Si è svolta ieri, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa dal titolo “Minori stranieri non accompagnati. Criticità e prospettive di riforma. La sentenza della Corte EDU H.D. c. Italia”, su iniziativa dell’On. Fabrizio Benzoni, deputato di Azione. Tra i relatori anche Diana Zingales, vice segretario provinciale di Azione Messina e promotrice dell’iniziativa. “Con una normativa del 2023, di natura derogatoria rispetto all’impianto legislativo complessivo in materia di minori stranieri non accompagnati, il legislatore italiano ha previsto che il prefetto possa disporre la provvisoria accoglienza del minore che abbia compiuto sedici anni in centri per adulti, per un periodo che può estendersi fino a cinque mesi complessivi. Ma questi centri garantiscono l’inviolabilità dei diritti fondamentali di questi minori, che giungono in Italia dopo lunghi e traumatici viaggi? A fondamento della deroga, la temporanea indisponibilità di centri di prima accoglienza per minori”, affermano Benzoni e Zingales.
“Nessun riferimento, invece, al ‘superiore interesse del minore’ , principio che dovrebbe guidare le scelte del legislatore in tema di legislazione sui minorenni,come sancito da convenzioni internazionali e direttive europee. Inoltre, con una recente pronuncia, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha sancito la responsabilità dello Stato italiano per la violazione dell’art. 3 CEDU, ovvero per aver sottoposto un minore straniero non accompagnato ultrasedicenne a trattamenti inumani e degradanti in un centro per adulti per oltre cinque mesi“, puntualizzano.
“Se guardiamo ai dati del 2026 la pronuncia dei giudici di Strasburgo fa comprendere l’entità del problema”
“Alla base della condanna, il grave sovraffollamento all’interno della struttura, la mancata predisposizione di ambienti separati tra adulti e minori, la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie, l’ assenza di supporto psicologico, educativo e ricreativo, nonché di orientamento al lavoro, previsto invece per i centri di accoglienza per minori, e una restrizione della libertà personale tale da essere stata definita “detenzione di fatto” dalla Corte. Se poi guardiamo ai dati del 2026 elaborati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la pronuncia dei giudici di Strasburgo fa comprendere l’entità del problema: infatti, attualmente in Italia i minori stranieri non accompagnati che hanno tra i sedici e i diciassette anni rappresentano i ¾ dei minori nei centri di accoglienza“, sottolineano.
L’Italia rischia nuove condanne?
“L’Italia rischia nuove condanne? Se guardiamo al numero di presenze, non è affatto improbabile ma certamente non auspicabile. Ci auguriamo quindi che il legislatore recepisca il monito della giurisprudenza europea e, nel rispetto dei princìpi sovranazionali, adotti un approccio più responsabile alle politiche migratorie che riguardano tutti i minori stranieri non accompagnati, senza operare indebite discriminazioni legate ad una determinata soglia di età, scelta, anche questa, già di per sé in contrasto con i princìpi giuridici che accomunano gli Stati membri dell’UE”, concludono.



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