Trasformare il Catasto Incendi di Reggio Calabria nel punto di partenza di una strategia permanente di prevenzione, capace di coinvolgere istituzioni, comunità locali, università, parchi e associazioni. È la proposta avanzata da Fabio Domenico Palumbo, esponente del movimento La Strada, di fronte ai roghi che stanno colpendo il patrimonio boschivo calabrese e di gran parte del Mezzogiorno. Al centro della riflessione c’è la necessità di cambiare l’approccio al fenomeno, investendo maggiormente nella prevenzione e riconoscendo alle comunità montane un ruolo attivo nella custodia dei boschi. Palumbo ripercorre inoltre la battaglia condotta dal movimento per l’istituzione e l’aggiornamento del Catasto Incendi del Comune di Reggio Calabria, pubblicato nel gennaio 2026 con dati relativi al periodo 2018-2024.
“Le immagini degli incendi che in queste settimane stanno devastando il patrimonio boschivo della Calabria e di gran parte del Mezzogiorno ci restituiscono ogni anno lo stesso drammatico copione: migliaia di ettari di bosco distrutti, biodiversità compromessa, comunità minacciate, uomini e donne impegnati senza sosta nello spegnimento dei roghi”. Comincia così la riflessione di Fabio Domenico Palumbo, del movimento La Strada, in merito alla situazione incendi in Calabria.
La richiesta di investire nella prevenzione
“Di fronte a questa emergenza ricorrente non basta contare i danni o ringraziare chi interviene con coraggio per spegnere le fiamme. Occorre chiedersi perché continuiamo a investire molto di più nell’emergenza che nella prevenzione. È questo il senso della battaglia che il movimento La Strada ha condotto nella precedente consiliatura per l’istituzione e l’aggiornamento del Catasto Incendi del Comune di Reggio Calabria. Una battaglia che non nasceva dall’interesse per un semplice adempimento burocratico, ma dalla convinzione che la prevenzione sia la prima e più efficace politica di tutela del territorio.
Nel 2022, durante una partecipata assemblea civica sulla scalinata di via Due Settembre, avevamo assunto pubblicamente l’impegno di chiedere al Comune di dotarsi finalmente di uno strumento previsto dalla legge ma assente da troppo tempo. Da quel momento abbiamo insistito in Consiglio comunale, nelle commissioni e nel confronto con gli uffici affinché il Catasto Incendi diventasse realtà. Nel gennaio 2026 il Catasto, aggiornato fino al periodo 2018-2024, è stato finalmente pubblicato. È un risultato importante, perché il Catasto Incendi non è un mero archivio, ma uno strumento essenziale per individuare le aree percorse dal fuoco, applicare i vincoli previsti dalla legge, impedire speculazioni e orientare le politiche di prevenzione.
La nostra battaglia per la salvaguardia del patrimonio forestale non si conclude certo con quella conquista, ma prosegue nella proposta politica del movimento. In Calabria una parte rilevante degli incendi ha origine dolosa. Per questo la risposta non può limitarsi al rafforzamento dei mezzi di spegnimento. Occorre piuttosto costruire una politica che renda economicamente, socialmente e amministrativamente più conveniente prevenire gli incendi piuttosto che intervenire quando il disastro è già avvenuto”.
Il modello del Parco nazionale dell’Aspromonte
Esistono alle nostre latitudini esperienze virtuose che indicano questa strada. Tra queste il modello elaborato e applicato da Tonino Perna e Giuseppe Bombino nel Parco Nazionale dell’Aspromonte tra il 2000 e il 2007, fondato sull’idea che la migliore difesa del patrimonio boschivo nasce dal coinvolgimento delle comunità locali nella cura quotidiana del territorio. Le montagne non si difendono soltanto con gli elicotteri o con i canadair. Si difendono mantenendole vive.
Ciò significa riconoscere alle comunità montane un ruolo attivo di custodia dei boschi, sostenere chi vive e lavora nelle aree interne, valorizzare il lavoro degli allevatori, degli agricoltori, delle guide, delle associazioni e di tutti coloro che ogni giorno presidiano il territorio. Un bosco abitato, attraversato e curato è un bosco meno vulnerabile agli incendi. Per noi questo modo di riabitare i boschi e le montagne è una delle forme politiche più profonde della restanza.
Questa visione produce anche un altro risultato fondamentale, quello di rafforzare la coesione sociale, ricostruendo quel rapporto di responsabilità e di cura tra essere umano e natura che rappresenta la migliore forma di prevenzione possibile. La tutela dell’ambiente non è soltanto una questione ecologica, ma anche civile, culturale ed economica; è un modo di rigenerare i beni comuni attraverso la cura condivisa.
Una strategia permanente per la tutela dei boschi
Per questo chiediamo che il Catasto Incendi non resti un atto amministrativo isolato, ma diventi il punto di partenza di una strategia permanente di prevenzione, capace di mettere in rete istituzioni, comunità locali, università, enti di gestione dei parchi e mondo dell’associazionismo. Ogni estate assistiamo alla stessa tragedia. Continuare a considerarla inevitabile significa aver già rinunciato a governare il processo di cura e tutela delle nostre montagne.
Ribadiamo che la vera scelta politica è cambiare paradigma: investire nella prevenzione, riconoscere le comunità come custodi del patrimonio forestale e fare della cura del territorio una priorità permanente. “Nella natura è la conservazione del mondo”: oggi più che mai facciamo nostro l’insegnamento di Thoreau”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?