Un piano articolato per trasformare il Grande Albergo delle Fate da simbolo del patrimonio storico della Sila a struttura nuovamente capace di produrre turismo, occupazione e sviluppo. A delinearlo è Antonello Talerico, promotore dell’iniziativa, che mette sul tavolo un progetto basato su tre direttrici: crowdfunding, azionariato popolare e ingresso di imprenditori in una società chiamata ad acquisire e rilanciare lo storico immobile di Villaggio Mancuso.
Il progetto nasce dalla convinzione che mobilitazioni, campagne di sensibilizzazione e iniziative culturali non siano più sufficienti a impedire il progressivo deterioramento dell’edificio. “Per il Grande Albergo delle Fate abbiamo fatto tutto, tranne la cosa che serve. Abbiamo firmato petizioni, organizzato sit-in, allestito mostre, votato il censimento del FAI, scritto articoli romantici. Intanto il legno marcisce, il tetto ha già conosciuto un principio d’incendio e ogni inverno porta via un pezzo di ciò che Eugenio Mancuso costruì tra il 1929 e il 1931, con il legname invenduto delle sue segherie e le mani dei mastri d’ascia scesi da Belluno. Un albergo che nell’agosto del 1960 ospitò la consegna dell’Oscar dei Due Mondi a Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che fece da set a Il lupo della Sila e che dal 2007 è dichiarato bene di notevole interesse storico e architettonico. Monumento nazionale sulla carta. Rudere abbandonato nei fatti”.
Il piano per acquistare e rilanciare il Grande Albergo delle Fate
Per Talerico, la salvaguardia dell’edificio deve quindi passare da un’operazione economica e imprenditoriale vera e propria. “La verità va detta senza giri di parole: quell’albergo non si salva con la nostalgia. Si salva comprandolo, ristrutturandolo e rimettendolo a produrre lavoro e turismo. Serve una macchina economica, una vera cabina di regia. Quella macchina la stiamo costruendo, ed è arrivato il momento di dirlo pubblicamente.”
La prima componente del progetto è il crowdfunding, già avviato attraverso la piattaforma GoFundMe. Talerico lo descrive come uno strumento aperto sia ai cittadini del territorio sia ai calabresi che vivono fuori regione o all’estero, con l’obiettivo non soltanto di raccogliere risorse, ma anche di misurare concretamente il sostegno al progetto e attirare l’attenzione di investitori più strutturati.
“Il piano poggia su tre gambe. La prima è il crowdfunding, già lanciato sul link https://gofund.me/25849fd18 : un canale di contributi dal basso, aperto a chiunque, dal territorio e dai tanti calabresi che vivono fuori e all’estero e che a quell’albergo devono un ricordo d’infanzia (non è la soluzione per raccogliere fondi importanti sul piano finanziario, ma è la strada da percorrere per sensibilizzare realmente i grandi imprenditori). Ogni versamento, piccolo o grande, avvicina l’obiettivo e soprattutto misura una cosa che nessun bando misura: quanta gente vuole davvero che le Fate riaprano.”
Cento quote da 5mila euro per l’azionariato popolare
Il secondo pilastro è rappresentato dall’azionariato popolare, con cento quote del valore di cinquemila euro ciascuna. Il modello immaginato prevede che, nella fase iniziale, gli aderenti non versino somme ma sottoscrivano un impegno subordinato alla realizzazione effettiva dell’operazione.
“La seconda soluzione è l’azionariato popolare : Cento quote da cinquemila euro ciascuna. Chi aderisce oggi non versa nulla: firma un impegno di sottoscrizione, condizionato al perfezionamento dell’operazione entro una data certa. I versamenti avverranno solo alla costituzione della società, oppure transiteranno su un conto vincolato presso un notaio, con obbligo di restituzione integrale fino all’ultimo euro se l’acquisizione non andrà in porto. Nessuna cassa comune, nessun fondo nella disponibilità dei promotori: prima si chiude l’accordo, poi si versano i soldi. Chi ci mette cinquemila euro deve sapere che diventeranno una quota con un nome sopra, o torneranno indietro. Non una colletta, ma un modo per diventare proprietari quota parte. Quando il veicolo societario sarà costituito, l’ingresso avverrà nelle forme e con le tutele che la legge prevede per la raccolta di capitali, comprese le piattaforme autorizzate di equity crowdfunding.”
È già stata ipotizzata anche la futura architettura societaria. I cento partecipanti all’azionariato popolare dovrebbero confluire in una holding titolare del 49% della società operativa, mentre il 51% sarebbe attribuito al principale partner commerciale. Il progetto prevede inoltre patti parasociali a tutela degli azionisti di minoranza.
“E l’architettura societaria è già disegnata. I cento cittadini non saranno dispersi in una compagine ingovernabile: confluiranno in una holding popolare, che deterrà il quarantanove per cento della società operativa, mentre il restante cinquantuno per cento farà capo al partner commerciale principale. Ruoli chiari e patti parasociali a tutela dei piccoli azionisti: quorum rafforzati sulle decisioni che contano, diritto di prelazione, diritto di uscire alle stesse condizioni se il socio di maggioranza un giorno vendesse. Il popolo entra da socio, non da spettatore.”
