Max, Sei un mito! Sono stato al concerto di Pezzali a Messina: una serata (ancora) bellissima, ma Bella vera

Sono stato al concerto di Max a Messina, ieri sera, e mi sono ritrovato - ancora una volta, perché non è il suo primo a cui assisto - dentro una realtà parallela, dentro un mondo ovattato, bellissimo, in cui la vita si ferma per oltre due ore, ti trasporta nel passato ma al contempo ti fa vivere il presente e ti fa sognare il futuro

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    Foto di Pier Paolo Papalia / StrettoWeb
  • Max Pezzali Messina
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Ci sono anch’io. Ci sono stato anch’io. Ed è stata, ancora una volta, una serata bellissima, ma Bella vera. Come mai, dopo oltre 30 anni, Max Pezzali riesca ancora a riempire gli stadi e a unire generazioni, non è un mistero. E non lo è per un semplice motivo: perché Sei un mito. Sono stato al concerto di Max a Messina, ieri sera, e mi sono ritrovato – ancora una volta, perché non è il suo primo a cui assisto – dentro una realtà parallela, dentro un mondo ovattato, bellissimo, in cui la vita si ferma per oltre due ore, ti trasporta nel passato ma al contempo ti fa vivere il presente e ti fa sognare il futuro. A tenere il tempo dentro Una lunga estate caldissima, a farti dimenticare le ansie e le incazzature, le preoccupazioni giornaliere, e anche quel caos cittadino a Messina che fa pensare: “ma chi me lo ha fatto fare?”. Perché poi, a muoverti, è solo un concetto: Nessun rimpianto. Al diavolo tutto il resto, bisogna esserci, sennò i rimpianti aumentano.

C’è una caratteristica di Max che mi piace tra le altre, oltre ovviamente alle innumerevoli canzoni che si possono ora ballare, ora cantare, ora ascoltare, e su cui emozionarsi, piangere, ridere, scherzare, ricordare: Max canta, canta, canta sempre, non si ferma, non si perde in chiacchiere, non si lascia trascinare da monologhi buonisti, da grandi discorsi filosofici sui problemi del mondo. E’ lì per cantare, la gente è arrivata al “Franco Scoglio” per quello. E lui non delude. Il suo è uno show leggero, tra una videocassetta (dove è ben visibile il titolo di ogni canzone che sta per cantare) e un joystick da Nintendo, per non dimenticare l’idea del Festivalmax, un Festivalbar rinnovato condotto da Amadeus dove Max celebra alcuni tra i brani più iconici che l’hanno consacrato nella storia trasmissione che oggi – purtroppo – non esiste più.

Perché la nostalgia c’è, nei concerti di Max. Anzi, l’obiettivo è proprio quello. Ricordarla, sempre, ogni volta di più, ripercorrendo gli Anni d’Oro, Nella Notte, a ricordare Lo Strano percorso di chi lo ha visto nascere, crescere, arrivare. Quando lui ha esordito sulla scena musicale, primi anni ’90, io non ero ancora nato. Ma la sua musica non ha età, non colpisce chi lo ha vissuto, chi lo ha visto crescere, ma ti “acchiappa”, ti prende, e lo fa senza distinzione di età. Ieri sera, al “Franco Scoglio”, c’erano i bambini di 6 anni e le nonne a 70. C’era il papà col bambino, la nonna col bambino, unite magicamente in un arco temporale che racchiude oltre 30 anni in circa due ore. C’erano messinesi, tanti, ma anche la Sicilia intera e tanta Calabria, Reggio città, provincia e non solo. E’ l’effetto Max, un Viaggio al centro del mondo dove Ti sento vivere. E Se tornerai, ancora, Io ci sarò. Grazie Max, Grazie mille.