“Contro la paura”, la lectio magistralis di Franco Gabrielli sulla sicurezza tra repressione e libertà | FOTO e INTERVISTE

Presso il Circolo di Tennis “Polimeni” di Reggio Calabria, Franco Gabrielli ha presentato il libro “Contro la paura”, scritto insieme a Carlo Bonini. Un focus sulla sicurezza in Italia e il rapporto con la politica

  • Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Un tema caldissimo e quanto mai attuale quello della gestione della sicurezza in Italia. Dai casi Roggero e Fakir, al fenomeno “maranza”, passando per una crescente sensazione di insicurezza da parte dei cittadini con veri e propri quartieri delle città diventati “zone da evitare” tanto di giorno quanto di notte. Un tema analizzato da Franco Gabrielli, già capo della Polizia, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica del governo Draghi, nel libro scritto con Carlo Bonini dal titolo “Contro la paura”.

Nel pomeriggio odierno, il Circolo di Tennis “Polimeni” di Reggio Calabria ha ospitato un dibattito sul volume, organizzato dal Consigliere Battaglia, moderato dalla giornalista Giulia Merlo e che è stato introdotto dai saluti istituzionali del sindaco Cannizzaro.

Battaglia: “tema di sicurezza da legare alla sanità mentale”

Il consigliere Battaglia ha dichiarato: “la sicurezza è l’argomento del momento. Il libro di Franco, nella sua versione di esperto nel settore, ci mette anche di formazione, che è un po’ anche la mia, Democrazia Cristiana, cattolicesimo democratico. Rende il sistema sicurezza con una visione non solo repressiva, ma quella di un Paese sicuro.

In merito alla sicurezza cittadina, Battaglia ha dichiarato: “da sindaco, la cosa che ho firmato di più sono stati i TSO. C’è un tema al riguardo. La cosa si traduce in insicurezza. Vanno coinvolti tutti, soprattutto il sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti sul tema. Il tema sicurezza va ascritto anche al tema del disagio mentale. E poi c’è anche il disagio abitativo. Ad Arghillà si parte dal disagio abitativo. Si deve partire non dalla ghettizzazione, perchè si crea un territorio ingovernabile. Le istituzioni, insieme, devono dare risposte al territorio, non è possibile solo delegare al sindaco.

Io condivido quello che ha fatto Lepore a Bologna. Autorizzare credo che sia non voltarsi dall’altra parte, prendersi anche la croce addosso. Anche io non avrei fatto alcun tipo di polemica, per educazione istituzionale“.

Cannizzaro: “dopo aver vinto la battaglia di San Ferdinando, vinceremo quella di Arghillà”

Il sindaco Cannizzaro ha dichiarato: “il prefetto Gabrielli ho avuto modo di apprezzarlo da sottosegretario di Stato, divenendo punto di riferimento di noi parlamentari durante il governo Draghi. Tanti i momenti in cui ci siamo confrontati in Parlamento. E anche in quella veste, il prefetto Gabrielli è stato propulsore di iniziative di carattere nazionale di cui il nostro Paese gode ancora oggi. Quello odierno è un momento da cogliere per chi come me è chiamato ad amministrare la città. Oggi la Calabria vive un momento storico, oggi si è rimossa la Tendopoli di San Ferdinando, è vittoria dello Stato e della sicurezza.

Io credo che il fenomeno sia attualissimo e sia stato enfatizzato dalla politica, è stato ideologizzato. Alcuni leader del centrodestra, nell’approvare norme di sicurezza, hanno forse molto enfatizzato questo aspetto, ma la sicurezza non deve avere colore politico perchè è un aspetto culturale. Lavoreremo molto nelle scuole, spiegheremo che la sicurezza è prevenire incidenti importanti. Oggi siamo abituati a vedere violenza nelle università, nelle manifestazioni sportive. Credo che questi aspetti non debbano essere estremizzati perchè poi hanno ricadute sui territori.

Oggi a San Ferdinando si è consumata una pagina importante in totale sicurezza. Si è avuto a che fare con esseri umani, fratelli di altre culture, gli è stato spiegato che si dovevano trasferire in altri alloggi. Lo si è fatto in sicurezza”.

