Danza come lingua universale: il gruppo “I Briganti” protagonista in Marocco | FOTO

Il gruppo "I Briganti" ambasciatore della cultura popolare italiana alla IV edizione del Kant Zaman Festival di Safi in Marocco

  • Gruppo I Briganti
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Anche quest’anno il gruppo I Briganti ha avuto l’onore di partecipare per la seconda volta al Kant Zaman Festival, organizzato dall’Associazione HistoRya nella città di Safi, in Marocco. Un festival che riunisce artisti provenienti da diversi Paesi con un obiettivo comune: favorire il dialogo tra le culture attraverso musica, danza, teatro e tradizioni popolari. Il viaggio inizia da Marrakech, accolti dall’inconfondibile energia di Jemaa el-Fnaa, con i suoi profumi, i colori, i suoni e il fascino del suo apparente caos. Il giorno successivo il gruppo arriva a Safi, splendida città affacciata sull’Oceano Atlantico, famosa per la pesca delle sardine, la tradizione della ceramica e la calorosa ospitalità della sua gente.

Il gruppo Briganti – Musiche dal Sud è stato invitato a rappresentare la tradizione musicale e coreutica del Sud Italia attraverso spettacoli e laboratori. A guidare le attività dedicate alla danza Laura Liberanome, da anni impegnata nella diffusione della pizzica e delle danze popolari del Meridione, e Agata Scopelliti, autentico punto di riferimento della danza tradizionale aspromontana.

Ogni giornata è iniziata con la tradizionale cerimonia del tè, per poi proseguire alla scoperta delle meraviglie di Safi: dalla tajine più grande del mondo fino agli antichi laboratori di ceramica, ai tessitori e agli artigiani che ancora oggi custodiscono saperi tramandati da generazioni.

Il primo laboratorio di danze del Sud Italia è stato accolto con grande partecipazione. Ancora una volta il gruppo ha avuto la conferma che la danza popolare parla una lingua universale: bastano pochi passi, uno sguardo e un sorriso perché persone provenienti da culture diverse inizino a ballare insieme.

Durante il soggiorno i Briganti hanno vissuto anche un momento particolarmente sentito da tutto il popolo marocchino: i quarti di finale dei Mondiali 2026 tra Francia e Marocco. L’intera città si è fermata davanti agli schermi per sostenere la propria nazionale. Nonostante la sconfitta, non sono mai venuti meno il calore, la disponibilità e la voglia di condividere quei momenti con i loro ospiti.

Gli spettacoli hanno portato i nostri artisti in alcuni dei luoghi più suggestivi della città. Al Castello di Safi dove l’esibizione é avvenuta all’interno del grande mercato dell’artigianato, preceduti da un intenso concerto di musica Gnawa e da una performance teatrale di artisti locali.

La musica Gnawa è una tradizione spirituale marocchina, caratterizzata da ritmi ipnotici, canti e danze che accompagnano da secoli momenti di condivisione e ritualità.

Le ‘ronde’ finali hanno coinvolto, come sempre, decine di persone, trasformando ogni spettacolo in una grande festa condivisa.

Nei giorni successivi si sono alternati sul palco gruppi marocchini, artisti spagnoli di flamenco e il nostro repertorio di musiche e danze del Sud Italia. Indimenticabile anche l’esibizione sul lungomare di Safi, al tramonto, con l’Oceano Atlantico a fare da scenografia naturale.

L’ultima serata del festival ha regalato uno dei momenti più intensi dell’intera esperienza.

Durante le musiche tradizionali marocchine il gruppo assiste a quella che sembrava una jedba, uno stato di trance tipico della tradizione spirituale Gnawa. Vedere una giovane donna completamente trasportata dal ritmo e dalla danza ci ha inevitabilmente riportati al tarantismo del Sud Italia: due culture lontane che, attraverso la musica e il movimento, raccontano il profondo legame tra ritualità, comunità ed espressione del corpo.

Questo evento ci ricorda come, pur in culture diverse, la musica possa diventare linguaggio spirituale, rito collettivo e profonda espressione dell’animo umano.

Più degli spettacoli – affermano i Briganti – porteremo con noi i ragazzi dell’Associazione HistoRya e tutta la città di Safi, che ci hanno accolti come una famiglia. Porteremo con noi le poesie condivise, i racconti di vita, le risate, il tè, la musica, la danza e quell’affetto sincero che ha trasformato un festival in un’autentica esperienza di scambio umano. Rappresentare l’Italia in un contesto come questo è stato per noi un grande onore“.