Giorni fa ho avuto la gradita visita del cantante Albano. E’ già la terza volta che d’estate mi cerca e, tra un concerto e l’altro, mi annuncia il suo arrivo a Stalettì. In questo articolo mi accingo, come richiestomi da alcuni amici, a raccontare com’è nato questo rapporto tra due persone che hanno avuto percorsi di vita così diversi. Il legame nasce da un gesto di solidarietà che nel corso dell’ultima visita il grande cantante ha inteso accennare al pubblico presente in gran numero al suo concerto.
Anni fa mi fece visita una donna che si trascinava dietro nella sua famiglia un problema di dimensioni spaventose
Molti anni fa quando svolgevo il ruolo di presidente della regione Calabria, mi fece visita una donna che si trascinava dietro nella sua famiglia un problema di dimensioni spaventose che solo chi ha avuto figli può comprendere fino in fondo. Questa donna aveva messo al mondo un bimbo oppresso da una malattia rarissima. Aveva di conseguenza bisogno di una somma enorme, occorrente per potere essere operato nell’unica città americana dove tale delicatissimo intervento si praticava. In caso di esito positivo che i medici prevedevano statisticamente non superiore al 50 per cento, con successivi tempi di vita non lunghi, occorrevano sei mesi di convalescenza, da trascorrere nell’ospedale americano. Anche sotto tale aspetto le condizioni economiche dell’impresa apparivano
proibitive. Un caso sotto molti aspetti non disperato. Di più.
La mamma, una donna intrepida, come solo certe mamme sanno essere, non intendeva sentire ragioni. Il suo povero figlio andava salvato. Punto. Spiegava a me con quella pedagogia spicciola ma perforante delle mamme inconsolabili che questa dovrebbe essere la funzione primaria della politica. Confesso che mi commossi non poco. Pensai alla mia mamma che ad un certo punto della sua vita vedeva solo ombre, era sorda e aveva il morbo di Parkinson. Si era letteralmente logorata per allevare, in condizioni di famiglia non rosee, sei figli. Compenetrato nel dramma di quella donna, decidemmo, insieme alla giunta, di destinare a quel bimbo sfortunato l’intera somma che ancora esisteva nell’articolo di bilancio finalizzato a tali evenienze. Purtroppo la cifra che eravamo riusciti a racimolare appariva infinitesimale rispetto a quella occorrente per il delicato intervento e per la lunga convalescenza. La donna ci ringraziò e si disse fiduciosa di riuscire a trovare per suo conto la restante, gigantesca somma di denaro, di cui aveva bisogno.
Anni fa ricevetti una telefonata dal cantante Albano, del quale conoscevo solo alcune sue bellissime canzoni
Dopo circa una settimana ricevo una telefonata dal cantante Albano, del quale conoscevo solo alcune sue bellissime canzoni. Mi racconta che alla fine di un suo spettacolo si era presentata una donna calabrese che gli aveva prospettato la situazione disperata del figlio, che aveva bisogno di un intervento chirurgico dispendiosissimo. Aveva aggiunto che la somma che la regione aveva destinato a questa difficile impresa, era insufficiente per l’intervento. Albano aggiunse che la storia lo aveva emotivamente coinvolto. La telefonata era finalizzata solo ad assicurarsi che non si trattasse di una truffa. Naturalmente sul tema lo rassicurai ampiamente. Lui, di rimando, con la naturalezza della generosità che quando si disvela assume sempre le sembianze della grazia, si offrì di organizzare con la sua orchestra uno spettacolo in Calabria. Tutto intero il ricavato sarebbe stato offerto a quella madre. Mi concedeva un mese di tempo durante il quale avrei dovuto sponsorizzare attraverso i media il valore umano del concerto nell’intento di attrarre un buon numero di spettatori.
Lo spettacolo si tenne a Catanzaro e la risposta del pubblico fu strepitosa
Lo spettacolo si tenne a Catanzaro e la risposta del pubblico fu strepitosa. Albano gode dappertutto di una popolarità straripante. Prima che la Russia invadesse l’Ucraina il cantante aveva tenuto un concerto nella piazza di San Pietroburgo dove erano presenti 400 mila persone. Quando lo scorso 16 agosto è arrivato all’aeroporto di Lamezia tante persone, italiane e straniere, non lo lasciavano andar via. La sua popolarità, con il passare degli anni, più che affievolirsi, sembra in aumento. La sua voce si mantiene limpida e potente. Le sue canzoni contengono un fascino antico. Torniamo al bambino. L’intervento in America riuscì. La mamma dopo qualche mese dal ritorno dagli Stati Uniti invitò me ed Albano a fare una foto insieme al suo bimbo. In quella casa modesta si consolidò un rapporto di amicizia profonda tra noi due. Spesso quando passa da Roma mi invita cenare all’hotel Hilton. Un’altra volta, dovendo cantare in Vaticano per papa Francesco, m’invitò a stargli accanto in quel contesto speciale. Una manifestazione che il covid s’incaricò di annullare.
Quando mi capita di pensare ad Albano, mi tornano sempre in mente certe sue canzoni, ma dal fondo di una memoria sconosciuta balugina sempre il volto esangue di quel bimbo
La verità è che i rapporti che nascono su una comune solidarietà hanno un fondamento granitico, che nel tempo si accentua. Quando mi capita di pensare ad Albano, mi tornano sempre in mente certe sue canzoni, ma dal fondo di una memoria sconosciuta balugina sempre il volto esangue di quel bimbo che nel frattempo è morto. Negli anni scorsi, le sue visite a Stalettì erano sempre veloci. Arrivava nel tardo pomeriggio. Riconosciuto dal suo immancabile cappello, non riusciva a riposare perché mia moglie riceveva un’infinità di telefonate di persone che volevano una foto o un autografo. Quindi cenava, arrivava in piazza, dove si esibiva su di un palco allestito alla meglio, con musiche di sottofondo che intonavano le sue canzoni. Per un cantante del suo valore, abituato ad essere accompagnato da grandi professionisti, era una sofferenza.
Subito dopo la breve esibizione in piazza, stremato anche dal viaggio, amava tornare subito a casa per mettersi a letto in una stanza che mia moglie destina agli ospiti. Una stanza dove un ramo di albero di alloro, mosso dal vento, fa capolino dall’ampia finestra, conferendo, a sentir lui, un’aura vagamente romantica a quel soggiorno. Quest’anno la sua visita è stata diversa. Mi ha preannunciato che aveva bisogno di un palco su cui avrebbe fatto esibire – si badi: tutto a sue spese – una parte dell’orchestra che da anni l’accompagna, incluse quattro belle coriste.
Aiutati dall’intesa con l’intero comitato della festa di San Rocco che si festeggia il 16 agosto, in particolare da don Rosario, da Antonio Vaccaro e dal mio amico Eugenio Ripepe – un uomo pieno di risorse che conosco da tanti anni e che ha egregiamente lavorato con me in regione – abbiamo tenuto in vita il palco per un’altra sera e abbiamo organizzato la festa per il 17 di agosto. All’evento ha partecipato una marea di persone di Stalettì e molte altre arrivate dai paesi vicini. Era appena passata la mezzanotte quando, dopo due ore di concerto, caratterizzato da interminabili applausi si è seduto nella mia macchina e, accompagnato da Eugenio, è partito alla volta di Cellino S. Marco, dove è arrivato verso le quattro e mezzo del mattino. Un sacrificio enorme, considerato che Albano non è più un giovincello. Ma l’amicizia vera ha questo di bello. Non tiene conto dell’età.


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