Sul tema della sicurezza in città, Cannizzaro ha dichiarato: “ho apprezzato questa esposizione del Prefetto Gabrielli, starei ore e ore a sentirlo. Ci ha offerto uno spaccato italiano, ha parlato di una nuova architettura della sicurezza che questo Paese merita. La politica dovrebbe parlare e ascoltare di più. E deve consumare il dibattito politico in altre questioni, farlo di meno sulla sicurezza, speculare meno.

Da sindaco, da due mesi a questa parte, ho iniziato a toccare con mano quanto è importante è toccare con mano la sicurezza della città. Una città serena, un problema che è marginale, ma potrebbe sorgere. Io ho convinto gran parte dell’elettorato anche parlando di normalizzazione, ma anche proiettandola sui palcoscenici che merita. Io intendo promuovere Reggio Calabria come città missione del piano Mattei, l’ho detto al ministro Tajani qualche settimana fa quando è venuto in visita. Significa anche arricchire la popolazione di stranieri, possibilmente selezionati. Chi si candida a governare i territori deve avere la consapevolezza di saperlo fare. Io potevo evitare di affrontare quella parte minoritaria di cittadini che conferiscono i rifiuti dove capita. Mi avvalgo dell’aiuto della polizia locale. Ho attivato l’installazione di 50 telecamere per monitorare quella platea minoritaria, anche questo è controllo e sicurezza.

C’è un ghetto, Arghillà, ho portato il caso in Parlamento. Mensilmente le forze di Polizia fanno delle operazioni repressive in quel ghetto perchè ci sono criminali, ci sono famiglie intrinsiche alla ‘ndrangheta, bambini che non vanno a scuola e che vengono utilizzati dalla criminalità organizzata. È una scommessa da vincere e che vinceremo, perchè c’è una sinergia istituzionali. Dopo San Ferdinando, vinceremo anche Arghillà.

In merito alla questione di Bologna, io sono orgoglioso di essere il dirigente di un partito come Forza Italia, l’unico dirigente politico di centrodestra ad aver espresso solidarietà al collega Lepore che mi ha detto che sono stato l’unico a esprimergli solidarietà dal centrodestra. Credo abbia fatto bene ad autorizzare, la libertà di espressione non si nega a nessuno. La sicurezza non può essere il limite di espressione del pensiero.

Nel chiudere, consentitemi: se io domani mattina diventassi presidente del Consiglio, chiamerei Franco Gabrielli a guidare la sicurezza Nazionale“.

La lectio magistrali si Franco Gabrielli

Il prefetto Gabrielli ha dichiarato, in merito all’incipit del libro, “il male e la paura sono gemelli siamesi“: “il libro l’ho scritto con Carlo Bonini, al quale ho rilasciato le interviste più complicate della mia carriera professionale. È un libro frutto delle mie esperienze. Il libro non è una verità rivelata, è il tentativo di ricondurre temi così importanti a un dibattito caratterizzato da moderazione, pacatezza e concretezza, oltre che verità. Il libro inizia con una frase di Baumann, una di Wolf (Medea) e una di Albanese. Nell’approccio che con Bonini abbiamo avuto, il libro non è un libro-intervista, è il frutto di numerose conversazioni da settembre a dicembre.

Dovevamo partire dal sottolineare come pensiamo che ogni cosa nasca dal nostro Paese, ma il mondo è più ampio. Il nostro percorso inizia dall’11 settembre del 2001, momento in cui male e paura iniziano a intrecciarsi, uno spartiacque importante. Da lì è iniziata la paura. Nel libro parliamo di baratto fraudolento, iniziamo a pensare che la nostra sicurezza debba avere un prezzo da pagare con diritti e libertà. Abbiamo visto Guantanamo e l’Iraq. Questo governo in questi 4 anni ha accentuato molte cose, ma i prodromi sono più antichi. Io bandirei dal linguaggio la locuzione ‘sicurezza percepita’, ha i toni dell’irrisione di chi percepisce l’insicurezza. Il libro è panpenalista, ma non è indulgente con l’altro schieramento. Le paure esistono ed esistevano anche prima.

