Un Servizio di Emodinamica all’ospedale di Polistena capace di effettuare procedure di rivascolarizzazione miocardica nei tempi necessari per affrontare le patologie cardiache tempo-dipendenti. Era questo l’obiettivo, come riportato da Approdo Calabria, dell’interlocuzione avviata nel 2018 tra il professor Ciro Indolfi e il primario della Cardiologia di Polistena Vincenzo “Enzo” Amodeo, secondo la ricostruzione riportata da Approdo Calabria. Un progetto che prevedeva anche una convenzione con l’Università di Catanzaro per portare a Polistena emodinamisti già formati e, contemporaneamente, consentire ai giovani medici presenti nell’organico dell’ospedale di acquisire competenze sotto la guida degli “Emodinamisti Itineranti”. Al centro dell’iniziativa c’era soprattutto la possibilità di effettuare l’Angioplastica Primaria nelle sindromi coronariche acute STEMI e NSTEMI con instabilità emodinamica, condizioni nelle quali la tempestività dell’intervento assume un ruolo determinante.
Polistena, l’alleanza tra Ciro Indolfi ed Enzo Amodeo
Il dottor Vincenzo Amodeo aveva puntato sull’alleanza professionale con il professor Ciro Indolfi, definito nel testo come il numero uno degli emodinamisti italiani. L’intesa venne resa evidente in occasione dell’inaugurazione della cardiostimolazione all’ospedale di Polistena, quando la presenza di Indolfi accanto al primario Amodeo venne interpretata come un messaggio preciso sul percorso che si intendeva intraprendere. Nella ricostruzione viene richiamata anche la successiva vicenda che avrebbe visto un affondo del vertice aziendale sanitario nei confronti del direttore di Approdo Luigi Longo e dello stesso Vincenzo Amodeo.
Marisa Valensise: “Emodinamica tradita da un racconto fantastico “
A intervenire sulla vicenda è Marisa Valensise, leader del Comitato spontaneo per la tutela della salute, che sintetizza la propria posizione con una dichiarazione netta: “Emodinamica tradita da un racconto fantastico “ Il tema posto dal Comitato riguarda la finalità originaria del progetto e, in particolare, la necessità di non perdere di vista il trattamento delle patologie coronariche tempo-dipendenti. La questione dell’emodinamica viene infatti collegata direttamente alla capacità del presidio ospedaliero di intervenire sulle emergenze cardiologiche nelle quali il fattore tempo può incidere sulle conseguenze per il paziente.
Servizio di Emodinamica a Polistena, il progetto risale al 2018
L’interlocuzione tra Indolfi e Amodeo risale al 2018 e, secondo quanto riportato, aveva posto le basi per la creazione del Servizio di Emodinamica a Polistena. Il progetto era accompagnato dalla previsione di una convenzione con l’Università di Catanzaro, attraverso la quale sarebbero potuti arrivare emodinamisti già formati. La finalità era quella di consentire l’esecuzione delle procedure di rivascolarizzazione miocardica rispettando le tempistiche necessarie per assicurare la cosiddetta terapia salvamuscolo. Il riferimento è alle patologie tempo-dipendenti, nelle quali la possibilità di intervenire rapidamente costituisce l’elemento centrale dell’organizzazione dell’assistenza.
Angioplastica Primaria per STEMI e NSTEMI con instabilità emodinamica
Nello specifico, il progetto guardava all’esecuzione dell’Angioplastica Primaria nelle Sindromi Coronariche Acute, con riferimento a STEMI e NSTEMI con instabilità emodinamica. Nel testo queste condizioni vengono indicate come responsabili di morte improvvisa e danni irreversibili al muscolo cardiaco. Da qui l’importanza attribuita alla presenza di un servizio in grado di effettuare la rivascolarizzazione miocardica nei tempi previsti, evitando che il paziente debba attendere oltre quanto richiesto dalla natura tempo-dipendente della patologia. L’obiettivo del progetto era dunque legato non semplicemente all’ampliamento dell’offerta cardiologica dello Spoke, ma alla possibilità di intervenire direttamente sulle situazioni acute.
La sala di Emodinamica nello Spoke di Polistena alla base dell’accordo
L’accordo descritto partiva da un presupposto preciso: l’esistenza di una sala di Emodinamica nello Spoke di Polistena. Era su questa base che si inseriva la collaborazione con gli emodinamisti e la prospettiva di costruire un servizio capace di svolgere le procedure previste. La disponibilità della sala rappresentava quindi un elemento fondamentale dell’intero progetto, sia per l’attività sui pazienti sia per un secondo obiettivo: la formazione del personale medico già presente nell’ospedale.
Emodinamisti itineranti per formare i giovani medici
Il progetto non guardava infatti esclusivamente all’immediata erogazione delle prestazioni. L’arrivo degli “Emodinamisti Itineranti” avrebbe dovuto avere anche una funzione formativa. I giovani medici già presenti nell’organico dello Spoke di Polistena avrebbero potuto essere formati sotto la guida di professionisti con competenze già consolidate nel settore. L’impostazione delineata prevedeva dunque l’utilizzo iniziale di personale esperto proveniente dall’esterno e, parallelamente, un percorso di crescita professionale per i medici dell’ospedale. Una soluzione pensata per coniugare l’esigenza immediata di disporre di competenze specialistiche con quella di costruire professionalità all’interno della struttura.
