Klaus Davi cacciato dalla festa degli ultras dell’Inter: “a Milano non si possono fare domande”

Il giornalista denuncia l’ostilità della Curva Nord dopo le domande su Bellocco e sulle infiltrazioni della ’Ndrangheta negli ambienti del tifo organizzato

  • Alcuni tifosi all'esterno della struttura
  • Antonio Bellocco assassinato da Andrea Beretta a settembre 2024
  • Gregorio Bellocco, 'u lupu', intervistato da Klaus Davi
  • I banchetti di merchandising della festa dell'Inter
  • Il momento dell'accerchiamento di Klaus Davi da parte degli Ultras del'Inter
  • INCHIESTA ULTRAS davi (1)
  • INCHIESTA ULTRAS davi (2)
  • INCHIESTA ULTRAS davi (3)
  • INCHIESTA ULTRAS davi (4)
  • La fanzine e il fotolibro della Curva nord
  • L'ingresso del centro sportivo Sandro Pertini di Cornaredo. Sulla sinistra il manifesto commemorativo dello storico leader socialista
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“Le domande sui Bellocco e le infiltrazioni della ‘Ndrangheta nelle curve si possono fare a Rosarno, a San Ferdinando, a Locri ma non a Milano, la metropoli ‘faro’ della libertà di espressione e della comunicazione, città nella quale – purtroppo – ci sono interi settori della vita cittadina completamente appaltati alla cultura omertosa più retriva. Di ritorno dalla Calabria, dove si era recato per intervistare diversi affiliati sulla cosca e in particolare lo storico capo Bellocco Gregorio ‘U Lupu’, Klaus Davi ha raggiunto il centro Sandro Pertini (SIC!) di Cornaredo dove domenica scorsa, 28 giugno, si è svolta la festa della Curva Nord dell’Inter per celebrare i successi ottenuti nella stagione appena terminata”. E’ quanto inviato alla stampa da Klaus Davi.

Il giornalista è entrato nel complesso sportivo ma dopo pochi minuti “è stato raggiunto e accerchiato da alcuni esponenti della tifoseria che lo hanno accompagnato ‘vigorosamente’ all’uscita della struttura, come si può vedere nel video pubblicato su YouTube e post prodotto da Massimo Saladino (https://youtu.be/KmHJJDzFYUs). “Noi i giornalisti non li vogliamo e tu racconti minchiate” è stata la secca spiegazione ai motivi dell’espulsione, oltre a una serie di parolacce: “Vai fuori dai cog*** e non rientrare”, “Fuori dal c***”, “Dici solo minch***”. “Noi con la mafia non c’entriamo, quelli bruciano i santini. Non dobbiamo spiegazioni a nessuno e se troviamo altri giornalisti li accompagniamo fuori”, hanno affermato gli ultras a Davi e poi hanno aggiunto: “Le dichiarazioni del prefetto di Milano… Se lo dice lui che siamo migliorati…”. Una volta giunti all’uscita del centro, il giornalista è stato avvisato: “Inizia a scrivere le cose come stanno, quello che diciamo nella fanzine e nel libro della curva, altrimenti metti le persone in cattiva luce. Il giornalismo è un’altra cosa, sei il peggiore di tutti”. A novembre 2025 la Prefettura di Milano veicolava un comunicato in cui si parlava di curve ‘migliorate’ grazie anche a una “gestione e vendita di biglietti nominali e alla revoca di centinaia e centinaia di abbonamenti a ultras nelle cosiddette black list”. Ma gli ambienti delle Curve restano apertamente ostili a qualsiasi forma di racconto giornalistico, continuando a concepirsi come una ‘zona franca’ esattamente come accadeva ai tempi della gestione di Antonio Bellocco, Andrea Beretta, Luca Lucci e compagnia. “In Calabria, in Sicilia e in Puglia si possono fare domande, incalzare persone e interrogare i boss veri, ma a Milano no”, mette nero su bianco Davi. Con estrema rapidità il ‘Caso curve’ è finito nel dimenticatoio, i club si sono sentiti legittimati a raccontarsi come vittime dei ‘cattivi ultras’ escludendo ogni forma di complicità e tutto è passato in cavalleria. A nessuno è venuto in mente – osserva Klaus Davi – che forse bisognava anche motivare le società calcistiche a promuovere una cultura antimafia all’interno degli stadi. Per combattere la mentalità mafiosa, scriveva qualcuno, la formazione, gli insegnanti e la cultura sono indispensabili. A Rosarno sì, a Corleone sì, a Ponticelli sì – dice Davima questa regola nella ‘Milano da bere’ non vale”.