Il crescente ruolo del Lungomare Falcomatà come scenario di grandi manifestazioni di respiro nazionale riapre il dibattito sulla necessità di una riqualificazione di piazza Indipendenza, storicamente considerata una delle principali porte d’ingresso alla Via Marina di Reggio Calabria. A rilanciare la questione è Giuseppe Diaco, cultore di storia, collezionista di documenti legati alla storia reggina e responsabile dell’Associazione Culturale Anassilaos, che propone di recuperare un progetto rimasto sulla carta da oltre sessant’anni: la fontana dedicata al poeta greco Ibico, ideata dallo scultore Celestino Petrone nel 1964.
L’occasione per riproporre il tema arriva anche dalla recente manifestazione “Vinitaly in the City”, che ha confermato la centralità del Lungomare quale spazio destinato ad accogliere eventi di grande richiamo. Proprio alla luce di questa prospettiva, secondo Diaco, diventa necessario interrogarsi sul futuro di piazza Indipendenza e sulla possibilità di restituirle un ruolo coerente con la storia e l’identità della città.
Piazza Indipendenza e il legame storico con il Lungomare Falcomatà
“Questo – scrive Giuseppe Diaco, cultore di storia, collezionista di documenti inerenti la storia reggina e responsabile dell’Associazione Culturale Anassilaos – pone il problema di una riqualificazione di Piazza Indipendenza che da sempre è stata la porta di ingresso al magnifico Lungomare, quel “più bel chilometro d’Italia” – secondo una definizione attribuita, forse a torto, a Gabriele D’Annunzio, al cui centro stava eretto quel fontanone al quale Nicola Giunta aveva dedicato una delle sue più irriverenti liriche (A funtana i Riggiu) con la celebre chiusa “fissa cchiù fissa da funtana ‘i Riggiu!”.”
Il riferimento è alla grande fontana che un tempo dominava lo slargo di piazza Indipendenza, prima ancora che l’area assumesse l’attuale configurazione urbana. Quello che i reggini chiamavano familiarmente il “polpo” rappresentava, con la sua mole, una sorta di monumentale ingresso alla Via Marina, denominazione ancora oggi utilizzata da molti cittadini per indicare il Lungomare.
La presenza della fontana è documentata anche da immagini risalenti al periodo successivo al terremoto del 1908. La sua imponenza, tuttavia, comportava anche alcuni problemi pratici, soprattutto nelle giornate ventose, quando gli spruzzi d’acqua raggiungevano le aree circostanti. Una caratteristica che entrò persino nella poesia popolare di Nicola Giunta, che scrisse: “O riggitani, dopu tanti peni, facistuvu ‘nt’on largu ‘na funtana chi piscia propriu comu veni veni”.
Il progetto del 1964 per trasformare la fontana di Reggio Calabria
Proprio per superare questi inconvenienti e modificare la struttura esistente, nel 1964 l’Amministrazione comunale dell’epoca rivolse un invito a scultori e architetti affinché presentassero dei bozzetti per una nuova sistemazione della fontana. Tra coloro che risposero all’appello vi fu lo scultore Celestino Petrone, autore anche dei bassorilievi che adornano il podio di piazza del Popolo.
Petrone realizzò un progetto interamente dedicato a Ibico, poeta originario di Reggio e considerato tra i più importanti lirici greci del suo tempo. Il bozzetto fu trasmesso agli amministratori e alla stampa, come attestato anche da una lettera datata 4 settembre 1964, ma non arrivò mai alla fase di realizzazione. Il progetto prevedeva al centro della fontana un cerchio in mosaico con elementi greci, dal quale si sarebbe innalzato un groviglio di ali di gru. Un richiamo diretto alla tradizione relativa alla morte di Ibico, tramandata da Plutarco e legata proprio all’immagine delle gru vendicatrici.
Le gru di Ibico al centro dell’opera immaginata da Celestino Petrone
Il simbolismo scelto da Petrone nasce dalla celebre vicenda della morte del poeta. “Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di morte vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro, sorpreso, esclamò: “Guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo, accusando gli autori del delitto.”
Secondo l’idea dello scultore, le ali intrecciate delle gru avrebbero quindi dato forma a un’opera fortemente evocativa, capace di collegare uno dei luoghi più rappresentativi della Reggio moderna con le sue radici magnogreche. Lo stesso Petrone riteneva che la fontana potesse “inorgoglire per il suo valore altamente rappresentativo l’intera comunità reggina”. Il progetto, però, rimase soltanto un bozzetto. Al suo posto, in piazza Indipendenza, venne successivamente realizzata una fontana che Diaco definisce priva di un vero collegamento con la storia e con l’identità culturale della città, nell’attesa di una futura sistemazione complessiva dello spazio.
Anassilaos: riportare al centro la Reggio greca e il poeta Ibico
L’Associazione Culturale Anassilaos aveva già richiamato in passato l’attenzione dell’Amministrazione comunale sul progetto di Celestino Petrone, in occasione di precedenti ipotesi di riqualificazione della piazza. Un appello che, secondo quanto ricostruito da Diaco, non ebbe seguito. Oggi l’associazione torna quindi a proporre quell’idea, considerandola ancora attuale e potenzialmente in grado di conferire a piazza Indipendenza una più forte identità storica. “Oggi- scrive Diaco- non da esperto del settore ma come cittadino e come Associazione Anassilaos desideriamo riproporre un tale progetto che celebra la Reggio greca e il suo cantore che, a parte il monumento realizzato a cura di quella che era un tempo l’Azienda di Soggiorno e Turismo, opera pregevole di Michele Guerrisi, non ha in Città un riconoscimento pari alla sua fama nel mondo antico.”
La proposta punta dunque a trasformare una possibile riqualificazione di piazza Indipendenza in un’occasione non soltanto urbanistica, ma anche culturale e identitaria. Il progetto di Petrone, secondo Anassilaos, consentirebbe di valorizzare il rapporto tra Reggio Calabria e la sua storia greca, riportando al centro della memoria cittadina una figura come Ibico e restituendo allo storico accesso al Lungomare Falcomatà un elemento monumentale direttamente legato alle radici della città.



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