Quattro anni fa la finale più bella di sempre, quattro anni dopo una delle più brutte. Fa concorrenza a poche, nella storia. Ma poco importa, alla Spagna, perché 16 anni dopo è campione del mondo per la seconda volta. Il giovane batte l’anziano, Yamal batte Messi, anche se le due stelle non hanno brillato. Al MetLife Stadium di New York finisce 1-0, l’Argentina non fa il bis: tanto sole, tanto caldo, le stelle ci sono e brillano, ma prima della partita e durante l’intervallo. Sono gli artisti, i cantanti. E c’è anche un pizzico di Italia: Laura Pausini. Nei 120 minuti, succede davvero poco. Copione prevedibile: la Spagna tiene la palla, gioca e non fa giocare. Messi è isolato, non la vede, tocca pochi palloni e l’Argentina praticamente non tirerà neanche una volta in porta. Mai successo in una finale. Nonostante ciò, però, l’Albiceleste si difende e rischia poco. Ne esce fuori uno 0-0 scontato a fine primo tempo.
Ripresa? Uguale. L’Argentina è sulle gambe, sempre più stanca e si abbassa col passare dei minuti, la Spagna inizia l’assedio, crea diversi pericoli ma non sfonda. La svolta è a ridosso del 90′: fallo di Enzo Fernandez, secondo giallo e l’eroe in Qatar di quattro anni prima finisce sotto la doccia. Argentina stanca, bassissima e in 10 ai supplementari. Durerà? No. La Spagna stravolge l’attacco, eccetto Yamal, e passa con Ferran Torres, bravo col piattone a piazzare un rigore in movimento, servito da Williams. Caduto il muro dell’Argentina, che nel secondo supplementare ci prova, ma senza cambi, senza attaccanti (solo Messi) e senza forze. 2-0 annullato a Ferran Torres per fuorigioco millimetrico, ma è solo questione di tempo: la Spagna può esultare, è campione del mondo per la seconda volta. 16 anni dopo, un’altra generazione di grandi giocatori insegna al mondo come si gioca a calcio. Linea alta e tanto possesso, sì, ma soprattutto difesa blindata. Solo un gol subito in otto gare e solo un pari, all’esordio con Capo Verde.


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