Etna e caos Fontanarossa, il Ponte sullo Stretto torna al centro del dibattito: Calderone e Siracusano rilanciano le infrastrutture

L’emergenza provocata dall’Etna all’aeroporto di Catania riaccende il confronto sui collegamenti della Sicilia. In un’intervista pubblicata da Il Foglio, i parlamentari messinesi di Forza Italia Tommaso Calderone e Matilde Siracusano sostengono la necessità di realizzare il Ponte sullo Stretto insieme al potenziamento di strade e ferrovie. Siracusano torna inoltre sull’ipotesi di un nuovo aeroporto nell’area tirrenica messinese

L’ennesima emergenza legata all’attività dell’Etna e le pesanti ripercussioni sull’aeroporto di Catania Fontanarossa riportano al centro del dibattito politico una questione irrisolta da decenni: la fragilità del sistema dei trasporti siciliano e la necessità di garantire all’Isola collegamenti alternativi e più efficienti con il resto d’Italia e d’Europa. A rilanciare con forza il tema sono due esponenti messinesi di Forza Italia, il deputato Tommaso Calderone, presidente della commissione parlamentare per i disagi derivanti dall’insularità, e la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano. Le loro posizioni emergono da un’intervista pubblicata oggi, 18 agosto 2026, da Il Foglio, firmata da Sergio Tomaselli e dedicata proprio alle conseguenze dell’emergenza di Fontanarossa e al ritorno del Ponte sullo Stretto nel confronto politico.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, la Società Aeroporto Catania ha definito quella vissuta nelle ultime settimane come una delle emergenze più difficili degli ultimi vent’anni. Al 13 agosto risultavano quasi 800 voli cancellati, pari al 36% dei collegamenti previsti, con migliaia di passeggeri rimasti coinvolti nei disagi provocati dalla cenere vulcanica.

Calderone: “L’Etna è un problema che si pone da tanti anni, la politica deve dare risposte”

Di fronte a una situazione così complessa, Tommaso Calderone annuncia l’intenzione di approfondire quanto accaduto non appena riprenderanno i lavori parlamentari. “L’Etna è un problema che si pone da tanti anni, la politica deve dare risposte, per questo appena riprenderanno i lavori d’aula convocherò gli organi competenti, a cominciare dai vertici dell’aeroporto per capire cosa è successo”, afferma il deputato nell’intervista a Il Foglio. Gli aeroporti di Palermo, Trapani e Comiso hanno contribuito ad assorbire parte della pressione causata dalla riduzione dell’operatività di Catania, ma il sistema ha comunque dovuto affrontare forti criticità. Anche Comiso, inoltre, è stato interessato in parte dalla cenere proveniente dall’Etna.

L’emergenza ha inevitabilmente riportato l’attenzione sul Ponte sullo Stretto, individuato dai sostenitori dell’opera come uno degli elementi che potrebbero rendere meno dipendente la Sicilia dal trasporto aereo e garantire un collegamento stabile con la rete ferroviaria e stradale nazionale.

Ponte sullo Stretto, Calderone: “Sono assolutamente favorevole, ma qualcosa nel progetto non sta funzionando”

La posizione di Calderone sul Ponte resta nettamente favorevole, ma il parlamentare di Forza Italia non nasconde le difficoltà che stanno accompagnando l’iter del progetto. “Sono assolutamente favorevole al Ponte – continua Calderone – ma sono un attento osservatore: prima la Corte dei Conti, poi il consiglio delle opere pubbliche… è chiaro che qualcosa nel progetto non sta funzionando, quindi anche qui la politica deve intervenire in tutte quelle faglie che si vengono a creare”.

Per il deputato messinese, tuttavia, sarebbe sbagliato contrapporre la realizzazione del Ponte sullo Stretto agli interventi necessari sulle infrastrutture interne della Sicilia. Il tema, sostiene, deve essere affrontato come un unico grande progetto di modernizzazione della mobilità. Calderone richiama in particolare gli interventi già in corso sulle principali arterie stradali e ferroviarie dell’Isola e il potenziamento delle connessioni tra Palermo, Messina e Catania.

Ferrovie in Sicilia, Calderone: “Non alta velocità ma alta capacità”

Uno dei nodi principali resta quello ferroviario. Calderone precisa che, allo stato attuale, non si può parlare tecnicamente di alta velocità ferroviaria in Sicilia, ma di alta capacità. “Al momento non possiamo parlare di alta velocità – aggiunge Calderone – ma di alta capacità, perché i nostri treni arriveranno a 200 chilometri orari. È un grande passo ma facciamo fatica a tenere il ritmo del centro-nord”.

Il parlamentare respinge quindi l’idea secondo cui il Ponte dovrebbe essere considerato un’opera secondaria finché non saranno completate strade e ferrovie. Al contrario, secondo Calderone, i diversi interventi devono procedere contemporaneamente. “La politica dovrebbe pensare allo stesso tempo sia alla rete interna sia al progetto Ponte”, afferma, sottolineando la necessità di superare le contrapposizioni ideologiche.

