Un documento formalmente sottratto all’accesso, richiesto da tre deputati regionali nell’esercizio delle loro funzioni e successivamente, secondo quanto riferito da Cateno De Luca, visionato da un giornalista. È il nuovo fronte aperto da Sud Chiama Nord sul parere n. 020.11.26 dell’Ufficio Legislativo e Legale della Regione Siciliana, relativo all’“Applicazione dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7”. De Luca chiede ora alla Regione Siciliana di chiarire come il contenuto di un atto che gli uffici regionali avevano dichiarato sottratto al procedimento di accesso sia potuto diventare disponibile all’esterno. Il movimento ha già trasformato la richiesta politica in un’iniziativa istituzionale, presentando un’interrogazione parlamentare affinché il Governo regionale ricostruisca la vicenda e verifichi l’esistenza di eventuali responsabilità e di possibili condotte non conformi agli obblighi di riservatezza.
Il parere n. 020.11.26 dell’Ufficio Legislativo e Legale della Regione
La vicenda ricostruita dal leader di Sud Chiama Nord riguarda nello specifico il parere n. 020.11.26, redatto dall’Ufficio Legislativo e Legale della Regione Siciliana e avente per oggetto l’“Applicazione dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7”. Il 2 maggio 2026, i deputati regionali di Sud Chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto presentarono formalmente all’assessore regionale delle Autonomie Locali e al dirigente del Dipartimento delle Autonomie Locali una richiesta di accesso agli atti. L’obiettivo dell’istanza era ottenere una copia integrale del parere. Nella richiesta veniva evidenziato che il documento compariva nell’elenco ufficiale con lo stato “RESO – Sottratto all’accesso ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. a), D.P. Reg. 16 giugno 1998, n. 12”.
La richiesta di accesso presentata il 2 maggio 2026
I tre parlamentari regionali presentarono la richiesta richiamando l’articolo 3 del D.P. Reg. n. 12/1998 e sottolineando di esercitare il diritto di accesso nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali. L’istanza venne inoltrata tramite PEC il 2 maggio 2026 e successivamente acquisita agli atti del Dipartimento regionale delle Autonomie Locali con il protocollo n. 7705 del 4 maggio 2026. La procedura descritta da Sud Chiama Nord è uno degli elementi sui quali De Luca fonda la propria contestazione: tre componenti dell’Assemblea regionale avevano seguito formalmente l’iter per chiedere di conoscere integralmente il contenuto dell’atto, ma non avevano ottenuto il documento.
La Regione: “non acconsentire alla diffusione del parere stesso”
Nel successivo riscontro del Dipartimento veniva richiamata la nota protocollo n. 8937 del 21 maggio 2026 del Servizio 5 “Ufficio Elettorale”, competente in materia. Secondo quanto ricostruito nel comunicato, l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione, cioè lo stesso ufficio che aveva rilasciato il parere n. 020.11.26, aveva dichiarato “di non acconsentire alla diffusione del parere stesso”. Da questa posizione derivava la sottrazione del documento al diritto di accesso richiesto dai tre parlamentari. La conclusione del riscontro, riportata nel comunicato, affermava infatti che “in forza della volontà espressa dall’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione Siciliana l’atto oggetto dell’istanza è sottratto al procedimento di accesso”. È proprio questo passaggio formale a rappresentare il punto centrale della contestazione avanzata da Cateno De Luca.
De Luca: “come ha fatto il documento a diventare accessibile a un giornalista?”
La vicenda assume una nuova dimensione il 19 agosto 2026. Secondo De Luca, infatti, un articolo di stampa dedicato proprio al parere n. 020.11.26 riferisce che il giornalista ne avrebbe preso visione, ricostruendone diffusamente il contenuto. Il leader di Sud Chiama Nord mette quindi a confronto i due fatti: da una parte il diniego opposto ai tre parlamentari regionali, dall’altra quanto riportato nell’articolo di stampa. “Dunque ricapitoliamo”, prosegue De Luca. “Tre parlamentari regionali chiedono formalmente un documento nell’esercizio delle proprie funzioni. Seguono la procedura prevista, protocollano l’istanza e chiedono copia integrale dell’atto. La Regione risponde che quel documento non può essere diffuso e che è sottratto al procedimento di accesso. Poi accade qualcosa che ha dell’incredibile. Oggi, 19 agosto 2026, la stampa pubblica un articolo dedicato proprio al parere n. 020.11.26, nel quale il giornalista afferma di averne preso visione e ne ricostruisce diffusamente il contenuto. A questo punto la domanda è inevitabile: come ha fatto un documento formalmente sottratto all’accesso a diventare accessibile a un giornalista? Sia chiaro: non è in discussione il lavoro della stampa, che ha pieno diritto di acquisire informazioni e pubblicare notizie. Il problema è un altro e riguarda esclusivamente la Regione Siciliana e la gestione di un atto che essa stessa aveva dichiarato non ostensibile e non divulgabile. Se quel parere, come la stessa Regione ha formalmente comunicato a Sud Chiama Nord, era sottratto all’accesso e l’Ufficio Legislativo e Legale aveva espressamente dichiarato di non acconsentire alla sua diffusione, chi lo ha fatto uscire? Chi lo ha messo a disposizione di soggetti esterni? È questo che adesso deve essere accertato. È evidente che siamo di fronte ad una sorta di violazione del segreto d’ufficio. Qualcuno, all’interno degli uffici che avevano la disponibilità dell’atto, ne ha consentito la visione o la diffusione in violazione del regime di riservatezza stabilito dalla stessa Regione. Vogliamo sapere chi, quando, come e a quale titolo abbia consentito l’accesso a un documento che a tre parlamentari regionali era stato formalmente negato. Ed è proprio per fare piena luce su questi aspetti che abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare, affinché il Governo regionale ricostruisca puntualmente quanto accaduto e vengano accertate eventuali responsabilità, verificando anche se vi siano state condotte non conformi agli obblighi di riservatezza. Se qualcuno pensa di intimidirci attraverso indiscrezioni fatte filtrare ad orologeria, ha sbagliato destinatario. Andiamo avanti, come abbiamo sempre fatto, senza farci intimidire”.
“Ma su questa vicenda pretendiamo piena luce: vogliamo sapere chi ha fatto uscire quel documento e a quale titolo. Noi una convinzione ce la siamo fatta. Il grande lavoro che stiamo portando avanti nella formazione delle liste a sostegno del Governo di Liberazione sta evidentemente facendo vacillare equilibri consolidati e, come ha già detto il sindaco Federico Basile, sta facendo tremare qualche vecchio santuario della politica regionale e nazionale. È in questo contesto che leggiamo quanto sta accadendo e il fatto che questa vicenda emerga proprio adesso: come un attacco frontale alla grande attività politica e organizzativa che stiamo portando avanti in tutta la Sicilia. Stiamo costruendo le liste, presentando le candidature e facendo crescere, giorno dopo giorno, il progetto del Governo di Liberazione. E continueremo a farlo, senza farci intimidire e senza arretrare di un solo passo”, conclude De Luca.


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