La maggioranza degli intervistati ritiene che il Governo non stia facendo abbastanza per frenare il caro benzina. È il dato principale del sondaggio pubblicato da Termometro Politico, nel quale il 67,1% esprime una valutazione negativa sull’azione dell’esecutivo davanti all’aumento dei prezzi dei carburanti. La posizione più critica raccoglie da sola il 47,9% delle risposte. Quasi un intervistato su due sostiene che il Governo appaia in gran parte indifferente alla situazione di sofferenza e precarietà degli italiani provocata dall’incremento dei prezzi. Un ulteriore 19,2% giudica insufficienti le misure, ma riconosce che le responsabilità della situazione sarebbero esterne al Governo italiano. Sul fronte opposto, il 31,6% valuta invece positivamente l’operato dell’esecutivo, pur con motivazioni e sfumature differenti.
Caro benzina, il 67,1% considera insufficiente l’azione del Governo
Sommando le due risposte negative, il giudizio critico sull’azione del Governo contro il caro benzina raggiunge il 67,1%. Il dato comprende il 47,9% di chi attribuisce all’esecutivo un atteggiamento di sostanziale indifferenza e il 19,2% di chi ritiene insufficienti gli interventi, pur riconoscendo che le cause principali dell’aumento dei prezzi sarebbero esterne al Governo italiano. La maggioranza del campione, dunque, non considera adeguata la risposta pubblica all’incremento del costo dei carburanti. Le differenze emergono soprattutto nel giudizio sulle responsabilità: una parte concentra la critica direttamente sull’esecutivo, mentre un’altra distingue tra insufficienza delle misure e origine esterna del problema.
Il 47,9% parla di indifferenza verso le difficoltà degli italiani
La risposta più scelta nel sondaggio è: “No, il Governo sembra in gran parte indifferente alla situazione di sofferenza e precarietà degli italiani di fronte all’aumento dei prezzi”. Questa posizione raccoglie il 47,9% e rappresenta il giudizio più severo tra quelli proposti. Il dato non misura soltanto l’insoddisfazione per l’efficacia delle misure, ma anche la percezione dell’atteggiamento dell’esecutivo nei confronti delle conseguenze sociali del caro carburanti. Secondo quasi metà degli intervistati, quindi, la risposta del Governo non sarebbe semplicemente insufficiente sul piano tecnico, ma apparirebbe distante dalle difficoltà quotidiane incontrate da cittadini e famiglie.
Il 19,2% boccia le misure ma assolve il Governo sulle cause
Una valutazione più articolata è quella espressa dal 19,2% del campione. La risposta proposta nel grafico è: “No, non è abbastanza, ma dobbiamo dire che la responsabilità è esterna al governo italiano”. Gli intervistati che scelgono questa opzione ritengono dunque che le iniziative adottate non siano sufficienti, ma non attribuiscono all’esecutivo la responsabilità primaria dell’aumento del prezzo della benzina. Questa fascia distingue tra le origini del problema e la capacità delle istituzioni di attenuarne le conseguenze. Il Governo non viene considerato responsabile della situazione, ma resta comunque giudicato poco efficace nella gestione dell’emergenza.
Il 31,6% promuove l’azione dell’esecutivo
Le risposte favorevoli raggiungono complessivamente il 31,6%. Il dato deriva dalla somma del 26,2% di chi ritiene che il Governo stia agendo nei limiti del possibile e del 5,4% di chi concorda con le misure, ma le vorrebbe maggiormente rivolte alle fasce più povere. L’area positiva resta inferiore di 35,5 punti percentuali rispetto al complesso delle valutazioni negative. Anche tra chi promuove l’azione dell’esecutivo emergono però sensibilità diverse. La maggior parte considera adeguata la risposta date le circostanze, mentre una quota più contenuta chiede interventi maggiormente selettivi.
Il 26,2% ritiene che il Governo stia facendo il possibile
La seconda risposta più scelta nell’intera rilevazione raccoglie il 26,2%. Gli intervistati esprimono la seguente posizione: “Sì, nonostante la situazione non dipenda dal Governo, sta agendo nei limiti del possibile”. Questa valutazione riconosce all’esecutivo un’azione adeguata alle possibilità disponibili e attribuisce l’origine del caro benzina a fattori non dipendenti dalle decisioni del Governo. Per oltre un quarto del campione, quindi, l’esecutivo starebbe adottando misure compatibili con i margini di intervento esistenti. Il giudizio positivo è accompagnato da una lettura esterna delle cause, simile a quella espressa da una parte degli intervistati critici. La differenza riguarda la valutazione dell’efficacia: per il 26,2% il Governo starebbe facendo abbastanza, mentre per il 19,2% la risposta resterebbe insufficiente.
