Alzheimer, il “Dulbecco” di Catanzaro primo e unico centro in Calabria ad avviare la nuova terapia con Donanemab

Al Campus di Germaneto dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” è stato avviato il trattamento con l’anticorpo monoclonale destinato ai pazienti nelle fasi iniziali della malattia. Il farmaco agisce rimuovendo dal cervello le placche patologiche di proteina amiloide. L’ospedale catanzarese si colloca tra i pochissimi centri italiani che consentono l’accesso a queste terapie innovative, in attesa delle autorizzazioni definitive di AIFA

Una nuova terapia contro la demenza di Alzheimer è stata avviata in questi giorni presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro, nel Campus di Germaneto. Si tratta del Donanemab, un anticorpo monoclonale già somministrato nell’ambito di un precedente programma di uso compassionevole e ora al centro di un percorso che attende gli sviluppi regolatori definitivi da parte di AIFA. Il trattamento è rivolto ai pazienti che si trovano nella fase iniziale della malattia di Alzheimer e agisce rimuovendo dal cervello le placche della proteina patologica amiloide. La novità segna un cambiamento significativo rispetto alle terapie tradizionalmente utilizzate, perché l’obiettivo non è soltanto intervenire sui sintomi ma agire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della patologia.

A spiegare la portata del trattamento è la professoressa Gennarina Arabia, Professore Associato di Neurologia e Responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e per le Demenze dell’UOC di Neurologia. “Per decenni le terapie disponibili per la demenza di Alzheimer hanno agito solo sui sintomi, senza modificare il decorso della malattia– spiega la Prof.ssa Gennarina Arabia, Professore Associato di Neurologia, Responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e per le Demenze, dell’UOC di Neurologia. Oggi l’arrivo di questi nuovi farmaci inaugura una nuova era: quella dei trattamenti in grado di intervenire sui meccanismi biologici alla base della patologia”. L’introduzione di terapie biologiche in grado di incidere sulla progressione della malattia richiede però una selezione rigorosa dei pazienti e un’organizzazione specialistica complessa, capace di integrare valutazioni cliniche, diagnostica avanzata e monitoraggio continuo.

Un percorso multidisciplinare tra test cognitivi, genetica, risonanza e PET

Il trattamento è stato avviato presso l’UOC di Neurologia di Germaneto, diretta dal professor Antonio Gambardella. Il modello organizzativo predisposto prevede il coinvolgimento di numerose professionalità e una valutazione approfondita dell’idoneità del paziente. “L’arrivo delle prime terapie biologiche in grado di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali segna una svolta storica nella neurologia- ribadisce il Prof. Antonio Gambardella, Direttore della UOC di Neurologia di Germaneto, presso la quale è stato avviato il trattamento. Al fine di assicurare criteri di sicurezza, appropriatezza e continuità di cura per queste terapie, ci siamo impegnati per garantire un modello organizzativo rigoroso che integra valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori su liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale. Il tutto con un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti in medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri e che richiede un costante monitoraggio specialistico.”

Il percorso prevede dunque l’integrazione di test cognitivi e genetici, biomarcatori sul liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale, all’interno di un sistema che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti di medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri.

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco, dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea e il parere positivo dell’European Medicines Agency, si pone così tra i pochissimi ospedali italiani che consentono ai pazienti di accedere a queste nuove terapie anche in Calabria. Il passaggio successivo sarà rappresentato dalle autorizzazioni definitive di AIFA, attese per consentire l’accesso ai nuovi pazienti idonei al di fuori del precedente programma di uso compassionevole. L’avvio del trattamento a Germaneto rappresenta quindi un passaggio rilevante per la neurologia calabrese e per i pazienti nelle fasi iniziali dell’Alzheimer, con il Dulbecco che punta a garantire sul territorio regionale l’accesso a uno dei più innovativi approcci terapeutici oggi disponibili.