“Stiamo entrando nella fase finale. All’alba avrà inizio un ‘D-Day’ economico: la più grande offensiva finanziaria mai sferrata contro un avversario”. È quanto dichiarato dal segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, al Financial Times. “L’ultima ancora di salvezza del regime” iraniano “risiede ora nell’autoinganno di nazioni timorose che credono ancora che assecondare l’aggressività possa garantire una pace duratura”, aggiunge Bessent, riferendosi a “coloro che assecondano l’Iran” e “acquistano e trasportano il suo petrolio, agevolano il flusso delle sue finanze attraverso agenzie di cambio e zone di libero scambio, accolgono i voli iraniani e tengono registri per suo conto” e ancora “chiudono un occhio sui trasferimenti di carburante via mare e sull’uso illecito delle loro banche, nascondendo al contempo la portata della loro complicità. Questi paesi – dice – ritengono che l’appeasement nei confronti del regime sia la strada più sicura. Ma farebbero bene a considerare le conseguenze del sostenerlo”.
Bessent avverte: “l’alternativa per chi si lega a Teheran è la preclusione di qualsiasi percorso verso una prosperità duratura. Diventare un rifugio per il terrorismo significa diventare, agli occhi degli Stati Uniti, un paria globale”.


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