Un pomeriggio dedicato alla letteratura, alla memoria e alla riflessione sul fenomeno ’ndranghetista. È quello vissuto ieri a Gambarie d’Aspromonte, dove l’Hotel Centrale ha ospitato la presentazione di “I padroni della ’ndrangheta – Malacarne. Una saga criminale”, il romanzo di Claudio Cordova, edito da Newton Compton. L’incontro, inserito nel calendario delle iniziative culturali ospitate nella località aspromontana, ha richiamato l’attenzione sul libro attraverso un confronto che ha messo insieme giornalismo, narrativa e conoscenza dei fenomeni criminali. L’assessore comunale del Comune di Santo Stefano in Aspromonte, Mimma Vitale, ha portato i saluti dell’Amministrazione e sottolineato come questi temi siano al centro dell’azione pubblica, per sensibilizzare, anche attraverso la narrativa, la cittadinanza sul tema della criminalità organizzata. A introdurre e moderare la presentazione è stato Francesco Malara, sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, che ha accompagnato il pubblico dentro i temi del romanzo e nel percorso che ha portato Cordova a confrontarsi con la ’ndrangheta attraverso lo strumento della narrativa.
Particolarmente significativo l’intervento di Roberto Di Palma, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, che ha contribuito al dibattito portando la propria esperienza professionale e offrendo una lettura del fenomeno criminale e delle sue conseguenze sul territorio e sulle nuove generazioni. Il magistrato, con un lungo trascorso nella Dda di Reggio Calabria, in particolare, si è soffermato sulla capacità della ‘ndrangheta di attrarre i più giovani, un tema che nel romanzo di Cordova è molto trattato. “La perdita dei riferimenti familiari può portare a tutto questo” ha sostenuto il magistrato.
Al centro della serata, naturalmente, il libro di Cordova. “I padroni della ’ndrangheta” affronta il mondo della criminalità organizzata calabrese attraverso una storia costruita con gli strumenti del romanzo, muovendosi tra potere, relazioni, violenza e dinamiche criminali. Una scelta narrativa con la quale l’autore prosegue, in una forma diversa, il lavoro di osservazione e di racconto maturato negli anni nel campo del giornalismo.
La presentazione di Gambarie ha rappresentato anche un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra narrativa e realtà. Raccontare la criminalità organizzata attraverso un romanzo significa infatti avvicinare il lettore a vicende e personaggi attraverso una chiave differente da quella dell’inchiesta giornalistica o della cronaca giudiziaria, mantenendo però centrale la necessità di comprendere i meccanismi attraverso i quali il potere criminale riesce a radicarsi e a condizionare persone e territori. “La Calabria – ha detto l’autore – potrà fare dei passi in avanti solo quando diventerà un caso nazionale, soprattutto sotto il profilo narrativo. Come è avvenuto per la Sicilia e la Campania, in tempi diversi”.
L’incontro ha confermato, inoltre, il ruolo di Gambarie come luogo capace di ospitare momenti di confronto culturale e di approfondimento. Una scelta particolarmente significativa per la presentazione di un’opera che guarda alla Calabria e alla sua storia criminale, proprio in un territorio, l’Aspromonte, profondamente legato alla storia della ’ndrangheta ma anche alla necessità di costruire una narrazione diversa della regione. A chiudere l’appuntamento, la possibilità per il pubblico di incontrare l’autore e approfondire i contenuti del romanzo. Il bookshop della serata è stato curato dalla Libreria Libro Amico di Aurelio Arcano.


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