Gay street di Palermo: “chiesto al Comune il divieto di accesso per chi indossa il burka”

Dopo l’attentato terroristico di Berlino, la comunità della Gay street sollecita maggiori misure di sicurezza per l’area, per la comunità LGBTQ+ e per i turisti che frequentano la strada

La Gay street di Palermo chiede al Comune di vietare l’accesso alla strada alle persone che indossano il burka, motivando la richiesta con ragioni di sicurezza. La presa di posizione arriva dopo il tragico attentato terroristico avvenuto a Berlino ed è contenuta in una nota diffusa dalla stessa realtà palermitana. La richiesta viene rivolta direttamente all’amministrazione comunale, invitata ad adottare provvedimenti per aumentare la protezione della zona, della comunità LGBTQ+ di Palermo e delle migliaia di turisti gay che frequentano la Gay street.

La richiesta della Gay street al Comune di Palermo

La notizia centrale riguarda la richiesta indirizzata al Comune di Palermo affinché venga impedito l’accesso alla Gay street a chi indossa il burka. Dopo il tragico attentato terroristico a Berlino, “la Gay street di Palermo chiede al Comune di vietare l’accesso alla strada da parte di chi indossa il burka per questioni di sicurezza”. La posizione viene presentata come una misura necessaria a tutelare chi vive e frequenta la zona. Il comunicato collega direttamente la richiesta alle preoccupazioni per la sicurezza della comunità LGBTQ+ e dei visitatori. La nota non indica ulteriori dettagli sulle eventuali modalità attraverso le quali il Comune dovrebbe applicare il divieto, ma chiede un intervento immediato delle istituzioni locali.

Il tema del volto coperto e la sicurezza dei cittadini

Nel comunicato viene affrontato anche il tema delle persone che circolano con il volto coperto. La Gay street sostiene che la sicurezza collettiva debba avere la precedenza rispetto alle pratiche legate al culto religioso. E’ quanto si legge in un comunicato dalla Gay street di Palermo spiegando che la città “è piena di donne con il volto coperto: coprirsi il volto in Italia e’ vietato dalla legge, non capiamo perché alle donne musulmane questo debba essere concesso” mentre “la sicurezza dei cittadini viene prima di ogni culto religioso”. Queste affermazioni vengono riportate nella nota come motivazione della richiesta avanzata all’amministrazione comunale. Il comunicato pone quindi la questione all’interno di un più ampio dibattito sulla sicurezza degli spazi pubblici e sulla possibilità di identificare chi vi accede. La posizione espressa è attribuita interamente alla Gay street di Palermo, che chiede alle istituzioni locali di valutare misure specifiche per una zona ritenuta particolarmente esposta e vulnerabile.

L’allarme della comunità LGBTQ+ di Palermo

La nota amplia successivamente il proprio messaggio, sostenendo che la comunità LGBTQ+ sarebbe esposta ad attacchi provenienti da ambienti estremisti differenti. “Tutta la comunità Lgbtq+ – prosegue la nota – è sotto attacco da estremisti fascisti in ogni parte del mondo e ora anche da terroristi islamici. Il comune prenda subito provvedimenti per garantire la messa in sicurezza della Gay street di Palermo e di tutta la comunità Lgbtq della città e delle migliaia di turisti gay che frequentano la Gay street. Abbiamo risolto da soli con il dialogo e il confronto – si ricorda nella nota – gli atti vandalici subiti pochi giorni dopo l’inaugurazione con le bande di ragazzi del quartiere che strappavano le bandiere raimbow e offendevano i frequentatori della Gay street. Oggi quegli stessi ragazzi sono diventati i nostri piu’ grandi alleati e il miracolo si e’ verificato quando si sono presentati alla porta del Bunker club chiedendoci di regalare loro una bandiera arcobaleno per partecipare insieme a tutti noi al Gay Pride di Palermo. Ma se con i ragazzi di Palermo si può dialogare – conclude la nota – questo non e’ possibile farlo con chi pratica il fanatismo religioso islamico.
Per cui chiediamo da parte delle istituzioni locali maggiore protezione in un contesto cosi’ delicato e di grande vulnerabilità”.