Il 5,4% chiede misure più mirate ai cittadini più poveri
Il 5,4% degli intervistati concorda con le iniziative adottate, ma vorrebbe che fossero rivolte soprattutto alle fasce economicamente più fragili. La risposta indicata nel sondaggio è: “Sì, concordo con le misure, ma preferirei fossero maggiormente mirate ai più poveri”. Si tratta di una valutazione favorevole, accompagnata però dalla richiesta di modificare i criteri di distribuzione degli aiuti. Questa quota suggerisce l’esistenza di un consenso condizionato: le misure vengono ritenute condivisibili, ma non ancora sufficientemente selettive sul piano sociale.
Solo l’1,3% non esprime un’opinione
La percentuale di chi sceglie “Non so/non intendo rispondere” è pari all’1,3%. Il dato segnala che la quasi totalità degli intervistati ha maturato una posizione definita sul tema. Il 98,7% del campione esprime infatti un giudizio positivo o negativo sull’azione del Governo. La bassa quota di indecisi mostra quanto il tema del costo dei carburanti sia percepito come concreto e vicino alla vita quotidiana. Il caro benzina incide direttamente sugli spostamenti, sui costi familiari e sulle attività economiche, rendendo la questione particolarmente sensibile per l’opinione pubblica.
Il divario tra promossi e bocciati supera i 35 punti
La differenza tra valutazioni positive e negative è molto ampia. Il 67,1% considera insufficiente l’azione del Governo, mentre il 31,6% la giudica adeguata o comunque condivisibile. Il divario è pari a 35,5 punti percentuali. La distanza mostra una prevalenza netta della critica, anche se le ragioni indicate dagli intervistati non sono uniformi. Una parte accusa direttamente l’esecutivo di indifferenza. Un’altra riconosce invece la presenza di responsabilità esterne, ma chiede comunque una risposta più incisiva. Sul fronte favorevole, prevale la convinzione che il Governo stia agendo nei limiti delle proprie possibilità.
Responsabilità esterne e risposta politica: il nodo del sondaggio
Uno degli aspetti più interessanti della rilevazione riguarda il rapporto tra le cause dell’aumento e il giudizio sull’azione pubblica. Il 26,2% ritiene che la situazione non dipenda dal Governo e che l’esecutivo stia facendo il possibile. Il 19,2% condivide l’idea di responsabilità esterne, ma considera insufficienti gli interventi. Complessivamente, il 45,4% degli intervistati attribuisce esplicitamente le cause del problema a fattori esterni al Governo, pur dividendosi sull’efficacia delle misure adottate. Questo elemento mostra che il giudizio politico non coincide necessariamente con l’attribuzione delle responsabilità. Anche chi assolve l’esecutivo sulle origini del rincaro può criticarlo per la gestione delle conseguenze.
Il caro carburanti e il peso sulle famiglie
La risposta più critica richiama direttamente la situazione di “sofferenza e precarietà” degli italiani davanti all’aumento dei prezzi. Il sondaggio non fornisce dati sui prezzi effettivi, sull’entità dei rincari o sulle misure adottate dall’esecutivo. Registra esclusivamente le opinioni degli intervistati sulla capacità del Governo di affrontare il problema. Il risultato restituisce tuttavia una percezione diffusa di inadeguatezza della risposta pubblica. Per una larga maggioranza del campione, gli interventi non sarebbero sufficienti a contrastare l’impatto del caro benzina sui cittadini. La richiesta di misure mirate ai più poveri, pur scelta soltanto dal 5,4%, introduce inoltre il tema della distribuzione sociale degli aiuti e della necessità di proteggere chi dispone di minori risorse.
Il metodo della rilevazione di Termometro Politico
Secondo quanto riportato nel grafico, il sondaggio è stato realizzato da Termometro Politico con metodo CAWI. Le interviste sono state 2.400 e sono state raccolte tra il 28 e il 30 luglio 2026. Il metodo CAWI prevede la compilazione del questionario attraverso strumenti online.



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