Femminicidi in Calabria, appello alle istituzioni: “avviare nelle scuole progetti su non violenza, empatia e rispetto”

Dopo un nuovo caso che ha scosso la comunità, arriva la richiesta di un intervento strutturale sul fronte della prevenzione della violenza di genere. Al centro dell’appello l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole e la proposta di avviare in Calabria percorsi dedicati alla non violenza, all’empatia e al rispetto dell’altro

Un appello alle istituzioni affinché il tema della violenza di genere venga affrontato in maniera strutturale, partendo anche dalla scuola e dalla prevenzione. È questo il cuore dell’intervento che, dopo aver espresso vicinanza e cordoglio alla famiglia e ai giovani figli della vittima, richiama l’attenzione sui dati relativi ai femminicidi in Calabria e sulla necessità di promuovere una cultura fondata sul rispetto, sull’empatia e sulla non violenza. “Innanzitutto voglio esprimere la mia vicinanza e il mio cordoglio alla famiglia e ai suoi giovani figli, perché il dolore è di chi resta ed è in nome di questo dolore che, se da un lato vorrei tacere, dall’altro sento il dovere di sollecitare le Istituzioni ad affrontare il problema in maniera strutturale e risolutiva.

“La filiera istituzionale deve servire soprattutto a questo: portare in Parlamento le istanze dei territori. Nella nostra regione l’indice dei femminicidi nel 2024 ha superato quello italiano e la conferma arriva direttamente dall’osservatorio regionale. Alla luce dei dati, della Calabria ma anche del resto d’Italia, il Governo riveda la sua posizione sull’inserimento dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole”.

L’appello sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole

Nel documento viene contestata la scelta di limitare la trattazione di questi temi nei diversi gradi scolastici e viene sollevata la questione del consenso preventivo dei genitori per le attività dedicate all’educazione sessuo-affettiva. Parallelamente, viene avanzata una proposta rivolta direttamente alla Calabria: avviare progetti scolastici che possano lavorare fin da subito sulla prevenzione culturale della violenza.

“Anacronistico vietare questi temi nelle scuole di infanzia e nelle primarie, e ancor più controproducente introdurre disposizioni in materia di consenso informato preventivo per le attività scolastiche ed extrascolastiche riguardanti l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie e superiori. Nel mentre che si raccolgono le firme per un referendum che vuole abrogare il consenso preventivo dei genitori, (se in un’intera classe anche solo un genitore fosse contrario come si dovrebbe regolare la scuola?) e si cerca di capire se e come introdurre questa materia, perché non avviare nella nostra regione dei progetti scolastici sull’educazione alla non violenza, all’empatia e al rispetto dell’altro?”

La proposta punta quindi a spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’emergenza alla costruzione di strumenti educativi e culturali capaci di incidere nel lungo periodo. L’obiettivo indicato è quello di favorire un cambiamento profondo nel modo in cui vengono affrontati il rispetto delle relazioni, la prevenzione della violenza e la tutela delle persone più vulnerabili, coinvolgendo le istituzioni a ogni livello. “Le Istituzioni a tutti i livelli mettano in campo gli strumenti per avviare un cambio di passo, anzi di pensiero, non più procrastinabile”. L’appello richiama dunque la necessità di una risposta che non si limiti alle misure successive ai singoli episodi di violenza, ma che punti sulla prevenzione e sull’educazione, con percorsi scolastici dedicati alla non violenza, all’empatia e al rispetto dell’altro come possibile punto di partenza per un intervento più ampio e strutturale.