La Commissione parlamentare antimafia accende i riflettori sul porto di Gioia Tauro, uno dei principali scali del Mediterraneo e un’infrastruttura strategica anche sul fronte della lotta al narcotraffico internazionale. Il presidente della Commissione, Chiara Colosimo, ha guidato una delegazione in missione nell’area portuale per approfondire le attività di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali legati alla presenza della ’ndrangheta e ai traffici di sostanze stupefacenti. La visita ha avuto come obiettivo quello di verificare il funzionamento dei protocolli già attivi tra le istituzioni e le forze dell’ordine, oltre a raccogliere elementi utili per rafforzare ulteriormente il sistema di controllo e contrasto alle organizzazioni criminali. Al termine della missione, Colosimo ha indicato con chiarezza la direzione da seguire: proteggere i porti italiani dalla capacità di infiltrazione e condizionamento della criminalità organizzata.
Colosimo a Gioia Tauro: “Bisogna chiudere i porti alla ’ndrangheta”
Il presidente della Commissione antimafia ha sintetizzato il significato della missione con parole nette, sottolineando l’importanza dei protocolli stipulati con le forze dell’ordine e la possibilità di trasformare l’esperienza di Gioia Tauro in un modello applicabile anche altrove. “Abbiamo fatto il punto sui protocolli stipulati con le forze dell’ordine. Credo che possano essere esportati come modello e se si può fare ancora di più noi solleciteremo perché questo venga fatto. Bisogna chiudere i porti alla ‘ndrangheta”. Il messaggio lanciato da Chiara Colosimo ruota attorno a due priorità: consolidare ciò che è già stato costruito sul piano operativo e istituzionale e verificare se esistano ulteriori margini per rendere ancora più efficace il dispositivo di prevenzione e contrasto.
Le audizioni con i vertici delle istituzioni e delle forze dell’ordine
Nel corso della visita a Gioia Tauro, la delegazione della Commissione parlamentare antimafia ha svolto una serie di audizioni con i vertici delle principali istituzioni impegnate nella sicurezza e nel controllo dell’area portuale. Sono stati ascoltati i rappresentanti della Capitaneria di porto, dell’Autorità di sistema portuale, della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il confronto con queste strutture ha consentito alla Commissione di acquisire elementi conoscitivi sulle strategie adottate per prevenire e reprimere i fenomeni criminali che interessano lo scalo. L’attenzione si è concentrata in particolare sui sistemi di controllo, sulla cooperazione interforze e sulle modalità operative messe in campo per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata. La missione ha quindi avuto un carattere conoscitivo e istituzionale, con l’intento di comprendere da vicino quali siano i punti di forza dell’attuale sistema e quali aspetti possano eventualmente essere potenziati.
Il porto di Gioia Tauro al centro del contrasto al narcotraffico
La scelta di concentrare la missione su Gioia Tauro è legata alla rilevanza dello scalo nel Mediterraneo e alla necessità di mantenere alta l’attenzione sui traffici criminali che possono interessare un’infrastruttura di queste dimensioni. Il porto rappresenta infatti un punto strategico per la movimentazione internazionale delle merci e, proprio per questo, richiede un apparato di controllo particolarmente articolato. La lotta al narcotraffico passa anche dalla capacità di individuare i carichi sospetti, intercettare le reti logistiche criminali e impedire che le organizzazioni mafiose sfruttino i flussi commerciali per alimentare i propri affari. L’obiettivo della Commissione parlamentare antimafia è stato dunque quello di approfondire il livello di coordinamento tra i diversi soggetti presenti nello scalo e di verificare l’efficacia delle procedure attivate nel contrasto ai traffici illeciti.
Il riconoscimento al lavoro di forze di polizia e magistratura
Colosimo ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dalle forze di polizia e dalla magistratura nel porto di Gioia Tauro, sottolineando l’importanza della missione anche come occasione per riconoscere l’impegno delle istituzioni impegnate sul territorio. “Sono contenta – ha detto Colosimo – di aver organizzato questa missione, per il lavoro che viene svolto in modo straordinario sia dalle forze di polizia sia dalla magistratura sul Porto di Gioia Tauro. Su un territoriodove la ‘ndrangheta continua a fare paura, continua a fare soldi e in particolare continua a far da ponte con i cartelli della Tripla Frontera, Primeiro Comando da Capital, per portare sempre più droga nella nostra Nazione”.
I collegamenti con la Tripla Frontera e il Primeiro Comando da Capital
Nel suo intervento, la presidente della Commissione antimafia ha richiamato anche i collegamenti tra la ’ndrangheta e i cartelli della Tripla Frontera e del Primeiro Comando da Capital. Si tratta di un riferimento che evidenzia la dimensione transnazionale del narcotraffico e la capacità delle organizzazioni criminali italiane di operare all’interno di reti che superano i confini nazionali. Il porto di Gioia Tauro, in questo contesto, diventa uno snodo particolarmente delicato, perché inserito nelle principali rotte commerciali marittime e quindi esposto ai tentativi di utilizzo da parte dei trafficanti. La missione della Commissione antimafia si inserisce proprio nella necessità di rafforzare la capacità dello Stato di leggere questi fenomeni in una prospettiva internazionale, migliorando il coordinamento tra le strutture investigative e i soggetti istituzionali che operano nello scalo.


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