Europa e burocrazia, Guarascio: “troppe regole soffocano piccole imprese, territori ed economie locali”

“Regole, solo regole. E sempre meno realtà. Il rischio è che l’economia viva dei territori venga compressa da un sistema che moltiplica divieti, procedure e controlli, senza misurare abbastanza gli effetti sulla vita concreta delle persone. Dalla terra al mare, la sensazione è che l’Europa nata anche per difendere pluralità produttiva e piccole imprese stia diventando una macchina normativa più vicina alle grandi strutture che a chi lavora ogni giorno dentro economie familiari, artigianali e locali”. È quanto dichiara Claudio Guarascio, Presidente dell’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari, aprendo una riflessione “volutamente provocatoria sul rapporto tra norme europee, politica e territori”. “Il punto – sottolinea – non è contestare legalità, sicurezza o tutela ambientale. Il nodo è la proporzione: quando una regola non distingue tra grande sistema industriale e piccola economia locale, rischia di diventare distanza sociale prima ancora che vincolo amministrativo”.

“Il tema attraversa pratiche antiche e mestieri quotidiani. La pesca locale, ad esempio, vive una progressiva riduzione degli spazi, mentre molte tradizioni familiari vengono schiacciate da procedure pensate per filiere molto più grandi. Si pensi, ad esempio, cosa è accaduto con la maialatura domestica: un rito che ha tenuto insieme famiglie e generazioni che oggi è andato perso a causa di norme, controlli e sanzioni pesantissime che indeboliscono l’identità, cambiano il rapporto tra comunità e risorse, favorendo il mercato standardizzato a discapito di ciò che per secoli è stato identità, economia e prossimità”, rimarca.

“L’Europa – si chiede il presidente dell’Associazione dei Costruttori dei due mari – vuole ancora essere casa delle economie diffuse o sta diventando il campo più agevole per chi dispone di capitali, consulenti e apparati organizzati? Troppe norme risultano sostenibili per i grandi soggetti e quasi proibitive per chi lavora in una piccola impresa. È qui che il patto europeo rischia di perdere consenso: quando la regola viene percepita come lontana, non come strumento di equilibrio”. “Il comparto nautico – ricorda ancora – vive questa tensione sulla propria pelle. Cantieri, servizi del mare e piccole imprese non chiedono scorciatoie, ma condizioni per lavorare, investire e assumere. Quando un’attività resta ferma si ferma una filiera. Ecco perché la legalità deve essere presidio di sviluppo e non una paralisi preventiva. Deve colpire chi sbaglia, non trasformare chi produce in un sospettato permanente”.

“Da qui la proposta ad aprire un confronto stabile tra istituzioni europee, nazionale e regionali con categorie produttive, non per chiedere deroghe generiche, ma per capire cosa funziona e cosa va corretto. Le regole devono essere comprensibili – dice il presidente – proporzionate e applicabili. Altrimenti non educano, non proteggono e non governano ma allontanano e sfiduciano la gente. Chi lavora non chiede assistenzialismo, ma regole chiare e costruite sulla realtà. Il tempo dei documenti calati dall’alto – conclude Guarascio – deve lasciare spazio a una politica di presenza: meno burocrazia di carta, più ascolto reale, meno divieti ciechi e più confronto con chi ogni giorno tiene in piedi l’economia viva del Paese”.