Pronto soccorso e 118 in Calabria, proclamato lo stato di agitazione: i sindacati non escludono lo sciopero

USB PI, Nursing Up e FSI-USAE chiedono al prefetto di Catanzaro l’immediata apertura della procedura di raffreddamento. Al centro della protesta il mancato riconoscimento dell’indennità, la carenza di personale, le ambulanze inadeguate e l’assenza di dispositivi di sicurezza

È stato formalmente dichiarato lo stato di agitazione del personale dei pronto soccorso della Calabria, comprendendo anche gli operatori del Servizio di Emergenza-Urgenza Territoriale 118 e quelli impiegati nei pronto soccorso ostetrico-ginecologici e pediatrici. La mobilitazione è stata proclamata dalle organizzazioni sindacali USB PI, Nursing Up e FSI-USAE, che chiedono l’immediata attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla legge. La comunicazione, datata 21 luglio 2026, è stata trasmessa al prefetto di Catanzaro, nella sua qualità di rappresentante della Prefettura del capoluogo regionale, alla Commissione di Garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, ad Azienda Zero per il Governo della Sanità della Calabria, a tutte le Aziende sanitarie provinciali della regione e al Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie della Regione Calabria. Per conoscenza, la nota è stata indirizzata anche al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. In assenza di un riscontro tempestivo e di una concreta apertura del confronto, i sindacati dichiarano di riservarsi ogni ulteriore iniziativa consentita dalla legge, compresa la proclamazione dello sciopero.

Stato di agitazione nei pronto soccorso calabresi

La decisione di proclamare lo stato di agitazione sindacale nasce da una serie di criticità che, secondo le organizzazioni firmatarie, compromettono i diritti e la sicurezza dei lavoratori, ma anche la continuità e la qualità del servizio sanitario di emergenza rivolto ai cittadini calabresi. La richiesta ufficiale riguarda l’attivazione della procedura prevista dall’articolo 2, comma 2, della legge numero 146 del 1990, che disciplina l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Si tratta della fase obbligatoria di raffreddamento e conciliazione che precede l’eventuale proclamazione di uno sciopero nel settore sanitario. Le organizzazioni sindacali chiedono quindi alle istituzioni competenti di convocare urgentemente le parti per affrontare le condizioni operative del personale dei pronto soccorso, del 118 e dei servizi di emergenza ostetrico-ginecologica e pediatrica.

Indennità di pronto soccorso, contestato l’accordo del 25 giugno 2026

Uno dei principali motivi della mobilitazione riguarda il mancato riconoscimento dell’indennità di Pronto Soccorso ad alcune categorie di lavoratori. Secondo quanto riportato nella comunicazione, il 25 giugno 2026 è stato sottoscritto un accordo tra il dirigente generale del Dipartimento Tutela della Salute e Servizi Sanitari della Regione Calabria e le organizzazioni sindacali CISL, FIALS e NURSIND. L’accordo non riconoscerebbe l’indennità prevista dall’articolo 107, comma 4, del Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto Sanità 2019-2021, con le successive modifiche e integrazioni, al personale del Servizio di Emergenza-Urgenza Territoriale 118 e agli operatori dei pronto soccorso ostetrico-ginecologici e pediatrici. La decisione viene contestata perché, secondo USB PI, Nursing Up e FSI-USAE, le attività svolte da questi lavoratori sono riconducibili a tutti gli effetti ai servizi di Pronto Soccorso.

Il precedente accordo regionale del 15 febbraio 2024

I sindacati ricordano che “il diritto all’indennità era già stato riconosciuto allo stesso personale attraverso un precedente accordo regionale, sottoscritto il 15 febbraio 2024. Quel documento, secondo quanto riportato, era stato approvato all’unanimità da tutte le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale. Il riconoscimento era stato motivato proprio dalla natura delle attività svolte dagli operatori del 118 e dei pronto soccorso specialistici. La nuova esclusione viene quindi considerata un passo indietro rispetto a quanto già stabilito nel 2024. Le organizzazioni promotrici dello stato di agitazione sottolineano inoltre che la stessa indennità sarebbe attualmente riconosciuta al personale interessato nella quasi totalità delle altre Regioni italiane”.

Emergenza 118 in Calabria, carenza strutturale di personale e mezzi

“Accanto alla questione economica, la comunicazione sindacale denuncia una situazione definita di gravissima e strutturale carenza di personale e mezzi nel 118 calabrese. Secondo quanto segnalato, il rapporto tra il numero delle ambulanze e la popolazione sarebbe significativamente inferiore agli standard previsti dall’assetto organizzativo definito dal DCA numero 78 del 2024. La carenza di organico determinerebbe la presenza di Postazioni di Emergenza Territoriale completamente prive di personale, oltre alla formazione frequente di equipaggi incompleti. Il risultato sarebbe un sistematico depotenziamento della copertura assistenziale sul territorio regionale. Per le organizzazioni sindacali, questa condizione rappresenta un grave pregiudizio alla continuità di un servizio pubblico essenziale, con conseguenze dirette sulla capacità di garantire interventi tempestivi ed efficaci nelle situazioni di emergenza sanitaria”, scrivono i sindacati.

