Si accende ulteriormente il confronto politico sul caso delle liste di Sud chiama Nord. A intervenire è il segretario provinciale del Partito Democratico di Messina, Armando Hyerace, che concentra la propria presa di posizione tanto sull’aspetto giuridico e formale della vicenda quanto sul significato politico della presentazione di più liste senza raccolta delle sottoscrizioni. Il segretario provinciale dem richiama “il parere dell’Ufficio Legislativo e legale della Regione”, sostenendo che “la questione che in precedenza sarebbe stata considerata una semplice polemica elettorale trovi oggi un elemento di conferma in quel pronunciamento”.
Hyerace: “liste senza firme non sono un modello di democrazia”
La critica del segretario provinciale del Pd di Messina parte dal numero delle liste presentate e dall’assenza della raccolta delle firme. Per Hyerace, infatti, la questione non può essere circoscritta esclusivamente agli aspetti tecnici o formali. “Al di là dell’aspetto giuridico/formale (per nulla secondario), ho sempre sostenuto che quattordici liste espressione di un solo partito, presentate senza raccogliere una firma, non sono un modello di democrazia. Sono la militarizzazione del consenso”. È un giudizio politico particolarmente netto. Hyerace definisce la presentazione delle quattordici liste espressione di un solo partito senza la raccolta delle firme come una “militarizzazione del consenso”, mettendo quindi al centro il tema delle regole e della partecipazione democratica. Il dirigente del Partito Democratico precisa contemporaneamente che l’aspetto giuridico e formale non è affatto secondario, ma sceglie di affiancargli una valutazione più ampia sulla concezione della competizione elettorale.
Il parere dell’Ufficio Legislativo e legale della Regione
Nella sua dichiarazione, Hyerace, prosegue: “oggi quella che veniva liquidata come polemica elettorale trova conferma in un parere autorevole dell’Ufficio Legislativo e legale della Regione. Domani vedremo cosa ne pensano i giudici”. Il segretario provinciale del Pd definisce dunque il parere “autorevole” e sostiene che questo confermi quella che in precedenza sarebbe stata liquidata come una polemica legata alla campagna elettorale. Allo stesso tempo, Hyerace non anticipa quale sarà l’esito del percorso giudiziario. La sua affermazione, “Domani vedremo cosa ne pensano i giudici”, rimanda espressamente alle valutazioni che saranno compiute nella sede competente.
Le undicimila firme e la domanda di Hyerace a Cateno De Luca
Il punto sul quale il segretario provinciale del Pd insiste maggiormente riguarda però le undicimila firme che, secondo quanto ricorda Hyerace, Cateno De Luca aveva dichiarato di poter raccogliere in due giorni. È proprio da quella dichiarazione che nasce la domanda politica posta dal dirigente dem. “Resta una domanda a cui nessuno, però, ha mai risposto. Quando il tema diventò pubblico, De Luca dichiarò che le undicimila firme le avrebbe raccolte in due giorni. Se era così semplice, perché non lo ha fatto prima?”, sottolinea.
Hyerace: “il punto era dimostrare di poterne fare a meno”
Hyerace propone quindi una propria interpretazione della vicenda. Secondo il segretario dem, la questione non sarebbe stata determinata dalla difficoltà di raccogliere le sottoscrizioni necessarie, ma dalla volontà di dimostrare che fosse possibile presentare le liste senza farlo.“Perché evidentemente il punto non era se fosse possibile raccoglierle. Il punto era dimostrare di poterne fare a meno”, aggiunge. Si tratta della valutazione politica espressa da Hyerace, che collega direttamente la mancata raccolta delle firme a quella che considera una prova di forza. Il segretario provinciale non aggiunge ulteriori elementi fattuali a sostegno di questa interpretazione, ma la presenta come conclusione del proprio ragionamento politico a partire dalla dichiarata possibilità di raccogliere le undicimila sottoscrizioni in un periodo molto breve.
Pd Messina: “al centro il rispetto delle regole e della democrazia”
La parte conclusiva della dichiarazione alza ulteriormente il livello dello scontro. Per Hyerace, infatti, il caso non riguarderebbe soltanto il rapporto tra forze politiche contrapposte, ma investirebbe direttamente il tema del rispetto delle regole democratiche. “Ed è esattamente qui che una prova di forza smette di essere soltanto arroganza politica e diventa un problema di rispetto delle regole e della democrazia”, conclude.


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