Il coinvolgimento degli imprenditori e il confronto con proprietari e Soprintendenza
La terza componente del progetto riguarda direttamente il mondo imprenditoriale. Talerico riferisce di avere già incontrato alcuni potenziali investitori e di avere avviato interlocuzioni con i proprietari dell’immobile. Tra i nodi da approfondire figurano il vincolo della Soprintendenza e la sostenibilità complessiva dell’operazione, mentre nei prossimi mesi sono previsti ulteriori incontri.
“La terza colonna portante è quella imprenditoriale in senso stretto: due, tre imprenditori di peso a fare da nucleo della società. Lo dico con franchezza: ho già incontrato alcuni di loro e siamo in attesa di chiarire alcuni aspetti (non ultimo la questione sul vincolo della soprintendenza e sui numeri dell’operazione). Ne incontrerò altri nei prossimi mesi. Ho parlato con i proprietari dell’Albergo, con cui stiamo definendo una strategia comune, nel pieno rispetto degli interessi di parte. Ho chiesto un incontro alla Soprintendenza, perché su questo dossier è un interlocutore decisivo, non un timbro finale. Ma sarà importante anche incontrare Regione, Provincia e Comune di Taverna, poiché questi Enti potrebbero rendere ancora più facile l’operazione di acquisizione e rilancio.”
Restauro e ristrutturazione, stimati investimenti per 3-4 milioni di euro
Alle risorse necessarie per l’acquisizione dell’immobile, secondo il piano illustrato, dovrebbero aggiungersi circa tre-quattro milioni di euro per restauro, ristrutturazione e arredamento. Talerico indica tra le possibili leve finanziarie la ZES unica del Mezzogiorno, il credito d’imposta sugli investimenti, i bandi dedicati al turismo e alla cultura e i contributi previsti per gli interventi conservativi sugli immobili privati sottoposti a vincolo.
“I numeri sono questi: all’acquisizione dell’immobile vanno sommati interventi di restauro, ristrutturazione e arredo per circa tre, quattro milioni di euro. Cifre importanti, non impossibili, perché la Calabria oggi dispone di leve che dieci anni fa non esistevano. La prima è la ZES unica del Mezzogiorno: il credito d’imposta sugli investimenti, rifinanziato dall’ultima legge di bilancio fino al 2028 con 2,3 miliardi per il solo 2026, copre progetti da 200 mila a 100 milioni di euro e ammette anche l’acquisto di immobili strumentali fino alla metà dell’investimento agevolato, con le intensità massime consentite dall’Europa proprio per regioni come la nostra. A ciò si aggiungono l’autorizzazione unica ZES, che compatta i procedimenti, i bandi a fondo perduto per turismo e cultura e i contributi che il Codice dei beni culturali riserva agli interventi conservativi sui beni vincolati di proprietà privata. Una società ben costruita può mettere in fila tutte queste risorse.”
Dal Grande Albergo delle Fate un progetto più ampio per il rilancio della Sila
L’operazione viene inserita da Talerico all’interno di un disegno più ampio per il rilancio economico e turistico della Sila. Il promotore cita le attività avviate a Palumbosila, Lorica, Camigliatello e Villaggio Mancuso, indicando l’Albergo delle Fate come un possibile punto di riferimento per l’intero comprensorio.
“Chi mi segue sa che questa non è un’iniziativa isolata. Da due anni lavoro perché la Sila torni ad essere un luogo dove si investe: Palumbosila (dove mi sto occupando della cessione al patrimonio pubblico della seggiovia), Lorica (dove sono in corso importanti operazioni immobiliari), Camigliatello (dove stiamo lavorando per una nuova rete turistica) e oggi, ancor più, Villaggio Mancuso (per costituire una rete commerciale). L’Albergo delle Fate non è soltanto un pezzo di memoria da mettere in sicurezza: è il perno attorno al quale può ripartire l’economia di un intero comprensorio, con i suoi posti di lavoro, le sue forniture, il suo indotto. La montagna calabrese non ha bisogno di essere compianta. Ha bisogno di essere valorizzata attraverso anche l’interesse economico e di sviluppo, poiché solo con la gloria non è possibile avviare progetti vincenti.”
L’appello finale è rivolto contemporaneamente ai cittadini, agli imprenditori e alle istituzioni, chiamati ciascuno a contribuire al tentativo di riportare in attività uno degli edifici simbolo della montagna calabrese. “Perciò l’appello è diretto. Ai cittadini: donate, anche poco e fatevi avanti se volete una quota vera. Agli imprenditori: il tavolo è aperto e i margini, tra agevolazioni e mercato, ci sono. Alle istituzioni: accompagnate, non rallentate. Le fate, da sole, hanno già fatto la loro parte quasi un secolo fa. Adesso tocca a noi”.


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