La sentenza del Tribunale di Messina chiude il giudizio sulla presunta condotta antisindacale del Comune, ma non esaurisce il confronto politico sulla gestione della vicenda che ha coinvolto centinaia di dipendenti comunali. È la posizione espressa dal consigliere comunale di Messina Cosimo Oteri, capogruppo della Lega, dopo il rigetto del ricorso promosso da CSA e CISL. “La sentenza del Tribunale di Messina merita il massimo rispetto e va letta con equilibrio, senza strumentalizzazioni. Il Giudice ha rigettato il ricorso promosso da CSA e CISL, escludendo che, nel caso di specie, ricorressero i presupposti della condotta antisindacale prevista dall’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori”.
Oteri evidenzia come il giudice abbia considerato non pretestuosa la ricostruzione giuridica adottata dall’Ente, fondata sulla normativa nazionale, sul contratto collettivo e sui vincoli finanziari. Allo stesso tempo, il consigliere distingue l’esito del procedimento dalla valutazione definitiva sulla clausola contrattuale contestata. “Il Tribunale ha ritenuto che il Comune abbia agito sulla base di una ricostruzione giuridica non pretestuosa, fondata sulla normativa nazionale, sul contratto collettivo e sui vincoli finanziari, evidenziando che l’Amministrazione, qualora ritenga una clausola della contrattazione integrativa incompatibile con norme imperative, ha anche il dovere di non applicarla. Si tratta di una motivazione articolata che va rispettata.
Allo stesso tempo, però, è altrettanto vero che il Tribunale precisa che il presente giudizio non era diretto ad accertare in via definitiva la validità o la nullità della clausola contrattuale contestata, ma esclusivamente a verificare se vi fosse stata una condotta antisindacale. Sono due piani diversi, che non vanno confusi. Per questo ritengo che la vicenda non possa essere archiviata soltanto con l’esito del giudizio. Sul piano politico e amministrativo rimangono interrogativi ai quali l’Amministrazione deve rispondere. Quando una procedura così rilevante coinvolge centinaia di dipendenti comunali e determina un contenzioso con organizzazioni sindacali rappresentative, è doveroso interrogarsi se il confronto preventivo avrebbe potuto evitare tensioni e incertezze.
Tengo anche a distinguere il ruolo tecnico da quello politico. Il Segretario Generale e gli uffici hanno svolto le proprie funzioni assumendo una determinata interpretazione giuridica che il Tribunale ha ritenuto tutt’altro che pretestuosa. Il mio intervento non è, quindi, rivolto alle persone o ai dirigenti dell’Ente, ma riguarda le responsabilità politiche dell’Amministrazione nella gestione complessiva delle relazioni sindacali e del confronto con i lavoratori. Una buona amministrazione non si misura soltanto dalla capacità di difendere le proprie ragioni davanti a un giudice. Si misura soprattutto dalla capacità di prevenire i conflitti, costruire relazioni sindacali solide, garantire certezza delle regole e tutelare la serenità dei dipendenti.
Continueremo a svolgere con senso di responsabilità il nostro ruolo di opposizione, chiedendo trasparenza, chiarezza amministrativa e un dialogo costante con le rappresentanze dei lavoratori. La sentenza chiude questo giudizio, ma non esaurisce il doveroso confronto politico, che non c è stato per volontà dei consiglieri comunali di maggioranza, su una vicenda che ha avuto un impatto significativo sull’organizzazione del Comune e sui suoi dipendenti”.


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