosi ai cortei con bandiere Lgbt e della Palestina, che nessun senso hanno rispetto all’argomento principale della manifestazione. Pensando, tra l’altro, di essere credibili quando affermano che la maggior parte dei siciliani non voglia il Ponte. Falso. Una minoranza rumorosa non può rappresentare la maggioranza. Che, al contrario invece, grida allo sviluppo, alla modernità.

La replica di un No Ponte a Matilde Siracusano

Questo il pensiero del No Ponte rivolto all’Onorevole. Fa sorridere che il firmatario di tale nota parli di insulto da parte di Matilde Siracusano, nel definire i manifestanti contro la propria terra. Sabato, alla manifestazione, abbiamo assistito a ben altri insulti, tra “Stato di merda”, un bel “vaffa” e un “chi vuole il Ponte avi a ittari sangu”. Ma tant’è. Ecco il pensiero:

“Definire i manifestanti No Ponte “contro la propria terra” è un insulto non soltanto a chi ieri è sceso in piazza, ma a una parte importante e consapevole della comunità dello Stretto e del nostro territorio. Onorevole Siracusano, noi non siamo contro Messina né contro la nostra terra di Sicilia non Calabria e aggiungerei del nostro Paese tutto. Siamo contro un progetto che riteniamo sbagliato, contraddittorio, sproporzionato, distruttivo e mangiasoldi. E proprio perché amiamo questa terra non accettiamo che il suo futuro venga legato a un’opera gigantesca sulla quale continuano a esistere interrogativi enormi: costi, sostenibilità, tempi, impatto ambientale, sicurezza e reali benefici per il territorio interessato.

Il Governo parla di sviluppo. Ma quale sviluppo? La Sicilia, la Calabria, il Sud continuano ad avere problemi enormi di mobilità, collegamenti, servizi, manutenzione del territorio e qualità della vita. E la risposta sarebbe spendere miliardi per il Ponte? Noi diciamo che prima vengono i cittadini, il territorio e i loro bisogni. Non è “essere contro la propria terra” chiedere di fermarsi e riflettere. Non è essere contro il futuro chiedere un modello di sviluppo diverso. Non è essere contro Messina, Villa, Reggio, difendere lo Stretto, il suo paesaggio, il suo ecosistema e la sua identità. Semmai è il contrario.

È chi vuole imporre a tutti i costi un’opera contestata da una parte significativa della popolazione che dovrebbe spiegare perché considera “nemici della propria terra” cittadini che semplicemente esercitano il loro diritto di manifestare e dissentire. E poi c’è la grande contraddizione politica: se il Ponte fosse davvero l’opera straordinaria e indiscutibile che ci viene raccontata, perché tanta paura del dissenso? Una democrazia forte non teme le piazze. Le ascolta. Noi continueremo a stare dalla parte di Messina, dello Stretto e dei cittadini. Perché amare la propria terra significa anche avere il coraggio di dire NO quando si ritiene che un progetto possa comprometterne il futuro. NO PONTE. SÌ A UN TERRITORIO CHE DECIDE DEL PROPRIO FUTURO.