Rafforzare le garanzie e l’informazione preventiva per docenti, studiosi, educatori e difensori dei diritti umani che, a causa della propria attività pubblica, potrebbero trovarsi a operare o viaggiare in Paesi nei quali la libertà di espressione è sottoposta a significative restrizioni. È la questione sollevata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che richiama l’attenzione delle istituzioni, del mondo della scuola e dell’opinione pubblica sulla tutela della libertà di espressione, di insegnamento e di movimento.
In diverse aree del mondo, sottolinea il Coordinamento, l’esercizio delle libertà fondamentali continua a incontrare limitazioni significative. La possibilità di esprimere opinioni, promuovere la cultura dei diritti umani, partecipare al dibattito pubblico o affrontare temi politicamente sensibili non beneficia ovunque delle garanzie riconosciute dagli ordinamenti democratici. Una problematica che coinvolge direttamente anche il mondo dell’educazione e quanti, attraverso l’attività professionale e culturale, si occupano della diffusione dei principi legati ai diritti fondamentali.
Il ruolo della scuola e la dimensione internazionale dei diritti umani
Secondo il CNDDU, chi insegna e promuove i diritti umani svolge necessariamente un’attività che supera i confini nazionali. Dignità della persona, libertà di pensiero, libertà di espressione, uguaglianza, rifiuto della discriminazione, tutela delle minoranze, pace e Stato di diritto sono infatti principi universali e costituiscono il patrimonio culturale sul quale dovrebbe fondarsi l’educazione delle nuove generazioni.
La questione assume per il Coordinamento anche una dimensione concreta di riflessione attraverso l’impegno pubblico del presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, nella promozione della cultura dei diritti umani. L’interrogativo posto è più generale: fino a che punto l’attività pubblica di un docente o del rappresentante di un’organizzazione impegnata nella tutela dei diritti fondamentali può incidere sulla sua libertà di movimento o sulla possibilità di svolgere liberamente attività culturali e formative in Paesi nei quali la libertà di espressione è sottoposta a significative restrizioni?
Una domanda che, precisa il CNDDU, non riguarda soltanto una singola persona, ma potenzialmente docenti, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e rappresentanti della società civile che attraverso interventi pubblici, articoli, iniziative educative, convegni e attività associative assumono posizioni riconoscibili in materia di diritti fondamentali.
Il CNDDU: nessun elemento su misure restrittive nei confronti di Pesavento
Il Coordinamento ritiene allo stesso tempo indispensabile mantenere una rigorosa distinzione tra rischi potenziali e fatti accertati. Il CNDDU precisa infatti di non disporre, allo stato attuale, di elementi che consentano di affermare l’esistenza di specifiche misure restrittive, attività di sorveglianza o provvedimenti adottati da Stati stranieri nei confronti del prof. Pesavento.
Il riferimento al presidente del CNDDU non costituisce quindi la denuncia di una situazione personale già verificatasi, ma viene utilizzato per porre una più ampia questione di prevenzione e tutela. Il Coordinamento ritiene necessario interrogarsi sulle garanzie disponibili per un docente o un educatore pubblicamente impegnato sui diritti umani qualora debba recarsi, per ragioni personali, culturali o professionali, in Paesi caratterizzati da significative restrizioni delle libertà civili.
La richiesta alle istituzioni italiane ed europee
Per il CNDDU, la libertà di movimento non dovrebbe essere condizionata dall’avere promosso pacificamente valori riconosciuti dalla comunità internazionale. Allo stesso modo, le opinioni espresse nell’ambito di una legittima attività educativa e culturale non dovrebbero trasformarsi in motivo di discriminazione, pressione, controllo arbitrario o limitazione della libertà personale.
Da qui l’auspicio che le istituzioni italiane ed europee mantengano alta l’attenzione sulla protezione internazionale di docenti, studiosi ed educatori impegnati nella diffusione della cultura dei diritti umani e favoriscano una sempre maggiore informazione preventiva sui rischi connessi ai viaggi e alle attività professionali nei contesti nei quali le libertà fondamentali risultano maggiormente compresse. Secondo il Coordinamento, sarebbe inoltre auspicabile rafforzare gli strumenti di orientamento destinati a chi, per la propria attività accademica, educativa, giornalistica o associativa, possiede un profilo pubblico legato alla tutela dei diritti fondamentali e deve recarsi all’estero.
Il CNDDU richiama infine il ruolo della scuola, che educa alla libertà partendo dal principio secondo cui la dignità umana non dipende dalla geografia. Da questa considerazione deriva il principio indicato dal Coordinamento come essenziale: promuovere pacificamente i diritti umani non può diventare, in nessuna parte del mondo, un fattore di rischio per la libertà della persona. La tutela di chi educa ai diritti umani, conclude il CNDDU, è parte integrante della tutela dei diritti umani stessi.


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