Una visita dal forte valore simbolico e umanitario si è svolta a Tarsia, nel cantiere del costruendo Cimitero internazionale dei Migranti. A raggiungere la Calabria dal Canada è stata Tima Kurdi, zia paterna del piccolo Alan Kurdi, il bambino siriano morto in mare nel settembre del 2015 e divenuto il simbolo della tragedia dell’immigrazione. A informare dell’incontro è il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore dell’opera monumentale che sarà intitolata proprio al bambino. “Ieri a Tarsia c’è stata una importante, storica visita al costruendo Cimitero internazionale dei Migranti. E’ arrivata dal Canada, dove vive, la signora Tima Kurdi, zia paterna del bambino siriano Alan Kurdi (a cui la grande opera umanitaria sarà intitolata) , morto in un naufragio, insieme al fratellino Galip e alla giovane mamma Rehana, agli inizi di settembre del 2015, e diventato suo malgrado l’emblema della grande tragedia dell’immigrazione”.
Tima Kurdi vive in Canada, Paese che avrebbero dovuto raggiungere anche i due nipoti, Alan e Galip, insieme alla loro madre Rehana. Tutti e tre persero la vita durante il naufragio. Il padre dei bambini, unico sopravvissuto alla tragedia in mare, vive invece in Iraq. Corbelli ha spiegato di essere in contatto da molti anni con la donna, alla quale ha fornito aggiornamenti sull’evoluzione del progetto. Già lo scorso anno la zia di Alan aveva espresso il desiderio di raggiungere la Calabria per vedere personalmente il cantiere.
«La signora Kurdi, con la quale sono in contatto da molti anni, per tenerla informata sugli sviluppi della nostra grande opera di civiltà, è arrivata in Calabria, direttamente dal Canada, dove risiede e dove avrebbero dovuto raggiungerla i due nipotini e la loro mamma. Il papà dei due bambini, unico sopravvissuto alla tragedia in mare, è rimasto e vive in Iraq. Lo scorso anno la zia del piccolo Alan mi aveva manifestato questo suo desiderio di poter venire in Calabria per vedere il cantiere del costruendo Cimitero internazionale dei Migranti “Alan Kurdi”».
Ad accogliere Tima Kurdi per la visita privata erano presenti Franco Corbelli, il sindaco di Tarsia Roberto Ameruso e i due progettisti dell’opera, l’architetto Ferdinando Miglietta e l’ingegnere Donato D’Anzi. Presente anche il Tg Rai Calabria, che ha documentato l’incontro e trasmesso il servizio nell’edizione delle 14. “Com è evidente si è trattato di una visita dal valore simbolico e umanitario straordinario che proietta la nostra grande opera umanitaria in una dimensione sempre più universale. Un motivo, questa visita, di orgoglio per la Calabria e l’intero Paese”.
La commozione della zia di Alan Kurdi
Durante la visita, Tima Kurdi ha ringraziato Corbelli e tutte le persone impegnate nella realizzazione dell’opera. La donna si è detta commossa per la decisione di intitolare il Cimitero internazionale dei Migranti al nipote Alan. Il ricordo del bambino resterà per lei doloroso e indelebile, ma la speranza è che questa iniziativa possa contribuire a risvegliare le coscienze e ad accrescere la consapevolezza dei Paesi del mondo sulla tragedia delle migrazioni e dei naufragi nel Mediterraneo. Le vittime che continuano a perdere la vita durante le traversate potranno trovare a Tarsia una degna sepoltura. Tima Kurdi ha inoltre promesso che tornerà in Calabria in occasione dell’inaugurazione del Memoriale insieme al fratello, padre del piccolo Alan.
Il Sindaco: “Tarsia terra di accoglienza e solidarietà”
Il sindaco Roberto Ameruso ha ringraziato la donna per la visita e ha sottolineato il valore simbolico dell’opera in costruzione. Il primo cittadino ha ricordato come Tarsia sia da sempre una terra di accoglienza e solidarietà e come il Cimitero internazionale dei Migranti rappresenti la conferma e la prosecuzione di questa vocazione umanitaria.
