C’è un principio base e costituzionale, qui in Italia, che va oltre le appartenenze, le tradizioni e le convinzioni personali: la legge è uguale per tutti. Quanto è accaduto l’altro giorno a Gallarate ha dell’incredibile e dell’inverosimile, e fa riflettere sul futuro che le generazioni future europee dovranno affrontare. Una cittadina italiana di origini bengalesi si è presentata in un ufficio di Poste Italiane con il volto coperto dal niqab, per ritirare un pacco ed effettuare una ricarica. L’impiegato le ha chiesto di scoprirsi il volto per poter verificare la sua identità. Una procedura di sicurezza, prevista dalle regole dello Stato italiano. La donna, invece, ha contestato la richiesta e ha successivamente denunciato Poste Italiane per discriminazione. Ed è qui che la vicenda assume un significato che va ben oltre quel singolo ufficio postale. Da quando una consuetudine religiosa può diventare un lasciapassare per sottrarsi alle leggi della nostra Repubblica? Nessuno vuole impedire a qualcuno di professare la propria fede. Nessuno vuole cancellare culture o tradizioni.
Ma la libertà religiosa, come ogni libertà, vive dentro un ordinamento che deve garantire sicurezza e uguaglianza. La legge italiana stabilisce precise regole sull’identificazione delle persone e sul divieto di rendere difficoltoso il riconoscimento in luoghi pubblici. E allora bisogna dirlo senza paura di essere accusati di razzismo: in Italia non esistono leggi per italiani e leggi per stranieri, leggi per credenti e leggi per non credenti. Esiste la legge e va rispettata da chiunque. L’integrazione non significa avere la pretesa di adattare le leggi a proprio uso e costume.
Significa entrare in una comunità rispettandone le regole. La fede è libera. La cultura è libera. La tradizione è libera. Ma quando si varca la soglia di uno Stato, si varca anche quella delle sue leggi. E davanti alla legge non esistono veli, eccezioni o privilegi culturali. Esiste soltanto il principio, antico e inviolabile, che deve valere per tutti: la legge dello Stato non si negozia. Si rispetta.


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