Paura nel pomeriggio di oggi nello Stretto di Messina per una scossa di terremoto di magnitudo 3.7 in base ai dati ufficiali dell’INGV che si è verificata in mare, proprio al confine tra la zona sud dello Stretto e lo Jonio. L’epicentro, infatti, è stato localizzato al largo di Taormina e di Saline Joniche. La scossa, ad appena 10km di profondità, è stata distintamente avvertita alle ore 17:47 in tutti i comuni dell’area: Reggio Calabria, Messina, Catania, Taormina, Giardini Naxos, Nizza di Sicilia, ma persino più a Sud nel catanese e nel siracusano, a Catania, Giarre, Acireale, Riposto e persino Augusta. Segnalazioni del risentimento sismico anche da Scilla, Bagnara Calabra, Palmi e dalla piana di Gioia Tauro.
Il contesto geodinamico dello Stretto Meridionale e dello Jonio
L’area compresa tra Taormina, il settore meridionale dello Stretto di Messina e Melito di Porto Salvo rappresenta uno dei nodi tettonici più complessi e sismicamente attivi dell’intero Mar Mediterraneo. Dal punto di vista geodinamico, questa regione si trova al centro dell’Arco Calabro-Peloritano, un segmento montuoso mobile modellato dalla complessa morsa tra la placca africana e quella eurasiatica. C’è però un paradosso affascinante: sebbene il contesto regionale sia fortemente compressivo, lo Stretto di Messina e il bacino ionico limitrofo si trovano in un regime di estensione e trastensione. In pratica, la crosta terrestre qui viene stirata come un elastico. Questo “strappo” fa sì che la Sicilia orientale e la Calabria meridionale si allontanino l’una dall’altra a una velocità compresa tra gli 0,5 e gli 0,8 millimetri all’anno, provocando il progressivo sprofondamento dei fondali marini e alimentando un fitto reticolo di faglie attive.
Il settore siciliano e il margine jonico: la faglia di Taormina
Procedendo da ovest verso est, la transizione tra il blocco stabile della Sicilia centrale e l’area mobile dello Stretto è governata principalmente dalla Faglia di Taormina. Questa struttura è una faglia normale orientata all’incirca est-ovest / nordest-sudovest che si immerge verso sud, tagliando in profondità il basamento cristallino dei Monti Peloritani. La faglia è chiaramente visibile sulla terraferma nei pressi di Taormina e Piedimonte Etneo, ma il suo ruolo diventa ancora più cruciale quando si estende offshore. Nel Mar Ionio, infatti, questo sistema interagisce direttamente con la terminazione settentrionale della Scarpata di Malta, una gigantesca struttura crostale che separa la piattaforma continentale siciliana dai profondi fondali oceanici ionici. Questa complessa intersezione non solo genera una sismicità superficiale e costante, ma modella anche la transizione morfologica sottomarina, dove i fondali precipitano bruscamente verso le piane abissali.
Il cuore dello Stretto meridionale: il sistema sottomarino
Il braccio di mare che separa le coste messinesi da quelle calabresi è una vera e propria fossa tettonica (un graben) guidata da faglie che corrono parallele all’asse dello Stretto. Le ricerche oceanografiche e sismologiche più recenti hanno identificato sul fondo marino la cosiddetta faglia ovest (West Fault) o faglia di Messina. Si tratta di una grande struttura estensionale che corre vicino alla costa siciliana, immergendosi verso est, ed è oggi indicata dalla comunità scientifica come la causa più probabile del devastante terremoto del 1908. Muovendosi verso sud in direzione dello Ionio aperto, questo sistema tende a curvare e a frammentarsi in piccoli segmenti orientati nordest-sudovest. Questi segmenti non si limitano a separare le due sponde, ma si muovono anche con uno scivolamento lavoro-laterale (meccanismo trascorrente), agendo come una cerniera che scarica costantemente le tensioni accumulate dai movimenti profondi della Terra.
Il versante calabrese e il settore di Melito di Porto Salvo
Sulla sponda opposta, il panorama tettonico risponde a dinamiche speculari ma altrettanto energiche. Il settore costiero e collinare che da Reggio Calabria scende fino a Melito di Porto Salvo è sotto lo stretto controllo della Faglia di Armo e del sistema di faglie di Reggio Calabria. Queste strutture, orientate prevalentemente nordest-sudovest, si immergono verso il mare (direzione nord-ovest o ovest) e fanno da “confine” al massiccio dell’Aspromonte. L’attività geologica di questo sistema è letteralmente scolpita nel paesaggio: il movimento di queste faglie provoca il rapidissimo sollevamento verticale del blocco calabrese, testimoniato dagli spettacolari terrazzi marini fossili che si elevano sopra la linea di costa attuale. Arrivati nei dintorni di Melito di Porto Salvo, l’orientamento delle faglie subisce una leggera rotazione, allineandosi progressivamente con il fronte compressivo meridionale dell’Arco Calabro. In questo esatto punto di raccordo, il sistema estensionale dello Stretto sfuma nelle strutture profonde legate alla subduzione dello Ionio, creando un mosaico strutturale dove i blocchi crostali si sollevano, si stirano e scivolano gli uni rispetto agli altri in un equilibrio dinamico perennemente instabile.



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