Si è tenuto questa mattina a Roma, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro al Senato della Repubblica, il convegno istituzionale dal titolo “Questo non è amore: profili normativi della violenza di genere, prevenzione e tutela delle vittime“. L’evento, promosso e organizzato su iniziativa della Senatrice della Lega Tilde Minasi, ha fatto da cornice alla presentazione dell’importante libro “Non chiamatelo amore. Quei bravi ragazzi che uccidono“, scritto dalla nota giornalista inviata di Porta a Porta Vittoriana Abate e dall’Avvocato Cataldo Calabretta, docente universitario e opinionista esperto in casi di femminicidio.
L’incontro, moderato dalla giornalista Rai e Presidente Giornaliste Italiane Paola Ferazzoli, ha visto un parterre d’eccezione. Preziosi gli interventi tecnici e istituzionali, tra cui spiccano l’On. Martina Semenzato (Presidente della Commissione d’inchiesta su Femminicidio), l’Avv. Claudia Eccher (Membro laico del CSM) e numerosi magistrati ed esperti del settore.
“È con immenso piacere che vi do il benvenuto e che ho fortemente voluto ospitare in questa sede istituzionale la presentazione del libro di Vittoriana Abate e Cataldo Calabretta, innanzitutto per la valenza del tema che i due autori insieme affrontano tra queste pagine, purtroppo sempre attuale, che affligge la nostra società e contro il quale siamo chiamati tutti a renderci parte attiva. E poi per l’amicizia e la stima che mi legano ai due autori, che hanno messo la loro esperienza a disposizione della collettività“, ha detto durante l’incontro la Senatrice Tilde Minasi aprendo i lavori.
“Non chiamatelo amore. Quei bravi ragazzi che uccidono” è un titolo forte, provocatorio, che ci costringe fin da subito a confrontarci con una verità scomoda: la violenza sulle donne non nasce dall’amore. Non è una sua degenerazione. Non è un sentimento che sfugge al controllo. È, al contrario, la negazione più radicale dell’amore, perché dove ci sono possesso, controllo, umiliazione, paura e sopraffazione, l’amore non esiste» ha affermato la parlamentare leghista, portando l’attenzione sul cuore del messaggio del volume.
“Questo libro arriva in un momento in cui il nostro Paese continua a interrogarsi su una ferita aperta che ci riguarda tutti. Le cronache ci consegnano quasi quotidianamente storie di donne che vengono perseguitate, minacciate, maltrattate e, troppo spesso, uccise da uomini che dicevano di amarle. Dietro ogni nome non c’è un fatto di cronaca. C’è una vita spezzata. C’è una famiglia distrutta. C’è una comunità che si scopre improvvisamente più fragile“, aggiunge Minasi, evidenziando il dramma umano dietro i numeri della violenza.
“Il merito di questo volume è quello di andare oltre l’emozione del momento. Gli autori ci invitano a riflettere sulle radici profonde della violenza di genere, sui segnali che vengono sottovalutati, sui meccanismi culturali che alimentano forme di dominio incompatibili con il rispetto della persona. La battaglia contro la violenza non si combatte soltanto nei tribunali, ma nelle famiglie, nelle scuole, sui luoghi di lavoro e sui media. E noi, come Commissione parlamentare femminicidio, di cui faccio parte, lo sappiamo bene ed è questo l’impegno a cui ci siamo dedicati sotto l’attenta guida della Presidente Semenzato“, ha aggiunto con forza e determinazione.
“Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi importanti con il potenziamento del Codice Rosso, ma sappiamo bene che nessuna legge, da sola, può bastare. Accanto alla risposta giudiziaria occorre una grande opera culturale, capace di educare al rispetto, alla libertà e alla parità. Per questo, occasioni come quella di oggi sono preziose per aiutarci a comprendere, ricordandoci che dietro le statistiche ci sono persone reali e sofferenze reali. Ringrazio gli autori e i presenti: la partecipazione è il primo passo per trasformare l’indignazione in consapevolezza e la consapevolezza in cambiamento“, conclude la senatrice Minasi, raccogliendo il plauso della platea.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?