Torna con forza l’allarme sulle intimidazioni e sugli atti criminali contro le imprese calabresi. A preoccupare la UIL Calabria è una nuova serie di episodi che, nelle ultime settimane e nei mesi scorsi, ha interessato diverse aree della regione: dal recente e gravissimo rogo ai danni di un’azienda specializzata nella lavorazione del tartufo calabrese, ai danneggiamenti ai mezzi dell’azienda del presidente di Ance Calabria, impegnati in un cantiere a Schiavonea, fino agli incendi dolosi che hanno nuovamente colpito aziende agricole virtuose della Piana di Gioia Tauro. Il sindacato ricorda inoltre le intimidazioni registrate nei mesi scorsi ai danni delle imprese del Vibonese attive nell’area industriale.
Una recrudescenza criminale che la UIL Calabria considera particolarmente preoccupante per le conseguenze non soltanto sulla sicurezza degli imprenditori, ma anche sulla crescita economica e sull’occupazione dell’intero territorio regionale. “Fare impresa in Calabria continua a essere complicato, spesso pericoloso”, commenta Mariaelena Senese, segretaria generale del sindacato.
“Non c’è provincia in cui non si segnalino eventi criminosi a danno di operatori economici: ciò mette a rischio la crescita economica dell’intero territorio e con essa il futuro lavorativo di migliaia di persone. È un’emergenza sociale che deve essere affrontata con strumenti speciali, con un investimento serio e forte da parte del governo nazionale affinché la presenza sul territorio delle Forze dell’ordine sia significativa e capillare: a poco rischiano di valere i tanti e importanti protocolli di legalità che la UIL ha sottoscritto con Prefetture, Procure e vertici delle Forze dell’ordine se poi questi non possono essere applicati per mancanza di personale operativo o amministrativo”.
Il peso della criminalità su investimenti e occupazione
Per la UIL il problema non riguarda soltanto i singoli episodi intimidatori, ma gli effetti più profondi che il condizionamento criminale produce sull’economia legale. Le risorse sottratte alle aziende attraverso minacce e ricatti, secondo il sindacato, vengono infatti sottratte agli investimenti e alle nuove assunzioni, alimentando un circuito che finisce per indebolire ulteriormente il tessuto produttivo calabrese.
“Non si tratta solo di impedire minacce e attentati”, prosegue Senese. “Le aziende che sono costrette a piegarsi al giogo del ricatto criminale, sottraggono risorse al territorio, agli investimenti, alle assunzioni di personale aggiuntivo. Quelle risorse finiscono in attività illecite, spesso utilizzate come attrattori di manovalanza a basso costo spinta a delinquere proprio a causa della mancanza di lavoro causata dai lacci criminali all’economia legale. Questa spirale è tanto chiara, quanto asfissiante per la Calabria. Ed è uno dei fattori sociali che inducono i giovani calabresi a partire senza guardarsi indietro”.


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