Corbelli ha ricordato come, nel corso degli anni, il progetto abbia richiamato a Tarsia inviati di autorevoli testate internazionali. Sono stati realizzati reportage dalla televisione araba Al Jazeera, dalla radio pubblica tedesca Ard, dal quotidiano brasiliano e sudamericano O Globo, dal giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung e dalla rivista europea Mare.
Il progetto è stato inoltre oggetto di ricerche universitarie, studi condotti da antropologi inglesi, report destinati al Parlamento europeo realizzati da studenti Erasmus e pagine inserite in un libro di autori francesi. Apprezzamenti sono arrivati anche da un deputato francese. La visita della zia del piccolo Alan assume tuttavia, secondo Corbelli, un significato del tutto particolare.
“Ma la visita che ha fatto oggi la zia del piccolo Alan, a cui intitoleremo la nostra grande opera, acquista una valore del tutto particolare, di grande importanza e fortemente simbolico. Rappresenta un messaggio al mondo intero sulla immane tragedia dell’immigrazione che ha strappato alla vita i suoi nipotini e la loro mamma e che continua a purtroppo a fare vittime innocenti, tra cui tante altre donne e bambini, che perdono la vita mentre fuggono da guerre, persecuzioni, miserie e malattie, alla ricerca di una vita migliore, semplicemente più dignitosa”.
Un luogo per restituire dignità alle vittime dei naufragi
Il Cimitero internazionale dei Migranti nasce con l’obiettivo di garantire una sepoltura dignitosa alle persone morte durante i naufragi e spesso sepolte senza nome, identificate soltanto attraverso un numero, in piccoli cimiteri prevalentemente calabresi e siciliani. Una condizione che rende estremamente difficile, se non impossibile, per i familiari residenti nei Paesi di origine conoscere il luogo della sepoltura e raggiungerlo per lasciare un fiore o recitare una preghiera.
“Il Cimitero internazionale dei Migranti, ricordo, nasce per dare dignità a chi muore nei naufragi e viene sepolto senza nome, con un semplice numerino in tanti piccoli sperduti cimiteri, quasi tutti calabresi e siciliani, che di fatto ne cancellano così ogni ricordo e riferimento per tutti i loro parenti dei lontani Paesi del mondo che non sapranno mai dove andare un giorno a cercarli per portare un fiore e dire una preghiera. Una disumanità questa che sarà cancellata grazie alla monumentale opera umanitaria di Tarsia”.
I lavori iniziati nel 2018 e ripresi lo scorso anno
I lavori sono realizzati dal Comune di Tarsia e finanziati dalla Regione Calabria, grazie all’ex presidente Mario Oliverio e all’attuale governatore Roberto Occhiuto. Il cantiere era stato avviato alla vigilia del Natale del 2018, per poi fermarsi dopo circa un anno a causa della pandemia e di diversi ostacoli burocratici. Gli interventi sono stati ripresi nell’ottobre dello scorso anno. L’opera è stata voluta da Franco Corbelli fin dal 2013, attraverso una campagna ininterrotta iniziata subito dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre dello stesso anno.
Il Cimitero internazionale dei Migranti sorgerà su una collina di circa 30mila metri quadrati, di fronte al lago e al vecchio camposanto comunale, in parte ebraico. Il sito si trova inoltre a poca distanza dall’ex campo di concentramento fascista di Ferramonti, il più grande d’Italia. Il luogo fu utilizzato per la prigionia durante la Seconda guerra mondiale, ma è ricordato anche come esempio di solidarietà e umanità. Nessuno degli oltre tremila internati subì violenze. Proprio questo straordinario valore umano e simbolico ha portato alla scelta dell’area per la realizzazione del Cimitero internazionale dei Migranti, destinato a diventare un grande Memoriale delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo.


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