Il nodo delle patologie coronariche tempo-dipendenti
È proprio sulla funzione degli emodinamisti itineranti che si concentra uno degli aspetti più critici della posizione espressa nel comunicato. Secondo quanto sostenuto, utilizzare queste figure professionali con lo scopo di trattare le patologie coronariche “Non Tempo Dipendenti” dei pazienti ricoverati negli ospedali Spoke significherebbe allontanarsi dall’obiettivo principale per il quale era stata immaginata l’organizzazione del servizio. Il punto centrale viene individuato nella necessità di ridurre significativamente le morti coronariche, concentrando quindi l’attenzione sulle condizioni nelle quali il trattamento deve essere eseguito rapidamente.
Valenzise incalza sulla sanità in Calabria: “a Polistena e Locri quanto bisogna aspettare per una rivascolarizzazione?”
Quanto deve aspettare un paziente colpito da infarto acuto in Calabria prima di poter ricevere una rivascolarizzazione efficace, soprattutto durante la notte? È la domanda attorno alla quale ruota il duro intervento di Marisa Valenzise, del Comitato a tutela della salute, che riporta al centro del dibattito le condizioni dell’assistenza cardiologica nei territori di Polistena e Locri. Valenzise contesta una rappresentazione della rete dell’emergenza-urgenza che, a suo giudizio, rischierebbe di rimanere sulla carta e chiede risposte sulla situazione concreta dei pazienti. Il tema principale riguarda la disponibilità dell’Emodinamica, i tempi necessari per raggiungere una struttura in grado di eseguire una PCI primaria e il ruolo attribuito alle équipe itineranti. Nella lunga presa di posizione vengono inoltre sollevati interrogativi sulla disponibilità delle ambulanze del 118, sull’operatività dell’elisoccorso nelle ore notturne e sui tempi richiesti per un eventuale trasferimento verso Reggio Calabria o Catanzaro quando l’hub più vicino non fosse disponibile.
Emodinamica a Polistena e Locri, Valenzise chiede risposte sui tempi dell’infarto
Il punto di partenza è la gestione delle sindromi coronariche acute e, soprattutto, il tempo necessario perché un paziente possa essere sottoposto al trattamento indicato. Valenzise si rivolge direttamente ai professionisti intervenuti nel dibattito: “Cari professionisti del cuore, accorsi a difendere il nostro Presidente, unanimemente mai visti così virali, comparsi su tutte le pagine dei giornali online e cartacei, la domanda che vi facciamo noi, umili cittadini, è una sola, ed è drammaticamente concreta: se un calabrese ha un infarto acuto, quanto deve aspettare prima di ricevere una rivascolarizzazione efficace, soprattutto di notte? Di quale équipe itinerante state parlando? L’équipe itinerante interviene su casi differibili e programmati. Ma Polistena e Locri cosa possono dire o fare, se non abbiamo una sala di emodinamica pronta, nonostante sia prevista sia a Polistena sia a Locri? Non basta descrivere una rete dell’emergenza-urgenza perfetta sulla carta. Nel paziente con sindrome coronarica acuta e indicazione a PCI primaria, il tempo è miocardio. Diagnosi, attivazione della rete, trasporto e accesso all’emodinamica devono avvenire entro tempi clinicamente appropriati. Non possono essere soltanto una programmazione teorica. E allora la domanda è inevitabile: stiamo raccontando ciò che dovrebbe accadere o ciò che accade realmente?”.
Emergenze cardiologiche di notte, i dubbi su 118 ed elisoccorso
La riflessione si sposta poi sulle ore notturne, considerate uno dei passaggi più delicati. Per Valenzise, non è sufficiente stabilire sulla carta quale struttura debba prendere in carico un paziente: occorre considerare anche i tempi necessari per raggiungerla. La rappresentante del Comitato domanda: “se nell’area di Locri o Polistena si verifica un’emergenza cardiologica grave, soprattutto di notte, e non c’è un’ambulanza del 118 disponibile, come spesso accade, quali sono concretamente i tempi di attivazione e di arrivo dell’elisoccorso? Vola in notturna? Quanto bisogna attendere prima che il paziente possa essere trasferito? E se l’hub più vicino non ha disponibilità, quanto tempo ulteriore serve per raggiungere un altro centro? Reggio Calabria? Catanzaro? Un trasferimento su gomma dopo aver già perso minuti preziosi? È sbagliato dire che bisogna intervenire, come indicano le linee guida internazionali, nel minor tempo possibile, 60 minuti con l’obiettivo di garantire una rivascolarizzazione tempestiva? Questa non è polemica. È paura. È diritto a vivere. Perché nell’infarto ogni minuto di ischemia significa miocardio che si perde. E se la distanza, il trasporto, la disponibilità dell’elisoccorso o quella dell’emodinamica allungano ulteriormente i tempi, non possiamo continuare a raccontare una rete come se fosse efficiente soltanto perché lo è sulla carta”.
