“L’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica della Calabria (Aterp) versa da anni in una profonda crisi strutturale. Centinaia di alloggi necessitano di interventi di riqualificazione, mentre l’Azienda fatica a reperire nuovi immobili in locazione per rispondere a una domanda abitativa in costante crescita. Dal 2016 l’Aterp è stata accentrata a livello regionale, in seguito a una riforma sostenuta sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. Nel caso della Calabria, questa scelta ha contribuito ad aggravare la situazione: le precedenti Aterp provinciali avevano infatti una conoscenza diretta delle esigenze dei territori, mentre oggi l’Azienda è diventata un ente sempre più orientato al rispetto dei vincoli di bilancio regionali, perdendo contatto con i reali bisogni della popolazione“. Lo dichiara il Fronte Comunista fed. Calabria in una nota stampa.
“La situazione attuale è emblematica: l’Aterp è commissariata, dispone di un organico inferiore al 50% di quello necessario e, invece di incrementare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, continua a vendere immobili senza acquisirne di nuovi. – si legge ancora nella nota – Negli ultimi decenni gli investimenti pubblici nell’edilizia popolare sono crollati in tutta Italia, a beneficio dei grandi proprietari del patrimonio immobiliare italiano, dei palazzinari e dei costruttori i quali, come conseguenza della crescente concentrazione della ricchezza e del capitale in poche mani, finiscono per accumulare sempre più patrimonio immobiliare come rendita.
In Calabria, in particolare, duemila case popolari non sono utilizzate perché fatiscenti, abbandonate o mai completate (a causa dell’abbandono delle ditte appaltatrici). Altre quindicimila sono bisognose di interventi di manutenzione straordinaria poiché circa il 60% è stato realizzato prima del 1980. Anche per questo, a gennaio 2025 risultavano inevase oltre 11 mila domande, con migliaia di calabresi che attendono da anni. In alcuni casi, notoriamente, le assegnazioni degli alloggi popolari sono state al centro di racket e controllo da parte della criminalità organizzata. In Calabria quasi un’abitazione su tre risulta non occupata o sfitta, per un totale di circa 480.000 case vuote sul territorio regionale.
Questo primato è causato certamente dallo spopolamento dei piccoli borghi ma, anche, dall’alto numero di seconde o terze case nelle località costiere e montane. A questa situazione si aggiungono gli effetti del turismo intensivo, con il moltiplicarsi degli sfratti finalizzati a trasformare appartamenti in case vacanze o B&B e con rialzi dei canoni d’affitto mensili da record in Calabria. Questa Regione, infatti, ad aprile 2026 ha detenuto il primato negli aumenti degli affitti, con un +4,1%, con una forte tendenza alla gentrificazione specialmente nei comuni turistici.
Un esempio paradigmatico di come la questione del diritto alla casa sta venendo affrontata in Regione si vede a Lamezia Terme, dove le politiche classiste che abbiamo citato stanno facendo scoppiare l’ennesima guerra tra poveri. Decine di famiglie stanno venendo buttate fuori casa per dare spazio a coloro che hanno la precedenza in graduatoria, per la perversa logica secondo la quale un tetto a chi ne ha diritto può essere trovato togliendolo a chi ne ha ugualmente bisogno.
Paradigmatica la storia di Marco S., prossima vittima di questa logica. Si tratta di un operaio di 50 anni che lavora a chiamata, senza un contratto e senza alcuna forma di sussidio. Vittima del ricatto occupazionale, è stato preda anche di chi gli ha “concesso” in affitto un appartamento come fosse una casa privata, senza far sapere che in realtà fosse una casa popolare. Paradossalmente, in quanto persona abusiva, per l’Aterp non sarà più in possesso dei requisiti, mentre il caro affitti gli impedisce di trovare un’altra sistemazione. La Regione Calabria, infatti, da qualche anno ha fermato il percorso delle sanatorie per colpire le occupazioni (che avvengono spesso per necessità, come in questo caso).
“Questo quadro si intreccia anche con la complessa questione Rom. Molte famiglie Rom, infatti, si trovano in graduatoria Aterp, spesso in testa, per motivi legittimi: le graduatorie danno priorità a famiglie con maggior numero di figli, con persone malate a carico, con redditi bassi. Questo ha dato avvio a prevedibili polemiche circa il “privilegio” che sarebbe dato a famiglie non italiane. Polemiche pretestuose, non solo perché la comunità Rom vive in Calabria dal XVI secolo ma, soprattutto, perché esiste l’effettivo problema di superare la sistemazione dei ghetti (a Lamezia Terme ne esistono diversi, come per esempio quello di Scordovillo o di Ciampa di Cavallo), dove da decenni vive marginalizzata questa popolazione.
La soluzione del superamento dei ghetti, peraltro, ha dovuto essere letteralmente conquistata: il primo progetto della Regione Calabria per dare uno sbocco al problema dei campi Rom era stato quello di utilizzare fondi europei costruire un nuovo ghetto con 120 alloggi popolari (finanziati con 28 milioni di euro), legittimando definitivamente la ghettizzazione. Questa cosa è stata evitata soltanto grazie all’intervento del comitato Stop Ghetti, dopo il quale è stata pianificata, invece, un’equa dislocazione abitativa o “housing diffuso” attraverso il recupero di alloggi di edilizia popolare esistenti e/o gli acquisti di nuovi alloggi (che, però, faticano a partire).
Nessun privilegio è dato ad alcuna etnia, anzi. Piuttosto, una classe (quella dei capitalisti) toglie diritti a un’altra (quella dei lavoratori e dei proletari). Il problema è, invece, l’allarmante scarsità di alloggi popolari disponibili per tutti, elemento che rende necessario buttare letteralmente in strada altri lavoratori poveri che non possono permettersi un nuovo alloggio. In Italia e, in particolare, in Calabria, esiste una evidente contraddizione tra la disponibilità materiale di abitazioni per tutti e tutte e la proprietà capitalistica che finisce per negarla.
Chi “ruba la casa” agli abitanti non è una particolare etnia, è il capitale, italiano o straniero che sia. In questa cornice, il Fronte Comunista rivendica un vero piano di edilizia popolare, utilizzando le risorse che oggi sono spese per obiettivi che favoriscono soltanto gli interessi di chi possiede capitale, come le spese militari, le agevolazioni alle imprese, gli stanziamenti per le grandi opere inutili.
È necessaria la confisca di una buona fetta delle case sfitte allo scopo di tamponare l’emergenza abitativa della nostra regione. Rivendichiamo, inoltre, un controllo del prezzo delle case e degli affitti, che sia compatibile con le esigenze della classe operaia, la quale non può essere sacrificata sull’altare dei profitti dell’imprenditoria immobiliare e turistica“, conclude il Fronte Comunista fed. Calabria.


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