La possibilità di escludere Andrea Pirlo dalla guida della Nazionale italiana a causa di un contratto con una società di scommesse russa divide gli intervistati, ma il fronte contrario alla decisione risulta leggermente prevalente. È quanto emerge dal sondaggio pubblicato da Termometro Politico, realizzato con metodo CAWI su 2.400 interviste raccolte tra il 28 e il 30 luglio 2026. Alla domanda “È stato giusto scartare Pirlo come ct della Nazionale per il contratto con la società di scommesse russa?”, il 32% risponde che si tratterebbe di una persecuzione priva di senso e che il calcio non dovrebbe essere confuso con la politica. Un ulteriore 11,9% considera inopportuna la collaborazione con la società russa, ma non tale da giustificare l’esclusione dalla panchina azzurra.
Sommando queste due risposte, il fronte contrario all’eventuale esclusione di Pirlo raggiunge il 43,9%. Dall’altra parte, il 38,6% ritiene giusto non affidargli l’incarico, anche se per motivazioni differenti: il 22,5% collega la scelta al rapporto con una società di gioco d’azzardo indicata nel quesito come legata al regime di Vladimir Putin, mentre il 16,1% esprime soprattutto dubbi sulle qualità e sull’esperienza dell’allenatore. Il 17,5% degli intervistati sceglie invece l’opzione “Non so/non intendo rispondere”. La quota elevata di indecisi segnala quanto la questione venga percepita come complessa, sospesa tra sport, reputazione, politica internazionale e valutazioni tecniche.
Il 43,9% non ritiene giusto escludere Pirlo dalla Nazionale
Il dato più rilevante del sondaggio riguarda la somma delle due risposte contrarie all’esclusione di Andrea Pirlo da ct della Nazionale. Il 32% sceglie la posizione più netta: “No, si tratta di una persecuzione senza senso, il calcio non c’entra nulla con la politica, Pirlo non ha fatto nulla di male”. È la risposta singola più indicata nell’intera rilevazione. A questa percentuale si aggiunge l’11,9% di chi ritiene che la collaborazione con la società russa sia stata inopportuna, ma non illegale e comunque insufficiente per negare a Pirlo la panchina azzurra. Nel complesso, quasi il 44% degli intervistati non considera quindi il contratto richiamato nel quesito una ragione sufficiente per escludere l’ex centrocampista dalla guida tecnica della Nazionale.
Il 32% parla di “persecuzione senza senso”
La risposta più scelta è quella che separa nettamente il calcio dalla politica. Il 32% degli intervistati definisce l’eventuale esclusione una “persecuzione senza senso” e sostiene che Pirlo non avrebbe fatto nulla di male. Questa posizione esprime una difesa molto forte dell’autonomia dello sport rispetto alle controversie internazionali. Secondo gli intervistati che hanno selezionato questa risposta, una collaborazione commerciale non dovrebbe automaticamente compromettere la possibilità di assumere un incarico tecnico. Il dato mostra anche una diffidenza verso l’idea che valutazioni esterne al campo possano diventare decisive nella scelta del commissario tecnico. Per questa parte del campione, le qualità sportive e professionali dovrebbero restare il criterio principale.
L’11,9% giudica inopportuno il contratto, ma non decisivo
Una posizione più sfumata è quella scelta dall’11,9% degli intervistati. In questo caso la collaborazione con la società russa viene considerata inopportuna, ma non illegale. La risposta indicata nel grafico è: “No, è stato inopportuno per lui collaborare con la società russa, ma non è illegale, non vedo motivi per negargli la panchina”. Questa quota riconosce dunque l’esistenza di un problema reputazionale o di opportunità, senza però ritenerlo sufficiente per escludere Pirlo dalla guida della Nazionale. Il giudizio distingue tra una scelta discutibile sul piano dell’immagine e una condizione incompatibile con l’incarico di commissario tecnico.
Il 38,6% considera giusto scartare Pirlo
Il fronte favorevole all’esclusione raggiunge complessivamente il 38,6%. Anche in questo caso, però, le motivazioni sono molto diverse. Il 22,5% ritiene che Pirlo non abbia soltanto stretto accordi con una società di gioco d’azzardo descritta nel quesito come legata al regime di Putin, ma non abbia neppure compreso l’errore compiuto. Il 16,1%, invece, considera irrilevante o non grave la collaborazione commerciale, ma esprime un giudizio negativo sulla preparazione tecnica dell’ex calciatore. Secondo questa parte del campione, Pirlo sarebbe poco esperto e non sufficientemente adatto al ruolo di ct. La somma dei due orientamenti produce un dato vicino al 40%, ma mette insieme una critica politico-reputazionale e una valutazione strettamente calcistica.
Il 22,5% critica il rapporto con la società di scommesse russa
La prima risposta favorevole all’esclusione raccoglie il 22,5%. È la seconda percentuale più alta del sondaggio dopo il 32% di chi parla di persecuzione. Gli intervistati che scelgono questa opzione ritengono grave sia l’accordo con una società di gioco d’azzardo indicata come legata al regime russo sia la presunta mancata comprensione dell’errore da parte di Pirlo. La risposta attribuisce quindi un peso decisivo non soltanto alla collaborazione, ma anche al comportamento successivo. Il problema, in questa lettura, non sarebbe esclusivamente contrattuale, ma riguarderebbe la consapevolezza e la responsabilità pubblica di una figura candidata a rappresentare la Nazionale. Il sondaggio misura tuttavia soltanto l’opinione degli intervistati. L’immagine non fornisce elementi indipendenti per verificare i rapporti societari richiamati nel quesito né le circostanze di un’eventuale esclusione.
