È successo davvero! Un lupo ha assalito, sul calar della sera, in piena città, una bambina di soli 6 anni, probabilmente con l’intenzione di portarla nella sua tana per mangiarsela, altro che Cappuccetto Rosso! È successo a Noicattaro, nel cuore della provincia di Bari. Per quanto questo centro rappresenti un baluardo di modernità per la Puglia, a motivo di quanto è accaduto giorni fa, la gente del posto vive nel terrore di essere sprofondata nel Medioevo. La parola, in merito a quanto è successo, è ora al vaglio degli inquirenti e alla cruda opinione degli animalisti che (con il rispetto dovuto) si ergono a guardiani della morale. Anche se oggi, di fronte alla sfiorata tragedia, la loro posizione volta a paralizzare la giusta scelta — quando sul piatto della bilancia c’è l’incolumità dei nostri figli — diventa oggetto di controversia nazionale.
Se un lupo parte all’assalto dei più deboli per braccarli come prede — e solo l’impeto disperato dei genitori ha strappato una bimba di appena 6 anni a un destino atroce —, come deve reagire il popolo? E non si è trattato di un caso isolato: anche un altro bambino è stato aggredito dalla medesima bestia, salvandosi solo con ferite più lievi rispetto al martirio subito dalla prima bambina. Secondo le testimonianze dei cittadini nojani, se non fosse stato per quel disperato gesto d’amore e di difesa dei genitori, la bestia avrebbe trascinato la sua preda nell’oscurità della sua tana per divorarla.
È questo l’incubo che si è abbattuto su Noicattaro, terra operosa celebre nel mondo per la sua uva Italia. Una bimba che giocava ai margini del paese è stata azzannata da una creatura che i rilievi hanno confermato essere un lupo. Ora la piccola giace in prognosi riservata al Policlinico di Bari, segnata dai morsi al collo e al braccio. Non mi importa se sono ripetitivo e non so se si sia capita la gravità dei fatti, ma mi sento in dovere di ribadire che, senza il disperato intervento dei genitori, la belva l’avrebbe trascinata via per cibarsene nel buio. E oggi, mi scuso per la crudeltà delle mie parole, di questa povera bambina non sarebbe rimasto che un mucchio di ossicini! E questo davvero non è possibile!
E allora mi chiedo: se la vita di una bambina — che potrebbe essere la figlia o la nipote di chi oggi difende la fiera — deve essere sacrificata in nome di protocolli ciechi, allora la nostra civiltà ha imboccato il suo tramonto. I nostri figli devono forse diventare carne da macello per le belve? Dobbiamo davvero attendere che la fiera sbrani la prossima vita prima di imbracciare la nostra difesa? Si intervenga subito, prima che la notte cali per sempre! Ci resti almeno l’orgoglio di gridare che la vita di un figlio dell’uomo vale infinitamente più di quella di una belva sanguinaria. A meno che non si voglia davvero ripiombare nell’era delle tenebre, quando la notte dominava sugli uomini e i lupi ne decidevano la sorte.


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