La Calabria è la regione italiana che, tra il 2020 e il 2024, ha ottenuto la maggiore crescita dei Livelli essenziali di assistenza a parità di incremento della spesa sanitaria. È questo uno degli elementi più rilevanti emersi dall’analisi pubblicata sul Sole 24 Ore – Salute 24 da Americo Cicchetti, professore di Organizzazione aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’articolo, intitolato “L’analisi sui livelli essenziali. Non solo pagelle, ma capire chi spende bene”, propone una lettura più approfondita dei dati del Nuovo Sistema di Garanzia, superando la tradizionale distinzione tra regioni promosse e bocciate. L’obiettivo è comprendere non soltanto quali territori assicurino i migliori servizi sanitari, ma anche quali siano riusciti a trasformare più efficacemente le risorse disponibili in un miglioramento dell’assistenza.
L’approfondimento prende le mosse dal policy paper dell’Officina Health Policy and Management di Altems, firmato dallo stesso Americo Cicchetti insieme a Luca Giorgio, nel quale vengono analizzati congiuntamente i punteggi Lea, la spesa sanitaria, il finanziamento effettivo, i risultati economici delle gestioni regionali e alcuni indicatori relativi alla salute della popolazione.
La Calabria prima per crescita dei Lea in rapporto all’aumento della spesa
Il dato più significativo riguarda proprio la sanità calabrese. Tra il 2020 e il 2024 la Regione ha incrementato la propria spesa sanitaria di 314 euro per residente, ottenendo contemporaneamente una crescita di circa 20 punti nel punteggio medio Lea, pari a un miglioramento del 46%. Il rapporto calcolato nell’analisi è di circa 16 euro di maggiore spesa per ogni punto Lea guadagnato, il valore più favorevole tra le regioni considerate. La Calabria precede la Liguria, che con 305 euro in più per residente ha ottenuto una crescita di 17 punti, e la Lombardia, che aumentando la spesa pro capite di 258 euro ha migliorato il proprio risultato di circa 12,5 punti.
Il miglioramento calabrese diventa ancora più evidente considerando la somma dei punteggi ottenuti nelle tre macroaree del sistema di valutazione: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. In questo caso l’aumento registrato nel quinquennio è pari a 59,7 punti, passando da un valore complessivo di 129,4 nel 2020 a 189 nel 2024. La crescita di 20 punti richiamata nell’articolo del Sole 24 Ore si riferisce invece alla variazione della media delle tre aree.
Un recupero partito dal livello più basso d’Italia
Il risultato deve essere interpretato tenendo conto della situazione di partenza. Nel 2020 la Calabria presentava il livello complessivo più basso tra le regioni italiane analizzate. Il recupero è quindi quantitativamente molto ampio, ma non significa che il sistema sanitario regionale abbia già raggiunto i territori con le prestazioni migliori. Nel 2024 la Calabria ottiene 66 punti nella prevenzione, 71 nell’assistenza ospedaliera e 52 nell’assistenza distrettuale. I primi due valori superano la soglia minima di 60 prevista dal Nuovo Sistema di Garanzia, mentre il settore territoriale resta ancora insufficiente.
Proprio il punteggio di 52 nell’area distrettuale rappresenta l’unica insufficienza italiana del 2024 in questa specifica macroarea. Il forte miglioramento avvenuto nel quinquennio, dunque, convive con una criticità ancora rilevante nella capacità di assicurare servizi sanitari vicini ai cittadini, continuità assistenziale, cure domiciliari e presa in carico dei pazienti cronici.
Assistenza territoriale, la grande criticità ancora da superare
Il recupero della Calabria nei Lea non può essere considerato concluso senza un rafforzamento strutturale dell’assistenza distrettuale. Lo studio richiama, in particolare, le difficoltà che negli anni hanno interessato l’assistenza domiciliare, la salute mentale, le cure palliative, la gestione delle cronicità e alcuni aspetti legati all’appropriatezza delle prescrizioni. Il territorio rappresenta il collegamento fondamentale tra il medico di famiglia, i servizi sociali, le strutture sanitarie locali e gli ospedali. Un sistema distrettuale fragile rischia di riversare sui pronto soccorso e sui reparti ospedalieri una domanda di assistenza che potrebbe essere gestita prima e meglio attraverso servizi di prossimità.
Per la Calabria, pertanto, la sfida non è soltanto superare formalmente la soglia dei 60 punti, ma costruire una rete stabile, dotata di personale e realmente capace di prendere in carico i cittadini. Il policy paper sottolinea che non è sufficiente inaugurare nuove strutture: occorre valutarne l’effettiva operatività, gli orari di apertura, la disponibilità degli operatori, il numero dei pazienti assistiti e la capacità di ridurre ricoveri e accessi evitabili in ospedale.
Il Servizio sanitario nazionale migliora dopo la pandemia
L’analisi 2020-2024 restituisce anche una fotografia complessivamente positiva del Servizio sanitario nazionale. La media descrittiva dei punteggi delle tre macroaree passa da 70,4 punti nel 2020 a 79,1 nel 2024, con un aumento di 8,7 punti, pari al 12,4%. Le regioni e le Province autonome sufficienti contemporaneamente in prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera aumentano da 11 a 18 su 21. Nello stesso periodo, i singoli punteggi regionali inferiori alla soglia di 60 diminuiscono da 17 a appena tre. Nel 2024 restano sotto la sufficienza soltanto la Sicilia nella prevenzione, con 49 punti, la Provincia autonoma di Bolzano nella stessa area, con 59, e la Calabria nell’assistenza distrettuale, con 52. Il percorso di convergenza tra i territori è quindi iniziato, ma le differenze tra le regioni e tra le diverse componenti dell’assistenza sanitaria rimangono ancora consistenti.
