Tanta gente sta aprendo gli occhi solo adesso. Il guaio, di averli tenuti chiusi, o peggio di esserseli fatti tappare per troppo tempo, è che il bagliore della luce sia accecante. E una volta recuperata la vista, a poco a poco, ci si rende conto di come i contorni della realtà siano diversi da quelli che sembravano. In tanti si stanno stupendo positivamente che un politico faccia ciò promette, che dica una cosa e la traduca in realtà.
Gallinai rimossi, sanzioni a chi sporca, nuova proprietà (degna di essere definita tale) alla Reggina. A Reggio Calabria tutto ciò è visto come un’eccezione, dovrebbe essere, invece, normalità. La stessa normalità che Francesco Cannizzaro ha invocato parlando del nuovo standard cittadino: Reggio deve diventare una città normale. Perché negli ultimi 12 anni non lo è stata, per niente. E in tanti se ne stanno accorgendo solo adesso.
Perché non può essere normale vivere fra buche e spazzatura; avere una città invasa da reti arancioni; bloccare (e poi riprendere un decennio dopo) il Museo del Mare; regalare la Reggina a un maestro di scuola elementare per ragioni di partito augurando 10 anni di Serie D; piazzare spettacoli teatrali al PalaCalafiore mentre le squadre giocano i Playoff; nominare come capo di gabinetto un soggetto indagato dalla Procura della Repubblica per aver fatto votare i morti; timbrare assunzioni a raffica prima delle elezioni comunali; non riuscire a completare un ponticello di pochi metri sul Calopinace baciandone le travi e, allo stesso tempo, fare ricorsi e barricate contro il Ponte sullo Stretto; avere dirigenti del Comune che si sentono in grado di spiegare ai giornalisti come fare giornalismo e rispondono che non fa notizia se piove dentro il PalaCalafiore o lo Scatolone da anni, perché è risaputo.
Questa è stata la normalità di Reggio Calabria, quella a cui ci hanno costretto. E chi provava a squarciare il velo di omertà, veniva tacciato come nemico: della città, della Reggina ecc. Il primo caso in cui chi denuncia i problemi è il nemico, chi li crea è l’amico. Alle grandi menti che hanno partorito certi pensieri, buoni solo per un post social, rispondiamo con il pensiero espresso da Nicola Irto, segretario Regionale del PD, durante la conferenza stampa sulla riapertura dell’inchiesta sulle navi dei veleni, nella quale ha sostenuto che denunciare i problemi di una Regione non vuol dire parlarne male o esserne nemico, ma è attività necessaria per spingere chi di dovere a risolvere quei problemi. Ad ascoltarlo c’erano, in prima fila: Versace, Marino, Malara e una folta rappresentanza del partito. Speriamo che il concetto, spiegato a voce e non da leggere su StrettoWeb, sia passato.
Come ricorderemo gli ultimi 12 anni di storia di Reggio Calabria
Guardandoci indietro viene il freddo anche con le temperature tropicali di questi giorni. Soprattutto, viene da chiedersi: ma veramente abbiamo sopportato tutto questo e per così tanto tempo? E qualcuno che tutto questo lo ha anche supportato. La storia parlerà degli ultimi 12 anni di Reggio Calabria come la pagina più buia della città. E a rileggerla in futuro, magari fra 5 anni, alla fine del mandato Cannizzaro, in cui speriamo che la città sia sullo standard di normalità auspicato, quella storia darà la giusta contezza di chi è stato e cosa è stato prima.
Già oggi, con la famosa “rinascita” ancora agli albori, la situazione sembra già ben diversa. Falcomatà, è passato dalla ribalta nazionale dello Skibidi boppy all’essere esiliato in Regione, lontano dalle considerazioni dei vertici del partito, fischiato a Reggio appena viene anche solo nominato, come accaduto nel Consiglio Comunale all’aperto.
Una sorte comune toccata a Nino Ballarino che avrà qualche banconota viola in più per asciugarsi le lacrime da coccodrillo. L’ex patron della Reggina si è volatilizzato dopo aver incassato i soldi di Lotito, dopo mesi di silenzio.
Oggi, chi ha votato Falcomatà lo rinnega; chi ha sostenuto per anni Ballarino, Praticò e compagnia è salito sul carro targato “Con Lotito risultato garantito”. E ancora non è successo niente. La giunta Cannizzaro si è messa in moto da poco e con i primi interventi basilari; Lotito si è solo presentato alla città. È bastato dare un assaggio di normalità alle persone che i vecchi ‘idoli’ sono stati dimenticati piuttosto in fretta, la narrativa di giornali amici, opinionisti da bar e vedove è crollata come il castello di carte che è sempre stato.
Il sonno della ragione genera mostri
Un celebre dipinto di Francisco Goya ha come titolo “Il sonno della ragione genera mostri”. L’idea è quella di rappresentare quanto di mostruoso possa venire fuori dall’essere umano quando smette di ragionare. La ragione da sola però non basta. Goya suggerisce che la ragione debba collaborare con l’immaginazione: senza ragione, la fantasia può produrre incubi; senza immaginazione, la ragione rischia di diventare fredda e sterile.
Nella notte più lunga e buia di Reggio Calabria, ai reggini avevano tolto la capacità di pensare a un cambiamento, di immaginare una città diversa, migliore. La gente adesso si è svegliata e ha scelto di riprendersi ciò che gli spetta, di tornare a ragionare e immaginare. Un passo alla volta. Il tempo e la storia metteranno ognuno al proprio posto.