Sale di Emodinamica H24, il caso di Polistena e Locri
La contestazione diventa ancora più esplicita quando Valenzise affronta la situazione dei due territori e richiama una popolazione complessiva indicata in oltre 380 mila abitanti, destinata ad aumentare durante l’estate. “Il caso di Polistena e Locri, due aree abbandonate a se stesse, è emblematico. Se questi territori rientrano nel diritto ad avere una sala di Emodinamica H24, perché sono anni che si attende? Dove accoglieremo questa équipe itinerante? Non siamo degni neanche di curare il differibile, figuriamoci l’acuto! Un territorio con oltre 380 mila abitanti che in estate aumentano“, evidenzia Valenzise.
Équipe itinerante, Valenzise: poteva essere una soluzione di transizione
Il Comitato non chiude alla possibilità di utilizzare una équipe itinerante. Nella posizione espressa da Valenzise, questo modello avrebbe potuto rappresentare una soluzione temporanea, in attesa di un assetto definitivo. “Avremmo accolto favorevolmente, in un momento delicato come questo vissuto dalla sanità calabrese, l’équipe itinerante, non come una soluzione definitiva, ma come un momento di transizione. Ma a noi cittadini della Piana e della Locride viene tolto anche questo diritto”, rimarca. La contestazione riguarda però la concreta possibilità di impiegare un’équipe di questo tipo se, come sostiene il Comitato, manca una sala di Emodinamica nella quale possa operare.
Sanità nella Piana e nella Locride, l’attacco del Comitato
Nella parte successiva dell’intervento, Valenzise alza ulteriormente i toni e accusa i professionisti ai quali si rivolge di sostenere una programmazione che, a suo giudizio, non avrebbe le basi operative necessarie. “Vi siete sentiti , cari professori e dottori, che cosa ci state raccontando? Vi rendete conto che avete confermato delle bugie, belle, buone? dove esiste le emodinamica nell’ospedale di Polistena e in quello di Locri? Ditelo chiaramente, non ve ne può fregar di meno di noi cittadini ,siamo figli di un Dio minore. Neanche nelle patologie differibili possiamo trovare cura. Dobbiamo per forza spostarci, trasferirci e alimentare ancor di più i viaggi della speranza. Perché continuate a prenderci in giro? A prestarvi a certi racconti???Perché sostenete una programmazione che sapete benissimo non poter essere sostenuta, non ci sono le basi operative e mentite sapendo di mentire. Quando potremo accogliere l’équipe itinerante, visto che non abbiamo una sala di emodinamica, anche se siamo presenti sulla carta?”, puntualizza Valenzise.
Il nodo della rivascolarizzazione tempestiva nei territori periferici
Il passaggio centrale resta quello relativo all’infarto acuto. Secondo il Comitato, una soluzione destinata ai casi differibili non può essere presentata come risposta al problema delle emergenze che richiedono un trattamento rapido. Valenzise prosegue: “come può un’équipe itinerante essere presentata come soluzione immediata e strutturale se il problema principale rimane quello di garantire una rivascolarizzazione tempestiva, soprattutto nelle ore notturne e nei territori più periferici? Come può un direttore di struttura complessa, dalle nostre parti, firmare un documento così para c…lo sapendo benissimo che non può avere una reale attuazione nelle nostre aree? Come possiamo accogliere l’équipe itinerante se non abbiamo una sala di emodinamica?”.
Ritardi nei soccorsi e morti sospette, le domande del Comitato
La parte conclusiva della dichiarazione affronta il tema più delicato. Valenzise richiama quelle che definisce “morti sospette” e pone una serie di domande su eventuali ritardi delle ambulanze, assenza del medico, rallentamenti nei protocolli per l’infarto, mancato intervento dell’elisoccorso e distanza dai centri cardiologici. Si tratta di interrogativi e contestazioni formulati dal Comitato, senza che nel testo siano forniti elementi per attribuire specifici decessi a tali circostanze. “E allora chiediamo: tutte quelle morti sospette, perché l’ambulanza è arrivata in ritardo e senza medico, perché i protocolli per un infarto acuto sono stati rallentati, perché l’elisoccorso per mille motivi non è atterrato, o perché il centro per l’emergenza cardiologica era più lontano di quanto prevedano le indicazioni cliniche, sono tutti racconti fantastici e non veritieri? Tutte queste problematiche sono state realmente analizzate? Stiamo dicendo che tutte le criticità del 118 e dell’emergenza urgenza sono inventate? Andate a raccontare alle famiglie delle possibili vittime della mancata sanità e del ritardo nei soccorsi che i tempi dell’emergenza-urgenza sono sempre rispettati e che, nell’infarto acuto, arriviamo nei tempi previsti. Queste sono le domande che i cittadini calabresi vorrebbero fare a voi, carissimi professionisti, di così tanta autorevolezza ma con poca capacità di mettervi dall’altra parte della barricata. Perché ormai abbiamo capito in quale posizione vi siete collocati. Siamo animali che state portando al macello, venduti al miglior offerente”, conclude Valnzise.


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