Il Tribunale di Locri, Sezione Penale, in composizione collegiale (Presidente dott. Rosario Sobbrio, giudici a latere dott.ssa Francesca Sambataro e dott.ssa Maria Rosaria Ferraro), con sentenza pronunciata il 5 maggio 2026, ha assolto integralmente Gurwinder Singh da tutte le accuse a suo carico, ponendo fine a un procedimento penale segnato dalla straordinaria gravità delle contestazioni mosse all’imputato. L’uomo era chiamato a rispondere di due tra i reati più gravi previsti dall’ordinamento in ambito familiare: i maltrattamenti in famiglia e la violenza sessuale aggravata, quest’ultima aggravata dal vincolo di parentela e dalla minore età delle presunte persone offese, le stesse figlie dell’imputato. Si tratta di imputazioni di eccezionale rilievo, tali da esporre l’imputato al rischio concreto di una condanna di lunghissima durata e da aver comportato, sin dalla fase delle indagini preliminari, l’applicazione di severe misure cautelari.
Il Collegio ha pronunciato, per entrambi i capi d’imputazione, la formula assolutoria “perché il fatto non sussiste” — la più ampia e piena prevista dal codice di procedura penale — disponendo contestualmente la cessazione delle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese: misure che avevano gravato ininterrottamente sulla vita dell’imputato sin dal settembre 2024.
Nel corso della requisitoria finale, il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato alla pena di 13 anni di reclusione, a conferma della severità con cui l’accusa aveva inquadrato l’intera vicenda. La sentenza di piena assoluzione rappresenta pertanto un integrale ribaltamento dell’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura.
Determinante, ai fini dell’esito del giudizio, è stata l’intensa attività difensiva svolta dall’avvocato Agostino Cucuzza, che per l’intero corso del dibattimento ha condotto una rigorosa e puntuale verifica dell’attendibilità del quadro probatorio posto a fondamento dell’accusa. La difesa ha evidenziato, in particolare, le criticità emerse nella formazione della prova dichiarativa, le numerose incongruenze riscontrate tra le dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini preliminari e quelle rese nel contraddittorio dibattimentale, nonché l’assenza di riscontri oggettivi idonei a sorreggere contestazioni di tale gravità.
Nel corso della discussione, la difesa ha inoltre richiamato l’esito di un precedente procedimento intercorso tra le medesime parti, conclusosi con l’assoluzione dell’imputato in grado d’appello: un precedente giudiziario posto all’attenzione del Collegio quale ulteriore elemento utile alla valutazione complessiva dell’attendibilità del quadro accusatorio.
Con la sentenza pronunciata dal Tribunale di Locri, le tesi sostenute dalla difesa hanno trovato pieno e integrale accoglimento. La vicenda conferma come un’accusa di eccezionale gravità, ove non sorretta da riscontri probatori solidi, univoci e coerenti, non possa condurre a un giudizio di condanna, e ribadisce il rilievo dei principi costituzionali della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico dell’accusa, cardini imprescindibili del giusto processo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?