Se ci confrontiamo con altre realtà, questo non è il Paese più insicuro del mondo. Di solito siamo sempre nella parte bassa delle classifiche europee, ma c’è una cosa che ci vede quasi al vertice, il primo podio ci è stato sottratto dal Lussemburgo, che ha una media omicidaria di 0.54, noi siamo a 0.57, la media è europea è 1 omicidio ogni 100.000 abitanti“.

Sicurezza e dibattito politico

Sicurezza diventata un forte argomento politico. Gabrielli si è espresso così sul tema: “se c’è una cosa che ho imparato in 38 anni, avendo avuto questo straordinario privilegio di attraversare il ‘mondo dei rischi’, è che c’è una parolina fondamentale: consapevolezza. Se uno non ha consapevolezza dei rischi, non ha possibilità di affrontarli e gestirli. La consapevolezza dovrebbe essere necessità e obbligo di capire i meccanismi, capire come funziona. Il cittadino non può non conoscere alcune questioni.

Quando noi parliamo di indici di delittuosità noi non parliamo di reati commessi, ma reati denunciati. La gente non denuncia tutti i reati, come nell’ambiente domestico. Ci sono realtà del Paese in cui solo denunciare è atto di coraggio. La gente non denuncia ponendosi nella sconsolata considerazione che perdere tempo nel sporgere denuncia non produce effetti nel conseguire il risultato sperato. L’under recording riguarda non quanto viene denunciato, ma quanto percepito da chi inserisce il dato. Nel nostro Paese abbiamo le statistiche delle denunce, ma non abbiamo la percezione di ciò che avviene dopo ai responsabili, se ci sono state condanne. È matematico che chi sta al governo antepone le statistiche, chi sta all’Opposizione antepone la percezione.

Oggi le forze di polizia statuali sono al centro di una tempesta perfetta. Le grandi assunzioni sono avvenute fino agli anni 90. Nella sola polizia di Stato sono state assunte, negli anni 90, 9000 persone l’anno. Sapete perchè? Perchè c’era la leva obbligatoria e le forze di Polizia potevano acquisire un’aliquota del loro personale con un meccanismo piuttosto selettivo. Oggi, con dismissioni uguali a immissioni, le scuole non riescono più ad andargli dietro.

Chi vi promette più agenti fino al 2030, vi sta turlopinando. Stanno immettendo in strada ragazzi con pochi mesi di formazione. In questo Paese si stanno restringendo le coorti demografiche. Oggi nascono poco più di 350.000 bambini. Più andremo avanti più ci sarà meno gente che parteciperà ai concorsi, che potrà essere arruolata. Io questo lo dico anche all’Opposizione che parla di più assunzioni. Il tema è fare una rivisitazione seria dell’architettura della sicurezza di questo Paese. La Polizia Locale del 2026 non è la Polizia Locale del 1980, del 2000 o del 2010. Oggi è richiesta a queste persone un’attività diversa. Una rivisitazione che deve passare da un effettivo coordinamento. Una parte della Polizia Locale deve rispondere al sindaco, una parte al Prefetto Questore. Lì si realizza la modalità integrata. Il vero problema è che abbiamo una politica sempre più debole e prigioniera degli apparati, una politica che a destra e a sinistra non ha le idee chiare. Nell’ultimo ddl sicurezza c’è una parte in cui ogni apparato si è ‘cucinato’ le cose sue“.

La prevenzione

La prevenzione, soprattutto per la sinistra, è la ‘ricetta’ sul fronte sicurezza. Gabrielli ha spiegato: “c’è uno strabismo tra un occhio che guarda all’oggi e l’altro che guarda lontano. Il tema non è condannare la repressione, ma condannarla se è l’unica soluzione proposta. Ci sono questioni che hanno bisogno di una dimensione di repressione. Questo equivoco ha portato a un approccio manicheo: chi pensa che la repressione sia l’unica soluzione, chi pensa che la prevenzione lo sia. Le due cose devono stare insieme. Più la società sta in una condizione di insicurezza, più pretende risposte. La vicenda Roggero ci restituisce questo. Per quanto possano valere le inchieste demoscopiche, 2/3 degli italiani approvano quel comportamento. Sono tutti di destra? No. C’è un sentimento più largo di un singolo schieramento. La capacità di dare risposte non può prescindere da quello che sta avvenendo. Vi sembra possibile che nel 2026 non ci sia una centrale unica operativa? Si dividono le città a spicchio, è anacronistico.

