“Una strage, crudele come tutte le stragi, che può e deve essere evitata”. L’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, si riferisce all’abbattimento dei daini presenti nel Ragusano, autorizzato dall’ufficio per il territorio di Ragusa sulla base del piano regionale della Sicilia per la gestione della fauna selvatica. A meno di novità nel tavolo tecnico convocato per domani con le associazioni animaliste, le autorità daranno il via agli abbattimenti il 1.o settembre.
“La nostra opposizione – spiega l’on. Brambilla – è ben motivata. Innanzitutto si tratta di una popolazione esigua. Si parla di circa 100 esemplari, ma in assenza di un monitoraggio preciso che invece è necessario. Comunque pochi in un territorio vasto come quello interessato dal provvedimento. Inoltre il daino è una specie cosiddetta “parautoctona”, cioè introdotta nella zona da alcuni decenni e ben adattata, che però si vuole eradicare. E’ un punto delicato: le specie parautoctone non possono essere equiparate a quelle esotiche invasive e quindi essere oggetto di un’eradicazione indiscriminata che escluda il ricorso a metodi alternativi all’abbattimento. Lo ha stabilito nel marzo scorso la sentenza del Tar Lazio che, su ricorso di LEIDAA con altre associazioni animaliste, ha parzialmente annullato il piano nazionale per la gestione della fauna selvatica, la cornice di tutti i piani regionali. Nel caso dei daini del Ragusano le alternative devono essere considerate molto seriamente, a cominciare dalla possibilità di catturare gli animali, dividerli per sesso in modo che non si riproducano e ospitarli, previo esame sanitario, in strutture pubbliche, come il Parco Forestale Calaforno, o in rifugi o fondi di privati interessati ad animali apprezzabili anche in quanto “ornamentali”. In altri termini – conclude l’onorevole – la decisione di abbattere è molto più politica di quel che appare. E’ a nostro avviso necessario evitare la strage. Il primo passo è sospendere le operazioni e render note, nel dettaglio, le motivazioni tecniche che giustificherebbero l’esclusione dei metodi alternativi”.


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