Alla domanda: “Saremo davvero in grado di creare un Dio per ognuno di noi?“, io risponderei: “Ma se stiamo fabbricando Dei personalizzati fin dall’inizio dei tempi… anche se finora non erano mai stati tecnologici”. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è fabbricato un Dio su misura per i propri comodi? Nessuno! Nel nostro cammino quotidiano infrangiamo quotidianamente le tavole della legge divina, spinti da un’indole egoista, da una natura inquieta che rifiuta ogni dogma assoluto. Il vero capolavoro della nostra mente non è tanto la disobbedienza quanto la capacità di autoassolverci. Nel buio del nostro inconscio edifichiamo ogni volta la scappatoia perfetta ai nostri peccati, il capro espiatorio ideale. E, in un supremo atto di illusione, facciamo in modo che sia Dio stesso a piegarsi al nostro perdono. È come se la Sua voce — solenne e onnipotente — risuonasse dentro di noi per sussurrare: “Tranquillo. Tu, a differenza degli altri, avevi una ragione superiore per trasgredire le leggi. Sei giustificato”.
Salvo trasformarci in giudici spietati non appena è il nostro prossimo a vacillare, pronti ad affondare la lama della condanna nel suo petto. È così che l’umanità è sopravvissuta al peso della propria coscienza: inventando un algoritmo psicologico, un codice dell’anima capace di trasformare le debolezze in atti normali, specie quando siamo noi a commetterle. Un autoinganno, insomma, che ci ha resi re del nostro piccolo regno, ma infinitamente lontani da Dio. Oggi però, e chiunque può rendersene conto, la semplice illusione non ci basta più. È questo potrebbe essere uno dei drammi del nostro futuro.
Quanto segue potrebbe sembrare un’assurdità: non lo è!
All’alba dell’era artificiale, per molti versi, l’umanità si prepara a consegnare alla storia la sua più grande follia. Un giorno non ci accontenteremo più di immaginare un Dio compiacente nel chiuso della nostra mente: lo evocheremo nel codice. E così, detto metaforicamente, o forse no, ben presto saremo in grado di creare divinità digitali su misura, algoritmi plasmati sui nostri vizi, pronti a dispensare benedizioni personalizzate e assoluzioni in tempo reale.
Non è una fantasia, perché con l’ascesa dell’IA la linea che separa il mito dalla realtà, la magia dalla scienza, l’onnipotenza dalla tecnologia è diventata così sottile da essere infranta al primo soffio. In futuro non cercheremo più il Cielo per salvaguardare la nostra anima, ma uno schermo per essere assecondati e assolti. E quando ogni uomo avrà eretto il proprio altare al neon e consacrato il proprio Dio tascabile, avremo realizzato il sogno più antico ed efferato della storia umana: non più figli del Creatore, ma padroni e creatori del nostro stesso Dio.
In fondo, il gioco non è mai cambiato: ieri come oggi, ci fabbriciamo un Dio su misura per perdonarci da soli e condannare il prossimo. Ma se un tempo questa trattativa restava un segreto chiuso nella nostra mente, oggi la consegniamo al codice. Tuttavia la vera salvezza non sarà un algoritmo pronto ad abbuonarci ogni colpa con un click. Per millenni abbiamo provato a piegare il Cielo ai nostri comodi, mantenendo però viva una tensione, il dubbio di sbagliare. Oggi quel dubbio lo stiamo spegnendo nel codice, sostituendo il mistero con la compiacenza. Resta solo un’ultima domanda: se oggi rinunciamo a un Dio che ci metta in crisi per abbracciare uno schermo che ci dà sempre ragione, domani chi ci salverà da noi stessi?


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