Israele si prepara alle elezioni e il rivale di Netanyahu, Gadi Eisenkot, rilancia: “neanche con il nostro Governo permetteremo mai uno Stato palestinese”

Le dichiarazioni di Gadi Eisenkot sulla sicurezza nazionale ricompongono la lettura politica del Medio Oriente

La notizia che rimbalza in queste ore sui media internazionali ha una forza mediatica dirompente: l’ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane e leader del partito centrista Yashar, Gadi Eisenkot, ieri ha esplicitamente dichiarato che sotto un governo da lui guidato non sorgerà uno stato palestinese. in una dichiarazione elettorale in vista delle elezioni legislative del 27 Ottobre 2026, tra poco più di due mesi.  Il principale sfidante politico di Benjamin Netanyahu condivide una fermezza incrollabile sui temi dell’integrità territoriale e della sicurezza nazionale. La rilevanza di questa posizione è accentuata dalla crescita nei sondaggi della sua formazione politica, dimostrando che la linea di rigore verso concessioni statali alla controparte non costituisce affatto una prerogativa esclusiva della destra di governo.

La tenuta della democrazia israeliana durante le crisi belliche

Innanzitutto la notizia nella notizia: lo svolgimento del regolare processo elettorale parlamentare alla naturale scadenza della legislatura smantella una delle tesi polemiche più diffuse nel dibattito politico e mediatico occidentale. Le ricostruzioni che descrivevano il primo ministro Netanyahu come un leader autoritario, intento a promuovere conflitti per rinviare il giudizio delle urne vengono disattese dalla realtà dei fatti. Israele si conferma una solida democrazia rappresentativa, in grado di garantire il ricambio politico e l’esercizio del voto libero anche nel pieno di minacce belliche ed esistenziali. In un contesto regionale segnato da veri regimi autoritari o autocratici, lo Stato ebraico riafferma la propria natura di unica vera democrazia del Medio Oriente, in cui la legittimazione del potere scaturisce inderogabilmente dalla volontà popolare. Netanyahu non è stato altro che il rappresentante democratico, legittimo e rappresentativo, di tutto il popolo israeliano dopo aver vinto le elezioni del 2022.

Il consenso bipartisan sulla sicurezza e il contrasto al terrorismo

Le affermazioni del suo rivale Eisenkot mettono in luce una realtà strutturale spesso ignorata dai commentatori esteri: la lotta al terrorismo islamico e la difesa strategica dello Stato non sono l’agenda di una singola fazione, bensì l’espressione di un ampio consenso nazionale bipartisan. Le operazioni militari svolte a Gaza contro Hamas e il contrasto alle minacce strategiche regionali poggiano su una visione ampiamente condivisa dalla maggioranza dei cittadini e da tutte le principali forze dell’opposizione. Le divergenze interne riguardano la governance e le riforme interne, ma per quanto concerne la tutela dell’esistenza dello Stato e la contrarietà a un’entità statale palestinese all’indomani del 7 ottobre, l’intero arco politico israeliano converge su una medesima postura di difesa e determinazione.

Saranno tempi duri per le sinistre occidentali: tra un paio di mesi, probabilmente, non ci sarà più Netanyahu a guidare il Paese ma le politiche dello Stato di Israele non cambieranno di una virgola. Proveranno a raccontare che anche Eisenkot è un genocida autoritario, o si nasconderanno per l’imbarazzo della loro vergogna antisemita?