La vicenda del piccolo di 18 mesi arrivato nella Casa circondariale di Gazzi insieme alla madre detenuta, al centro delle notizie per l’emergenza legata al caldo torrido nelle celle, riapre il dibattito sulla tutela dei bambini in ambito penitenziario. Sulla questione interviene Nunzio Signorino, Presidente dell’associazione “Genitori per Sempre“. Pur apprezzando l’impegno dei Garanti e della comunità locale nel reperire condizionatori portatili per alleviare il disagio, Signorino pone l’accento su un interrogativo di fondo riguardo alle priorità istituzionali.
“Di fronte a emergenze di questo tipo, la prima domanda che le istituzioni preposte devono porsi non è come rendere sopportabile la cella, ma se esistano alternative concrete al carcere per il bambino», dichiara il Presidente di Genitori per Sempre. «Ci chiediamo se, prima di confermare l’ingresso del piccolo in struttura, sia stata effettuata una verifica prioritaria sulla presenza, disponibilità e idoneità del padre o della rete familiare genitoriale per accoglierlo”.
L’associazione sottolinea come il carcere non possa e non debba mai diventare un’opzione automatica per un minore, indipendentemente dai tentativi di migliorarne il comfort ambientale.
“Un condizionatore attenua il caldo, ma non trasforma una struttura detentiva in una casa”, prosegue Signorino. “La figura paterna deve essere considerata una risorsa primaria. Ferme restando le opportune e doverose valutazioni dei magistrati sui singoli casi specifici, riteniamo che il diritto di un figlio a crescere in un contesto familiare sano e a mantenere la continuità con il proprio padre debba prevalere su qualsiasi soluzione tampone. Il carcere per un bimbo di 18 mesi deve rappresentare soltanto l’estrema ratio, dopo aver accertato l’impossibilità di ogni altra via”.


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