L’aumento da sei a sette delle commissioni consiliari del Comune di Messina (l’ottava era la commissione Ponte sullo Stretto che non aveva una data fissa di convocazione), insieme alla previsione di organismi composti da 23 o 25 membri, accende lo scontro politico a Palazzo Zanca. Al centro del confronto non c’è soltanto l’organizzazione dei lavori delle commissioni, ma anche il possibile impatto economico prodotto dalla crescita del numero delle sedute e, di conseguenza, dei gettoni di presenza riconosciuti ai consiglieri. La questione sta alimentando un dibattito che va oltre le aule istituzionali e coinvolge direttamente la città. Le posizioni si dividono sostanzialmente tra chi considera la nuova articolazione delle commissioni uno strumento utile a rendere più efficiente l’attività politica e amministrativa e chi, invece, teme un aumento eccessivo della spesa pubblica. La domanda attorno alla quale ruota il confronto è chiara: l’incremento delle commissioni e delle sedute consentirà di migliorare concretamente il lavoro del Consiglio comunale oppure si tradurrà soprattutto in una moltiplicazione dei costi?
La critica del gruppo di Marcello Scurria
La posizione più dura è arrivata dal gruppo consiliare riconducibile a Marcello Scurria, che ha contestato apertamente la nuova organizzazione delle commissioni. Il gruppo non ha usato mezzi termini: “le commissioni sono state trasformate in una sorta di ‘gettonificio’. E’ prevalsa la logica della moltiplicazione dei gettoni di presenza anziché quella dell’efficienza amministrativa”. La dichiarazione mette al centro il rischio che l’aumento degli organismi e delle sedute possa essere percepito come una modalità per incrementare le presenze retribuite, piuttosto che come una scelta finalizzata a migliorare l’attività istituzionale. La critica, tuttavia, è rimasta sostanzialmente isolata. Secondo quanto emerso nel confronto politico, non soltanto la maggioranza di Sud chiama Nord, ma anche le opposizioni avrebbero preso le distanze dalla posizione espressa dall’ex candidato sindaco del centrodestra. Questo elemento rende il quadro politico particolarmente significativo. La nuova struttura delle commissioni, pur suscitando polemiche in città, sembra avere trovato un consenso trasversale all’interno del Consiglio comunale.
Più sedute settimanali per i consiglieri comunali
Il nodo centrale riguarda l’incremento del numero complessivo delle sedute. Secondo i dati riportati nel dibattito, nella passata legislatura ciascun consigliere partecipava mediamente a quattro sedute settimanali. Con la nuova organizzazione, il numero salirebbe a sei. Considerando complessivamente i vari componenti delle commissioni, si arriverebbe a 60 sedute settimanali in più rispetto alla precedente configurazione. Su base mensile, l’aumento sarebbe pari a circa 240 presenze aggiuntive. Il dato è rilevante perché ogni presenza in commissione dà diritto, nei limiti e secondo le condizioni previste, al relativo gettone. L’effetto economico dell’aumento delle sedute diventa quindi uno degli aspetti più discussi della riorganizzazione.
Gettoni di presenza, la stima dei costi aggiuntivi
Il gettone di presenza indicato per ciascuna seduta ammonta a 143 euro. Moltiplicando questo importo per le circa 240 presenze aggiuntive mensili, la spesa stimata si colloca intorno ai 35 mila euro in più ogni mese. Su base annuale, il costo aggiuntivo viene indicato in circa 400 mila euro. Il calcolo aritmetico basato su 240 presenze mensili per 143 euro produce una cifra di 34.320 euro al mese e 411.840 euro su dodici mesi, valori che possono essere arrotondati rispettivamente a circa 35 mila euro mensili e oltre 400 mila euro annui. Si tratta di una stima che dovrà comunque essere valutata alla luce del numero effettivo delle riunioni, delle presenze registrate, dei limiti normativi applicabili e dell’eventuale tetto massimo ai compensi percepibili dai consiglieri. Il dato, però, offre la misura economica della controversia e aiuta a comprendere perché la riforma delle commissioni sia diventata rapidamente un tema centrale nel dibattito politico cittadino.
Ai gettoni si aggiungono i costi per il personale comunale
La spesa non riguarda soltanto i compensi riconosciuti ai componenti delle commissioni consiliari. Ogni seduta richiede infatti la presenza e l’attività dei dipendenti comunali incaricati di assistere i lavori, predisporre gli atti, redigere i verbali e garantire il corretto funzionamento amministrativo. Ai costi per i consiglieri devono quindi essere aggiunti quelli relativi al personale. Questo significa che la cifra complessiva potrebbe crescere ulteriormente rispetto alla stima basata esclusivamente sui gettoni di presenza.
Il costo della democrazia e la necessità di misurare i risultati
Il tema richiede un confronto privo di semplificazioni. La democrazia, il funzionamento dei consigli comunali e il lavoro delle commissioni hanno inevitabilmente un costo che viene sostenuto dalla collettività. Il punto non è quindi stabilire se l’attività politica debba avere un costo, ma capire se le nuove spese siano proporzionate ai risultati prodotti. Una commissione più attiva può contribuire a migliorare la qualità delle decisioni, a ridurre i tempi di esame degli atti e a rafforzare il controllo sull’amministrazione. Al contrario, un aumento delle riunioni privo di effetti concreti rischierebbe di alimentare le critiche sulla gestione delle risorse pubbliche. Per questo motivo, alla discussione sul numero delle commissioni dovrebbe affiancarsi un sistema trasparente di valutazione del lavoro svolto. Il numero delle sedute, da solo, non rappresenta infatti un indicatore sufficiente di produttività istituzionale. Sarà importante verificare quanti provvedimenti verranno esaminati, quali risultati saranno raggiunti, quanto dureranno le riunioni e quale contributo offriranno al funzionamento del Consiglio comunale.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?