Papa Leone XIV a Lampedusa: preghiera per i migranti, visita alla Porta d’Europa e messa sull’isola | FOTO

Il Pontefice ha reso omaggio alle tombe dei migranti, benedetto il Molo Francesco e incontrato una famiglia e alcuni ospiti dell’hotspot: “non sono venuto per tante parole, ma per gesti di umanità”

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    Foto Ansa
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Alle 8:54 l’aereo con a bordo Papa Leone XIV è atterrato a Lampedusa. Lo riferisce un telegram della Sala stampa della Santa Sede. Lampedusa, 04 LUG – Al suo arrivo, il Papa è accolto da mons. Alessandro Damiano, arcivescovo Metropolita di Agrigento; da Renato Schifani, Presidente della Regione Sicilia; da Salvatore Caccamo, Prefetto di Agrigento; da Filippo Mannino, Sindaco di Lampedusa; e da Giuseppe Pendolino, Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Quindi, Leone XIV si trasferisce in auto al Cimitero di Lampedusa per un omaggio floreale sulle tombe di alcuni migranti.

Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, ha accolto a Lampedusa Papa Leone XIV in occasione della sua visita pastorale sull’isola. Come spiegano fonti dell’esecutivo, Mantovano ha dato il benvenuto al Pontefice all’aeroporto di Lampedusa a nome del governo italiano.

Il Papa in preghiera sulle tombe dei migranti al cimitero di Lampedusa

Omaggio floreale e sosta di pregheira per papa Leone sulle tombe dei migranti morti in mare nel cimitero dei senza nome di Cala Pisana. A segnare le loro sepolture, delle croci ricavate dal legno delle barche naufragate. Ora il Papa si trasferisce alla Porta d’Europa, scultura altamente simbolica, dove incontra brevemente una famiglia di migranti.

A Lampedusa il Papa attraversa da solo la porta d’Europa

Seconda simbolica sosta dopo il cimitero per papa Leone a Lampedusa: Prevost si è recato alla Porta d’Europa, monumento in ceramica e ferro, simbolo di ingresso dei migranti nel Vecchio continente. Qui il Papa sta salutando proprio una famiglia di migranti, ma soprattutto in modo altamente simbolico sta attraversando la porta, poggiando la mano sulla parte destra e guardando il mare dove proprio in questo momento una nave militare si scorge sul fondo. Il Papa ha quindi superato la porta. E ancora è sceso sulla scogliera da solo, il vento sposta la veste del Papa e la papalina è volata via. Il Papa si è fermato a lungo, da solo, scrutando il mare. Un invito implicito a vedere il Mediterraneo come opportunità e non solo come ‘tomba’.

A Lampedusa, il Papa scopre e benedice la targa intitolata a Francesco

Ancora gesti per papa Leone a Lampedusa: Prevost ha appena scoperto e benedetto la targa intitolata a papa Francesco sul Molo Favarolo che da oggi si chiamerà molo Francesco. Quindi si è diretto verso un gruppo di 15 migranti portati dal’hotspot gestito dalla Croce Rossa e posizionato nel centro dell’isola, a cui ha stretto la mano uno per uno.

Papa a Lampedusa, gli attivisti: “l’isola ormai militarizzata”

L’hotspot è un luogo invisibilizzato posizionato in fondo alla contrada per renderlo invisibile, qui avvengono le nuove procedure di screening, le persone sbarcate sono costrette a sottoporsi a interrogatori da vari attori, in primis l’agenzia Frontex, luogo, dalla nostra prospettiva, di detenzione da cui potrebbero uscire ma sono invece costrette a rimanere per l’espletamento delle procedure di frontiera“. Lo dicono gli attivisti per i diritti umani presenti a Lampedusa in occasione della visita di papa Leone. “Il Molo Favarolo è un’area militare negli ultimi tempi – aggiungono – a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Patto europeo per le migrazioni, è una zona sempre più militarizzata dagli agenti di Frontex che sottopongono le persone appena sbarcate dopo viaggi molto difficili ai primi interrogatori, si chiedono informazioni sulla persona sul viaggio e la cosa che a noi preoccupa molto è che vengono fatti anche a minorenni, prima non era lecita questa procedura, ora a quanto pare con il nuovo Patto anche minorenni, ci preme denunciare che non c’è nessun interesse nei confronti della dignità umana, di persone che hanno subito torture, violenze, non c’è umanità e dignità in queste pratiche“.

Giro in Papamobile per Leone a Lampedusa

Giro del Papa in Papamobile per le strade di Lampedusa prima di celebrare la messa. I lampedusani e la folla di fedeli hanno seguito fino ad ora le varie tappe, dal cimitero alla porta d’Europa, dai maxi-schermi. Il Papa percorre con la giardinetta tutto il perimetro del campo sportivo di Lampedusa dove sono radunati qualche migliaia di fedeli. Prevost come di consueto, compie piccole soste per benedire i bambini.

La letterina del piccolo Leo al Papa: “io sbarcato qui da solo 10 anni fa”

Caro Papa sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo“. E’ il testo della letterina che il piccolo Leo ha consegnato, insieme ad un pallone, a papa Leone alla porta d’Europa. Un testo e un gesto altamente simbolici.

Il Papa: “io a Lampedusa non per tante parole ma per gesti di umanità”

Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti“. Lo dice il Papa nel suo primo discorso a Lampedusa, rivolgendo parole di saluto al sindaco e alla popolazione. “Ringrazio il Signor sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza! – ha esordito -Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.

Il Papa a Lampedusa: “grato di essere qui dopo Francesco”

La bellezza del mare, di quest’isola e dei vostri volti è un riflesso dell’iniziativa gratuita di Dio: l’amore ci precede, ci circonda e ci raduna. Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da Successore di Pietro. Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà“. Lo dice Papa Leone nell’omelia della messa a Lampedusa ricordando subito la visita storica di Papa Bergoglio. “Sono venuto a ringraziarvi per la prossimità che molti di voi hanno esercitato, si è compiuto d nuovo il miracolo della compassione“.

Il Papa da Lampedusa: “l’Europa chiamata a responsabilità epocale”

Da questo estremo lembo d’Europa nel Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo” per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e “nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare“. Così il Papa.

Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì non altrove, è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio – ha aggiunto Leone – oppure custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità, cura”. “Carissimi, chi si lascia portare in questa dinamica di compassione, di misericordia, inizia a vivere diversamente, a essere cittadino diversamente, a lavorare diversamente. Allora può sorgere davvero la civiltà dell’amore, quella prospettata dai miei santi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Insieme a un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso – ha continuato -, essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata“.

Il Papa: “non lasciamoci vincere dalla paura, O’scia!”

Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. Torni la venerata immagine” della Madonna di Porto Salvo “a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione”, “abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: “O’scià!”. Così il Papa conclude la sua omelia dall’isola di Lampedusa usando la formula di saluto dei lampedusani, una parola che potrebbe essere tradotta come ‘mio respiro’.

Le autorità locali informano che partecipano alla messa al Campo Sportivo “Arena” di Papa Leone a Lampedusa circa 4000 persone. Lo rende noto la Sala stampa della Santa Sede.