Il 16,1% boccia Pirlo per ragioni tecniche
Il 16,1% degli intervistati considera giusto non affidare la panchina azzurra a Pirlo, ma non per la collaborazione con Fonbet. La risposta proposta nel sondaggio è: “Sì, non ha fatto nulla di male nel collaborare con Fonbet, ma è scarso e non ha una vera esperienza come allenatore, meglio non faccia il Ct”. In questa fascia del campione, il contratto con la società di scommesse non viene dunque considerato un comportamento censurabile. La scelta di escludere Pirlo viene invece ricondotta alla sua carriera da allenatore e alla presunta mancanza di esperienza adeguata. Il dato conferma che il giudizio sull’ex campione non si esaurisce nella controversia politico-commerciale, ma coinvolge anche la valutazione del suo percorso in panchina.
Il 17,5% non sa o preferisce non rispondere
La quota di intervistati che non prende posizione è pari al 17,5%. Si tratta di un valore significativo, superiore a tre delle quattro risposte di merito proposte nel sondaggio. Quasi una persona su sei dichiara quindi di non sapere come valutare la questione o di non voler rispondere. L’incertezza può dipendere dalla complessità del tema, che intreccia la figura di Pirlo, il ruolo della Nazionale, i rapporti commerciali con una società russa, il settore delle scommesse e il contesto politico internazionale. Il dato suggerisce inoltre che una parte consistente del pubblico potrebbe non conoscere abbastanza gli elementi della vicenda per esprimere un giudizio definitivo.
Pirlo divide tra merito sportivo e opportunità politica
Il sondaggio mette in luce due criteri di valutazione distinti. Da una parte c’è chi considera centrale il comportamento pubblico e la scelta dei rapporti commerciali; dall’altra chi ritiene che la decisione debba dipendere soprattutto dalle competenze tecniche. Per il 22,5%, la presunta vicinanza della società al regime russo costituisce un elemento determinante. Per il 16,1%, invece, la vera questione è l’esperienza di Pirlo come allenatore. Anche tra i contrari all’esclusione emergono due sensibilità diverse. Il 32% rifiuta completamente il collegamento tra calcio e politica, mentre l’11,9% ammette l’inopportunità della collaborazione, ma non la considera sufficiente per una bocciatura. La rilevazione descrive quindi un’opinione pubblica frammentata, nella quale nessuna delle quattro posizioni di merito raggiunge da sola la maggioranza.
Il calcio e la politica al centro del dibattito
La risposta più votata richiama esplicitamente la separazione tra calcio e politica. Per il 32% del campione, l’esclusione sarebbe una conseguenza eccessiva di una questione estranea al campo. Sul fronte opposto, il 22,5% considera invece inevitabile valutare anche il significato politico e reputazionale di un accordo commerciale. Il punto di divisione riguarda quindi il ruolo pubblico del commissario tecnico. Il ct della Nazionale non è soltanto un allenatore, ma anche una figura che rappresenta il calcio italiano dentro e fuori dal terreno di gioco. È proprio questa duplice dimensione a rendere il tema controverso. Per alcuni, la rappresentatività impone una maggiore attenzione ai rapporti professionali. Per altri, usare tali rapporti come criterio di selezione significherebbe introdurre una valutazione politica impropria.
La questione delle scommesse nel calcio
Nel quesito compare anche il tema delle società di scommesse, da tempo oggetto di discussione nel mondo sportivo. Il 22,5% sottolinea la natura di società di gioco d’azzardo dell’azienda citata, oltre al suo legame con il contesto russo. Questa formulazione attribuisce quindi importanza sia al settore economico sia alla dimensione geopolitica. Il 16,1% e l’11,9%, invece, non considerano illegittima la collaborazione. La differenza tra queste due risposte riguarda il giudizio finale sulla candidatura: per i primi Pirlo non sarebbe adatto tecnicamente, per i secondi non vi sarebbero motivi sufficienti per negargli la panchina. Il sondaggio mostra dunque che la collaborazione con un operatore di scommesse non viene percepita nello stesso modo da tutti gli intervistati.
Contrari all’esclusione avanti di 5,3 punti
Raggruppando le risposte, il fronte contrario all’esclusione raggiunge il 43,9%, mentre quello favorevole si ferma al 38,6%. La differenza è di 5,3 punti percentuali. Il vantaggio dei contrari è quindi presente, ma non tale da delineare un orientamento largamente maggioritario. Il 17,5% di indecisi o non rispondenti resta infatti una quota decisiva nel quadro complessivo. Senza questa fascia, le posizioni contrapposte risultano relativamente vicine. La rilevazione fotografa pertanto un pubblico diviso, con una lieve prevalenza di chi non ritiene corretto escludere Pirlo per la collaborazione richiamata nel quesito.
Il sondaggio di Termometro Politico
Secondo le informazioni riportate nel grafico, il sondaggio è stato realizzato da Termometro Politico con metodo CAWI, attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 28 e il 30 luglio 2026. Il metodo CAWI prevede la somministrazione del questionario online. Nell’immagine non sono indicati ulteriori dettagli sulla composizione del campione, sul margine di errore o sui criteri di ponderazione. La rilevazione deve quindi essere interpretata come una fotografia delle opinioni espresse dagli intervistati nel periodo indicato, non come una prova delle circostanze richiamate nella domanda.



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