Questa è la storia di Roberta La Piana, giovane pastry chef di Reggio Calabria che, con il suo sorriso disarmante e una determinazione fuori dal comune, sta costruendo il proprio futuro un impasto alla volta. Un percorso fatto di sacrifici silenziosi, di continue sfide e di una voglia inesauribile di imparare, che l’ha portata a lasciare presto la sua terra per confrontarsi con alcuni dei migliori laboratori d’Italia. Un sorriso sincero, luminoso ma che non nasconde la fatica. Perché dietro quella serenità ci sono anni di studio, valigie sempre pronte, chilometri percorsi, notti insonni, festività trascorse lontano da casa e una determinazione che, fin da giovanissima, ha accompagnato ogni sua scelta.
Reggina doc, classe 1993, Roberta non è arrivata dove si trova oggi per caso. Il suo percorso è fatto di piccoli passi, di rinunce silenziose e di una convinzione che non l’ha mai abbandonata: inseguire ciò che amava davvero. Prima il basket con la Nuova Jolly, dove ha imparato il valore della disciplina, del gruppo e del sacrificio. Poi la fotografia, altra passione capace di educare lo sguardo alla ricerca della bellezza. Infine l’incontro con quella che sarebbe diventata la sua vita: la pasticceria. Una scelta che lei stessa, riguardando la foto della sua prima giacca da lavoro del 2014, ha definito quella che rifarebbe “altre mille volte”, nonostante le difficoltà incontrate lungo il cammino. Una frase semplice, ma che racchiude il senso della sua storia: scegliere ogni giorno la passione, anche quando costa fatica. Da quel momento è iniziato un viaggio che l’ha portata lontano dalla sua Reggio Calabria, dentro alcuni dei laboratori e delle cucine più prestigiose d’Italia. Esperienze diverse, città diverse, ma un unico filo conduttore: imparare. Sempre. Da chiunque. Ogni impasto, ogni errore, ogni servizio sono diventati occasioni per crescere.
Chi la conosce racconta che non è mai arrivata pensando di sapere già tutto. Al contrario. È quella curiosità inesauribile che continua a renderla una professionista in continua evoluzione. Negli ultimi anni, accanto alla pasticceria d’autore, ha scelto di approfondire anche il mondo della panificazione, affascinata dalla complessità dei lievitati, dai tempi della natura e da quell’equilibrio perfetto tra tecnica e sensibilità. Le sue creazioni sono dessert raffinati, studiati nei dettagli, capaci di sorprendere senza perdere autenticità. Dolci che raccontano territori, stagioni e ricordi, con una ricerca continua dell’equilibrio tra gusto ed estetica.
Eppure, nonostante i riconoscimenti e il lavoro in strutture di prestigio, Roberta non ha mai dimenticato da dove è partita. Lo ha dimostrato anche nella recente partecipazione a Italia A/R su Rai 1, straordinario appuntamento sulla tv nazionale, dove ha scelto di raccontare la Calabria attraverso ciò che conosce meglio: i suoi dessert. More di gelso, liquirizia, ingredienti identitari trasformati in preparazioni semplici, pensate per entrare anche nelle case degli italiani. Un modo autentico di fare alta pasticceria, senza allontanarsi dalle proprie radici. Quante cose ha da offrire la Calabria e quanto è bello quando a rappresentarle è la sensibilità, l’audacia, la freschezza, la sincerità di una giovanissima figlia di questi luoghi.
In televisione non è andata soltanto una pastry chef con indosso un grembiule. È salita sul palco una giovane donna, calabrese, reggina, che porta con sé una terra intera, dimostrando che innovazione e tradizione possono convivere nello stesso piatto. E forse non c’è soddisfazione più grande delle parole scritte dalla madre, Susanna Quattrone, dopo averla vista in onda: “Vedere mia figlia raccontare la nostra Calabria con il suo talento e la sua competenza è motivo di grande orgoglio.” In quella frase c’è tutto. Gli anni delle partenze, le telefonate a distanza, le feste mancate, le preoccupazioni di una famiglia che ha visto una figlia inseguire un sogno senza mai chiedere scorciatoie.
Oggi Roberta La Piana rappresenta una delle espressioni più interessanti della nuova pasticceria italiana. Non solo per la tecnica, ormai riconosciuta anche negli ambienti dell’alta ristorazione, ma per l’approccio umano con cui vive il proprio mestiere.
Continua a studiare, a mettersi in discussione, a cercare nuove idee. Continua a lavorare con quella stessa umiltà della ragazza che, dodici anni fa, indossava per la prima volta una giacca da pasticcera e sognava un futuro ancora tutto da scrivere. Perché i grandi risultati non arrivano all’improvviso. Hanno il profumo del pane appena sfornato, il tempo lento di una lievitazione perfetta e il sapore di tutte quelle rinunce che, quando sono alimentate dalla passione, smettono di essere sacrifici e diventano semplicemente il prezzo della felicità.
E nel sorriso di Roberta, oggi, quella felicità si vede tutta.




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