Ancora più netto il passaggio successivo: “Dire ‘non abbiamo le strade e pensiamo al Ponte’ in maniera dispregiativa – ribadisce Calderone – è un’idea provinciale e arretrata: dobbiamo pensare all’insieme dei trasporti. Penso sia un ragionamento miope e non ci devono essere barriere ideologiche. Bisogna pensare al bene dei siciliani, non alle bandierine di partito”.

Siracusano rilancia l’aeroporto nella zona tirrenica messinese

Nell’intervista a Il Foglio, Matilde Siracusano allarga ulteriormente il ragionamento e torna su una proposta che aveva avanzato già all’inizio della propria esperienza parlamentare: la realizzazione di un nuovo aeroporto nell’area tirrenica messinese. “Nel 2018, appena eletta alla Camera, depositai una proposta di legge sul progetto dell’aeroporto nella costa tirrenica messinese, con la maggior parte dei colleghi che mi ridevano in faccia”, ricorda la sottosegretaria.

Il riferimento è all’ipotesi di uno scalo nella Valle del Mela, nell’area compresa tra Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, un progetto che nel corso degli anni è stato più volte riproposto nel dibattito politico siciliano senza però arrivare alla fase realizzativa. Secondo Siracusano, l’emergenza di Catania dimostra comunque la necessità di interrogarsi seriamente sulla presenza di alternative. “A Catania si combatte con l’Etna da una vita, stavolta l’emergenza è stata più impattante ma è evidente che servirebbe un’alternativa”, afferma.

Comiso non basta? Siracusano: “È ancora valido ragionare su un ulteriore aeroporto”

L’alternativa naturale a Catania è oggi rappresentata dall’aeroporto di Comiso, ma secondo l’analisi riportata da Il Foglio lo scalo ragusano non avrebbe attualmente la capacità di assorbire da solo un flusso paragonabile a quello di Fontanarossa.

Siracusano osserva inoltre che neppure un sistema stradale e ferroviario perfettamente efficiente riuscirebbe ad annullare completamente i disagi provocati dalla paralisi di uno scalo internazionale delle dimensioni di Catania. “Quando si blocca un aeroporto internazionale con una portata di passeggeri così grande, anche con migliori trasporti su gomma e rotaia ci sarebbero stati grandi disagi. Ecco perché è ancora valido ragionare su un ulteriore aeroporto”. Una posizione che riporta quindi l’attenzione anche sul ruolo strategico dell’area dello Stretto di Messina all’interno della futura rete dei trasporti meridionale.

Siracusano sul Ponte: “Con il Ponte i disagi sarebbero stati sicuramente limitati”

Sul Ponte sullo Stretto, la posizione della sottosegretaria è ancora più esplicita. Siracusano si definisce una sostenitrice convinta dell’opera e collega direttamente l’emergenza di Fontanarossa alla necessità di diversificare le modalità di accesso alla Sicilia. “Con il Ponte tutta questa situazione di disagio sarebbe stata sicuramente limitata”, sostiene nell’intervista. Per la parlamentare, inoltre, l’opera avrebbe una valenza che va ben oltre il solo sistema dei trasporti, diventando un possibile motore per investimenti, occupazione e sviluppo. “Un’opera del genere, come tutte le grandi infrastrutture, attira grandi investimenti, produce posti di lavoro e ricchezza economica, un po’ come è stata a suo tempo l’Autostrada del Sole”.

“Il Ponte non si è fatto, ma non si è investito realmente neppure sulle infrastrutture siciliane”

Siracusano contesta anche uno degli argomenti storicamente utilizzati dagli oppositori dell’opera, quello secondo cui sarebbe necessario completare prima le infrastrutture interne e soltanto successivamente discutere del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

“Abbiamo sempre assistito alle teorie benaltriste di chi dice che mancavano i treni e le autostrade, per questo il Ponte era secondario o addirittura non serviva”, afferma.

La sottosegretaria sottolinea però quello che considera il principale limite di questa impostazione: “Questo ragionamento ha una falla enorme: il Ponte non si è fatto ma non si è nemmeno mai investito realmente sulle infrastrutture siciliane, a differenza dell’ultima legislatura che ha impiegato 70 miliardi, tra Sicilia e Calabria, per l’ammodernamento delle ferrovie e delle autostrade”.

Etna, Ponte e trasporti: il futuro della Sicilia torna al centro del confronto politico

La vicenda di Fontanarossa ha dunque riportato in primo piano un problema strutturale che va ben oltre la singola emergenza vulcanica. La Sicilia continua a dipendere in misura determinante dal sistema aeroportuale e, quando uno dei suoi principali scali entra in crisi, gli effetti si propagano rapidamente su residenti, turisti e attività economiche.

Per Calderone e Siracusano la risposta non può essere una singola infrastruttura, ma un sistema integrato composto da Ponte sullo Stretto, ferrovie moderne, autostrade efficienti e una rete aeroportuale più robusta. La conclusione della sottosegretaria sintetizza il senso politico dell’intervista pubblicata da Il Foglio: “Le infrastrutture non hanno colore politico, non capisco proprio chi si definisce contrario al collegamento della Sicilia con l’Europa, specialmente in momenti di emergenza come quello che si è vissuto. Ormai è solo ideologia”.