“Il centro è una minchiata”. È una delle dichiarazioni destinate a fare maggiormente discutere nell’intervista rilasciata da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, al giornalista Giorgio Caccamo per QN (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno). Una frase con la quale De Luca respinge l’ipotesi di costruire un nuovo centro politico nazionale inteso come semplice aggregazione di sigle per superare le soglie elettorali. L’obiettivo dichiarato è differente: consolidare l’esperienza nata in Sicilia, stringere alleanze con altri movimenti civici territoriali, comprese realtà autonomiste del Nord, e arrivare a esercitare un peso concreto nelle future competizioni elettorali. Sul tavolo c’è anche la partita per la presidenza della Regione Siciliana. De Luca non annuncia una candidatura né indica con quale coalizione potrebbe eventualmente correre, ma chiarisce un punto: Sud chiama Nord non intende affrontare in solitaria la prossima sfida. Il leader rivendica inoltre i risultati attribuiti al movimento dai sondaggi e si dice pronto, quando arriverà il momento della scelta del candidato, a mettere il proprio curriculum a confronto con quello degli altri possibili nomi.
Sud chiama Nord all’1,5%, De Luca: “possiamo rappresentare un valore aggiunto”
Il punto di partenza dell’intervista sono proprio i numeri. Un sondaggio dell’Istituto Piepoli accredita Sud chiama Nord dell’1,5%, una percentuale indicata come pari o superiore a quella di partiti nazionali già più strutturati. Alla domanda sulle ambizioni del movimento al di fuori della Sicilia, De Luca risponde: “i sondaggi sono indizi, la fotografia di un percorso nato nei palazzi municipali e che si è sviluppato nel tempo. I nostri sindaci si sono distinti per la buona amministrazione e questo ha creato un consenso strutturato e post ideologico. Il nostro 1,5% nazionale, nato esclusivamente dall’esperienza siciliana, ha una caratteristica unica: non è di area. Quindi possiamo rappresentare un valore aggiunto”.
Centrodestra o centrosinistra? De Luca rivendica un voto “identitario”
Resta allora una domanda decisiva: quel consenso potrebbe diventare un valore aggiunto per il centrodestra oppure per il centrosinistra? De Luca evita di collocare preventivamente Sud chiama Nord in uno dei due campi e richiama i risultati ottenuti nelle ultime elezioni amministrative in Sicilia. “Quella percentuale è il frutto di un lavoro fatto al di là delle coalizioni, un voto identitario. Alle ultime amministrative siciliane abbiamo ottenuto una media del 22%, vincendo nuovamente a Messina da soli e aiutando invece il centrodestra e il centrosinistra a vincere in altri comuni”, spiega De Luca.
Sud chiama Nord cerca alleanze con movimenti civici e autonomisti del Nord
La prospettiva, tuttavia, non si limita più alla Sicilia. De Luca indica esplicitamente l’obiettivo di uno sdoganamento a livello nazionale, attraverso la costruzione di rapporti con altri movimenti civici territoriali. Nel farlo, richiama anche il risultato delle elezioni politiche del 2022, quando Sud chiama Nord riuscì a eleggere a Messina un senatore e una deputata. “Intanto partiamo da un dato. Dal 1994 in poi, nessuna forza civica territoriale era riuscita a imporsi rispetto alla pressione mediatica e alla macchina da guerra dei due poli. Noi ci siamo riusciti nel 2022, eleggendo un senatore e una deputata a Messina. Oggi cerchiamo definitivamente uno sdoganamento a livello nazionale, infatti stiamo definendo alleanze con altri movimenti civici in altri territori. Anche forze autonomiste al Nord”, sottolinea De Luca.
È uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell’intervista: Sud chiama Nord sta definendo alleanze con altre forze civiche territoriali e autonomiste, con l’obiettivo di estendere il proprio raggio d’azione oltre l’isola. De Luca, però, non svela i nomi degli interlocutori. Alla domanda se possa indicare con quali realtà siano in corso i contatti risponde semplicemente: “No, è una fase politica complessa e delicata”.
De Luca boccia il centro: “tutte le esperienze di questo tipo si sono rivelate insignificanti”
L’ipotesi che il progetto possa trasformarsi in un nuovo centro politico viene però respinta nettamente. Ed è qui che arriva la frase più forte dell’intervista. Alla domanda se Sud chiama Nord aspiri a diventare il “centro” decisivo tra i due schieramenti, Cateno De Luca risponde: “il centro è una minchiata. Le regole attuali non presuppongono alcun centro, infatti tutte le esperienze di questo tipo si sono rivelate insignificanti. La politica serve a incidere. Invece certe operazioni servono solo a quattro padroncini per continuare a esistere, megalomani che si sentono De Gasperi 4.0. Io non voglio fare ammucchiate per superare il 3% e poi non essere ago della bilancia o far pesare la mia storia all’interno di una coalizione”. De Luca distingue dunque il progetto al quale sta lavorando dalla costruzione di una semplice aggregazione elettorale finalizzata al superamento del 3%. La parola chiave utilizzata è “incidere”: l’obiettivo, secondo quanto afferma, è riuscire a far pesare la propria storia e il proprio consenso all’interno di una coalizione.
La politica degli amministratori locali e i 40 anni di De Luca nei Comuni
Un altro tema affrontato è quello della leadership politica e del ruolo assunto dagli amministratori locali. Il ragionamento parte dal ricorso sempre più frequente, anche nel centrosinistra, a figure provenienti da Comuni e amministrazioni territoriali. Per De Luca si tratta di un terreno particolarmente familiare, tanto da rivendicare anni ed anni di esperienza nei palazzi comunali. “Ho il record nazionale di averne amministrati cinque (nell’ordine: Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina e la città metropolitana, Taormina). Non sono un uomo di opposizione, sono un uomo di governo“, spiega ancora De Luca.
Presidenza della Regione Siciliana, De Luca non esclude la sfida
Il confronto si sposta poi sulla partita più importante per il futuro politico dell’isola: la presidenza della Regione Siciliana. Il giornalista richiama un sondaggio Swg secondo il quale De Luca sarebbe percepito come il nome “più efficace” e gli chiede apertamente se voglia diventare presidente della Regione e, soprattutto, con quale coalizione sarebbe disposto a candidarsi. La risposta non contiene un annuncio formale di candidatura, ma offre indicazioni precise sulla strategia di Sud chiama Nord: “nei sondaggi Sud chiama Nord è il terzo partito in Sicilia e la stima su di me, da solo, è sopra il 20%. Siamo nella fase del “barbiere di Siviglia“: tutti ci vogliono, tutti ci cercano. Stavolta vogliamo incidere, quindi una cosa è certa: non faremo corse in solitaria. Io ho detto scherzando, ma neanche tanto, alle due coalizioni che quando sarà il momento di valutare il candidato dovremo mettere sul tavolo il curriculum. Io ci metto il mio”.
Da “Scateno” all'”elefante nella cristalleria”
L’intervista si chiude su un altro elemento che accompagna da tempo la figura pubblica di Cateno De Luca: il soprannome “Scateno”. Alla domanda se si offenda quando viene chiamato in questo modo, De Luca non soltanto risponde negativamente, ma trasforma il soprannome in una descrizione del proprio metodo amministrativo. “No, sono contento. Perché è una modalità di amministrazione, come l’elefante nella cristalleria che deve rompere il sistema che altri non hanno saputo gestire. Rispondo alla provocazione citando un proverbio cinese: non ha importanza se il gatto è nero o bianco, l’importante è che prenda il topo”, conclude De Luca.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?