Ambulanze vecchie e non conformi agli standard di sicurezza

“Un’altra criticità segnalata riguarda il parco mezzi del Servizio di Emergenza Territoriale 118, descritto come gravemente vetusto e inadeguato. Nella nota viene affermato che alcune ambulanze non sarebbero conformi ai requisiti previsti dalla norma UNI EN 1789:2020, che stabilisce gli standard tecnici e di sicurezza per i veicoli sanitari e le relative dotazioni. Le condizioni dei mezzi, secondo i sindacati, esporrebbero quotidianamente sia gli operatori sia i cittadini a rischi incompatibili con gli standard di sicurezza delle cure e con la tutela della salute pubblica. La vetustà delle ambulanze non rappresenterebbe dunque soltanto un problema organizzativo, ma avrebbe ripercussioni concrete sulla qualità dell’assistenza prestata e sulle condizioni nelle quali il personale sanitario è costretto a operare“, rimarcano i sindacati.

Sulle ambulanze mancherebbero dispositivi per il soccorso avanzato

“La denuncia riguarda anche l’assenza di diverse attrezzature considerate indispensabili per il soccorso avanzato. Tra i dispositivi indicati nella comunicazione figurano i tourniquet, i sistemi per l’accesso intraosseo, i ventilatori polmonari, le pompe infusionali, i dispositivi per la capnografia, gli aspiratori portatili, i presidi sovraglottici e i sistemi per la nebulizzazione. Si tratta di strumenti utilizzati nella gestione delle emergenze più complesse, dagli arresti cardiaci alle insufficienze respiratorie, fino agli eventi traumatici e alle condizioni che richiedono la somministrazione rapida di farmaci o il controllo delle vie aeree. La carenza di queste dotazioni viene collegata a un incremento del rischio clinico e delle responsabilità medico-legali alle quali gli operatori sono esposti durante gli interventi”, puntualizzano i sindacati.

Dispositivi di protezione individuale non garantiti al personale

Le organizzazioni sindacali segnalano inoltre “che agli operatori non sarebbero garantiti i dispositivi di protezione individuale, necessari per lavorare in sicurezza sui mezzi di emergenza. L’assenza o l’insufficienza dei DPI rappresenterebbe un ulteriore elemento di rischio per il personale sanitario, chiamato quotidianamente a intervenire in contesti imprevedibili e potenzialmente pericolosi. La disponibilità di adeguati dispositivi di protezione viene considerata essenziale non soltanto per tutelare la salute dei lavoratori, ma anche per assicurare la continuità e l’efficienza del servizio di emergenza-urgenza”.

Protocolli non uniformi e carenze nella formazione continua

“Nella comunicazione viene richiamata anche la mancanza di protocolli operativi uniformi e di adeguati programmi di formazione continua e aggiornamento professionale”. Secondo i sindacati, “la disomogeneità delle procedure può produrre modalità operative differenti tra territori e aziende sanitarie, rendendo più complessa la gestione coordinata degli interventi. La formazione continua viene indicata come un elemento indispensabile per mantenere elevati gli standard professionali del personale, aggiornare le competenze e ridurre i rischi legati alla gestione delle emergenze”. Le organizzazioni sindacali chiedono pertanto “che vengano adottati programmi strutturati e omogenei su tutto il territorio regionale”.

I rischi per lavoratori e cittadini calabresi

“Le criticità descritte nella nota vengono considerate lesive dei diritti, della sicurezza e della dignità professionale dei lavoratori. I sindacati evidenziano anche il peso delle responsabilità medico-legali alle quali gli operatori sono quotidianamente esposti, soprattutto quando devono intervenire con personale insufficiente, mezzi inadeguati e dotazioni incomplete. Le conseguenze, secondo la comunicazione, riguardano anche la continuità, l’efficienza e la qualità del servizio pubblico di emergenza-urgenza. Le carenze organizzative e materiali determinerebbero un incremento del rischio clinico, con ripercussioni sul diritto alla salute della collettività calabrese. Lo stato di agitazione non viene quindi presentato soltanto come una vertenza economica o sindacale, ma come una mobilitazione legata alla sicurezza complessiva del sistema di emergenza sanitaria regionale“, aggiungono i sindacati.

Chiesta l’apertura urgente di un tavolo tecnico

USB PI, Nursing Up e FSI-USAE chiedono “l’apertura immediata di un tavolo tecnico di confronto con le istituzioni regionali e sanitarie. Tra gli obiettivi indicati vi è il ripristino del riconoscimento dell’indennità di Pronto Soccorso in favore di tutto il personale avente diritto. Il confronto dovrà inoltre affrontare il rispetto degli standard organizzativi e assistenziali del Servizio di Emergenza Territoriale 118, l’adeguamento del parco ambulanze e delle relative dotazioni tecnologiche, la fornitura dei dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature necessarie per lavorare in sicurezza. I sindacati chiedono infine l’adozione di protocolli operativi uniformi e l’introduzione di programmi strutturati di formazione continua per tutto il personale interessato”.

Possibile sciopero in assenza di risposte

La comunicazione si conclude con un avvertimento alle istituzioni regionali e sanitarie: “in mancanza di un riscontro tempestivo e di una concreta apertura del confronto, le organizzazioni sindacali si riservano di intraprendere tutte le ulteriori iniziative consentite dall’ordinamento. Tra queste viene indicata espressamente anche la proclamazione dello sciopero, da attuare nel pieno rispetto della normativa vigente per i servizi pubblici essenziali. Prima dell’eventuale astensione dal lavoro dovrà essere completata la procedura di raffreddamento e conciliazione richiesta al prefetto e alla Commissione di Garanzia. La mobilitazione apre dunque una nuova fase di confronto sulla gestione dei pronto soccorso e del 118 in Calabria, con al centro il riconoscimento dell’indennità, la sicurezza degli operatori e la capacità del sistema regionale di garantire un servizio di emergenza adeguato ai bisogni della popolazione”. Il documento è sottoscritto per USB PI da Vittorio Sacco, per Nursing Up da Stefano Sisinni e per FSI-USAE da Claudio Gentile.