La possibile chiusura di Striscia la Notizia divide il pubblico, ma dal sondaggio pubblicato da Termometro Politico emerge una prevalenza di giudizi critici nei confronti dello storico programma televisivo. Alla domanda “Striscia la Notizia va verso la chiusura, cosa ne pensa?”, la risposta più scelta è quella di chi considera positiva la prospettiva, sostenendo che la trasmissione sia sempre stata di bassa qualità e non sia mai piaciuta. Questa posizione raccoglie il 23,1% delle preferenze e rappresenta la quota più alta tra quelle indicate nel grafico. Poco distante si colloca il 22,5% di chi collega la possibile chiusura alla scelta di mandare in onda Enzo Iacchetti anche dopo le critiche rivolte a Israele. Un altro 20,6% giudica invece comprensibile la fine del programma, osservando che Striscia avrebbe avuto un senso soprattutto all’inizio, mentre oggi gran parte della satira, in particolare quella rivolta ai giovani, si sarebbe spostata sui social. Più contenute le percentuali di chi difende apertamente la trasmissione e vorrebbe vederla ancora in onda.
Il 23,1% giudica positiva la possibile chiusura di Striscia la Notizia
La risposta più frequente nel sondaggio è: “È positivo, è sempre stato un programma di bassa qualità, non mi è mai piaciuto”. A sceglierla è il 23,1% degli intervistati. Il dato segnala la presenza di una componente consistente di pubblico che non considera la trasmissione un punto di riferimento televisivo e che guarda favorevolmente alla sua possibile conclusione. Si tratta della posizione più netta tra quelle proposte, perché non esprime soltanto l’idea che il programma abbia perso efficacia nel tempo, ma mette in discussione la qualità complessiva della trasmissione fin dalle sue origini. Il 23,1% ottenuto da questa risposta mostra quindi una critica strutturale, non limitata agli ultimi anni o all’evoluzione recente del format.
Il 20,6% ritiene che la satira si sia spostata sui social
La seconda risposta più scelta in termini di valutazione generale del programma è quella secondo cui la chiusura sarebbe comprensibile perché, sebbene inizialmente Striscia la Notizia avesse una funzione riconoscibile, oggi gran parte della satira avrebbe trovato nuovi spazi. La frase proposta nel sondaggio è: “Purtroppo è comprensibile, all’inizio aveva senso, ma oggi gran parte della satira, soprattutto per i giovani è sui social”. Questa posizione raccoglie il 20,6%. Il dato evidenzia un giudizio meno drastico rispetto a quello di chi considera la trasmissione sempre di bassa qualità. In questo caso, infatti, viene riconosciuto un valore storico al programma, ma si sottolinea anche il cambiamento del sistema mediatico. Il riferimento ai social network suggerisce che una parte del pubblico ritiene ormai superata la centralità televisiva della satira, soprattutto tra le generazioni più giovani.
Il 22,5% collega la chiusura alle polemiche su Iacchetti e Israele
Una quota molto rilevante, pari al 22,5%, sceglie la risposta: “Non è stato perdonato a Striscia di avere mandato in onda Iacchetti anche dopo le critiche a Israele”. È il secondo valore più alto dell’intera rilevazione, a soli 0,6 punti percentuali dalla risposta più scelta. Il dato mostra che una parte importante degli intervistati interpreta la possibile chiusura non soltanto come conseguenza del calo di interesse o del cambiamento del pubblico, ma anche alla luce di una specifica controversia mediatica e politica. Il sondaggio, tuttavia, registra esclusivamente l’opinione degli intervistati e non fornisce elementi per stabilire se vi sia un rapporto effettivo tra quella vicenda e l’eventuale conclusione del programma.
Il 17% considera Striscia un punto di riferimento che poteva continuare
Una parte del pubblico mantiene un giudizio più favorevole nei confronti della trasmissione. Il 17% sceglie infatti la risposta: “È innegabile, con il tempo ha perso smalto, ma è sempre stato un punto di riferimento, poteva continuare ancora per un po”. Questa posizione riconosce il declino del programma, ma non ritiene inevitabile o auspicabile una chiusura immediata. Il dato segnala che quasi un intervistato su sei continua a considerare Striscia la Notizia una presenza significativa della televisione italiana, nonostante una perdita di forza rispetto al passato. È una valutazione intermedia, perché combina una critica sull’evoluzione recente del format con il riconoscimento del ruolo storico svolto nel tempo.
Solo il 5,5% afferma che il programma mancherà molto
La risposta più favorevole alla trasmissione raccoglie il 5,5%. È quella di chi dichiara: “È un vero peccato, era un programma che seguivo spesso e che mi piaceva molto, mi mancherà”. Si tratta della percentuale più bassa tra le opinioni espresse sul programma, escludendo la quota di chi non sa o preferisce non rispondere. Il dato suggerisce che l’area di pubblico fortemente legata a Striscia la Notizia, almeno nella rilevazione rappresentata, è relativamente contenuta. La distanza tra chi considera positiva la chiusura e chi afferma che il programma mancherà è di 17,6 punti percentuali.
L’11,3% non sa o non intende rispondere
La quota di intervistati che sceglie “Non so/non intendo rispondere” è pari all’11,3%. Si tratta di una percentuale significativa, superiore a quella di chi afferma che il programma mancherà molto. Il dato può indicare incertezza, disinteresse rispetto alla questione o la difficoltà di esprimere un giudizio netto su una trasmissione che ha attraversato molti anni di televisione italiana. La presenza di oltre un decimo di risposte non schierate mostra che il tema non produce una valutazione definita in tutto il campione.
Il pubblico appare più critico che nostalgico
Nel complesso, il sondaggio restituisce un quadro nel quale prevalgono le valutazioni critiche o favorevoli alla possibile conclusione del programma. La somma del 23,1% che giudica positiva la chiusura e del 20,6% che la considera comprensibile perché la satira si è spostata sui social raggiunge il 43,7%. A questa quota si aggiunge il 22,5% di chi interpreta la possibile fine del programma attraverso la polemica relativa a Iacchetti e Israele. Si tratta però di una risposta di natura diversa, perché non esprime in modo diretto un giudizio qualitativo sulla trasmissione. Le valutazioni chiaramente favorevoli alla prosecuzione del programma ammontano invece al 22,5%, sommando il 17% di chi ritiene che potesse continuare ancora per un po e il 5,5% di chi afferma che sentirà la sua mancanza.
Il metodo della rilevazione di Termometro Politico
Secondo quanto indicato nella parte inferiore del grafico, il sondaggio è stato realizzato con metodo CAWI, attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 28 e il 30 luglio 2026. Il metodo CAWI prevede la compilazione del questionario online. Nell’immagine non sono riportati ulteriori dettagli sulla composizione del campione, sul margine di errore o sulla formulazione completa delle domande oltre a quella visibile. I risultati devono quindi essere letti come una fotografia delle opinioni raccolte nel periodo indicato.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?