Più spesa sanitaria non significa automaticamente servizi migliori
Uno dei messaggi centrali dell’analisi è che l’aumento della spesa sanitaria pro capite non produce automaticamente un miglioramento dei servizi. Regioni che spendono cifre simili possono ottenere risultati molto diversi, mentre territori sottoposti a vincoli finanziari possono registrare recuperi significativi attraverso una migliore organizzazione. Nel periodo analizzato non emerge una relazione lineare statisticamente significativa tra la spesa sanitaria corrente per residente e il punteggio NSG. In altre parole, spendere di più non basta: contano la composizione della spesa, la gestione del personale, l’organizzazione delle reti, la capacità amministrativa, l’appropriatezza delle prestazioni e la continuità dell’assistenza. Anche il semplice equilibrio dei conti non rappresenta necessariamente un indicatore di buona sanità. Una regione può raggiungere il pareggio finanziario senza garantire servizi adeguati, così come la presenza di un disavanzo non dimostra automaticamente una peggiore qualità dell’assistenza.
Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna restano ai vertici
La speciale graduatoria basata sul miglioramento ottenuto in rapporto alla crescita della spesa non coincide con la classifica assoluta dei territori che presentano i migliori punteggi Lea. Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna continuano infatti a distinguersi per livelli elevati ed equilibrati nelle tre macroaree. Il Veneto, tra il 2020 e il 2024, ha aumentato il proprio punteggio dell’11,3%, sostenendo una maggiore spesa quantificata in circa 30 euro per ogni punto aggiuntivo. La Toscana è cresciuta del 7%, con circa 36 euro per punto guadagnato, mentre l’Emilia-Romagna ha migliorato il proprio risultato di circa il 3%, pari a 2,7 punti in cinque anni, con una spesa pro capite superiore di 107 euro rispetto al 2020.
Questi dati non indicano necessariamente una minore efficienza delle regioni già ai vertici. Quando un sistema parte da punteggi molto elevati, infatti, ogni ulteriore miglioramento diventa più difficile e costoso. La Calabria, al contrario, ha potuto recuperare un divario iniziale molto ampio, intervenendo su prestazioni e settori che presentavano livelli estremamente bassi.
I piani di rientro non devono limitarsi al controllo dei conti
Un ulteriore elemento evidenziato dallo studio riguarda le regioni sottoposte a piano di rientro sanitario. Quattro delle prime otto posizioni nella graduatoria del miglioramento appartengono a territori che da molti anni operano sotto forme di controllo finanziario rafforzato. Il dato suggerisce che il risanamento economico può accompagnarsi a una crescita della capacità assistenziale, ma soltanto quando il controllo della spesa viene affiancato da interventi sull’organizzazione, sulle competenze manageriali, sul reclutamento del personale e sulla programmazione sanitaria. La Calabria, sottoposta per anni al piano di rientro e al commissariamento, rappresenta il caso più evidente di questa dinamica. Il miglioramento ottenuto dimostra che una traiettoria di recupero è possibile, ma conferma anche che il riequilibrio finanziario non può essere considerato il punto di arrivo.
Dalle pagelle Lea a un nuovo modello di valutazione della sanità
Secondo l’impostazione illustrata da Americo Cicchetti, le tradizionali “pagelle” Lea sono utili perché mostrano ai cittadini quali regioni garantiscano meglio i servizi sanitari. Tuttavia, una valutazione realmente efficace deve mettere in relazione i risultati ottenuti con le risorse utilizzate. Il cosiddetto costo per punto Lea non deve essere interpretato come una misura definitiva dell’efficienza. Le regioni operano infatti in contesti profondamente differenti per età della popolazione, condizioni economiche e sociali, bisogni epidemiologici, mobilità sanitaria e caratteristiche del territorio. Il valore dell’analisi consiste soprattutto nell’individuare le esperienze da approfondire. Le pratiche organizzative che hanno consentito ad alcune regioni di migliorare più rapidamente potrebbero essere studiate e adattate ai territori ancora in difficoltà, evitando di applicare indistintamente lo stesso modello a sistemi sanitari molto diversi.
La sfida della Calabria tra recupero e piena garanzia del diritto alla salute
Per la sanità calabrese, i dati rappresentano un segnale positivo e allo stesso tempo un richiamo alla responsabilità. Il recupero di quasi 60 punti nella somma delle tre aree e la crescita media del 46% indicano che il sistema ha imboccato una direzione diversa rispetto agli anni più critici. La piena garanzia dei livelli essenziali di assistenza, però, non è stata ancora raggiunta. Il valore di 52 nell’area distrettuale mostra quanto sia urgente rafforzare la sanità territoriale, ridurre i tempi di attesa, migliorare l’accesso alle cure e garantire una presa in carico continuativa dei pazienti.
Il punto centrale dell’analisi pubblicata sul Sole 24 Ore è proprio questo: il futuro del Servizio sanitario nazionale non dipenderà soltanto dalla quantità delle risorse disponibili, ma dalla capacità delle istituzioni di trasformarle in servizi accessibili, appropriati e capaci di produrre migliori risultati di salute. In questa prospettiva, il recupero della Calabria costituisce un’esperienza importante, ma anche l’inizio di un percorso che deve ancora essere consolidato.


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