La gestione solo degli effetti, 4 anni di governo, ci restituisce che non è la soluzione. Contenimento degli effetti e risoluzione delle cause. Se non affrontiamo seriamente l’immigrazione, in questo Paese andremo a sbattere. Nel nostro Paese i picchi sono stati gestiti con ordinanze della Protezione Civile. È la dimostrazione di come un fenomeno che va governato. Qui tra buonisti e cattivisti, tra chi ‘accogliamo tutti’ e chi rimandiamo a casa’, non affrontiamo il problema. Il Ministero dell’interno ha delegato, non si è interessato all’immigrazione.

Fino a che noi non accetteremo che per i rimpatri non vale il reso di Amazon, che si reggono su considerazioni elementari: per il Paese di origine il migrante è una risorsa e non se lo riprende gratis, per altro in un contesto in cui io il sistema anagrafico fa si che non si riconosca che quel cittadino è cittadino di quel Paese. Vogliamo parlare del click day? Forma criminogena, favorisce il caporalato, associazioni a delinquere che ruotano intorno a mondi che sfruttano queste persone. Poi facciamo i decreti maranza. Io a 66 anni non avevo mai visto un provvedimento connotato da un insulto. È come se negli anni 60 avessero fatto un provvedimento anti-terroni. C’è un degrado del lessico istituzionale. Questi fenomeni vanno governati, presuppongono risorse.

Della vicenda di San Ferdinando vado orgoglioso. Ma nel nostro Paese non c’è nessuno che pensa all’integrazione. Noi abbiamo comuni che si stanno de antropizzando, che vengono abbandonati da autoctoni e in prospettiva saranno occupati da nuovi italiani. Se è vero che la clusterizzazione è la prima modalità di integrazione, diventa elemento di disgregazione sociale se questa modalità diventa perpetua. Si creano enclavi linguistiche, religiose. Noi un problema sull’Islam politico ce lo poniamo o no? In Francia Macron ha commissionato un rapporto sul ruolo della Fratellanza Musulmana.

Sento parlare di identità italica. Noi siamo uno dei Paesi più meticci al mondo. Vorremmo parlare, una volta tanto, di identità civica? Quella è la battaglia. Le persone che vengono sono ben accette, ne abbiamo bisogno, ma questa modalità deve venire in modalità regolata e deve avvenire con i principi che regolano il nostro Paese. Noi abbiamo gli islamofobi e quelli che ‘fratelli tutti’. Però esiste la concretezza del governo delle cose”.

La sicurezza nelle città

In merito alla sicurezza nelle città oggi, in contesto più ampio che va dal caso Fakir ai maranza, passando per la Val di Susa, Gabrielli ha rimarcato: “nel libro dedichiamo un capitolo a Milano, l’ombelico del mondo. La pubblica sicurezza deve rimanere nella responsabilità statuale, come dice la nostra Carta Costituzionale.

La sicurezza relazionale è la sicurezza che vede la partecipazione di tutti i soggetti che ne hanno titolo. La malattia mentale oggi è un’urgenza, accentuata da una recrudescenza della tossicodipendenza. Più soggetti devono gestire questo argomento. Questa bulimia normativa panpenalista carica di responsabilità la Polizia che non sono proprie.

Io sono un grandissimo sostenitore della sicurezza sartorializzata. Ogni territorio ha delle specificità che devono essere affrontate in maniera diversa. I cittadini vivono due grandi condizioni di malessere: che i problemi non vengono risolti; la percezione di non essere calcolati, che nessuno si prende carico del problema. Oggi abbiamo un grosso problema di fiducia. Bisognerebbe recuperare quel rapporto di fiducia, parlando e dialogando, ma soprattutto avendo rispetto delle istituzioni. Io ho difeso il sindaco di Bologna, so che ha operato per provare a mettere sotto un cappello una pulsione che stava degenerando, non mi è stato bene il battibecco fra sindaco e ministro“.