È morto Varenne, considerato il più grande trottatore di tutti i tempi e conosciuto dagli appassionati con lo storico soprannome di “Capitano”. Aveva compiuto 31 anni lo scorso maggio nell’allevamento LJ di Eboli, dove aveva trascorso l’ultima fase della sua vita dopo una carriera capace di trasformarlo in una vera leggenda dell’ippica internazionale. Il nome di Varenne resta legato a una stagione irripetibile del trotto mondiale, fatta di successi, record e prestazioni che lo hanno reso uno dei cavalli più celebri nella storia dello sport. In carriera ha disputato 72 gare, vincendone 63 e accumulando oltre sei milioni di euro in premi, cifra che rappresentò un primato assoluto davanti alla statunitense Moni Maker.
L’ultima apparizione agonistica di Varenne risale al 28 settembre 2002, quando corse in Canada. A sette anni il fuoriclasse, figlio di Waikiki Beach e Ialmaz, partecipò al Mondial Trot di Montreal, chiudendo inizialmente al secondo posto alle spalle della francese Fan Idole. Successivamente, però, Varenne venne retrocesso all’ultimo posto per un’irregolarità nell’andatura. Un episodio estremamente raro nella sua carriera, che si era verificato soltanto un’altra volta, in occasione della gara d’esordio del 1998.
Varenne era nato il 19 maggio 1995 nell’Allevamento di Zenzalino di Alessandro Viani. La sua genealogia contribuì fin dall’inizio ad alimentare le aspettative: il padre Waikiki Beach era figlio di Speedy Somolli, da Speedy Crown, mentre la madre Ialmaz discendeva da Zebu, a sua volta figlio di Sharif di Iesolo. Quelle origini si tradussero in una carriera straordinaria. Nel corso degli anni Varenne riuscì a imporsi ai massimi livelli, costruendo una sequenza di risultati che gli consentì di diventare un punto di riferimento assoluto del trotto e di conquistare una popolarità capace di andare ben oltre il mondo degli ippodromi.
Dopo il ritiro dall’attività agonistica, il “Capitano” intraprese una lunga carriera come riproduttore. Anche in questa fase il suo impatto sul mondo dell’ippica fu enorme: Varenne ha infatti generato oltre duemila figli, lasciando un’impronta profonda anche nelle generazioni successive di trottatori. La sua morte chiude così la storia di uno dei più grandi protagonisti dell’ippica mondiale. Restano i record, le vittorie e soprattutto l’immagine di un cavallo capace di trasformarsi, per intere generazioni di appassionati, nel simbolo stesso del trotto.


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